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E’ incredibile come la natura riesca ogni volta a sorprendere l’uomo. Ancora più incredibile è come l’uomo si lasci sorprendere dalla natura; poco importa se si tratti di un meteorite che cadendo causi l’estinzione di un’intera specie, o se si tratti di una pestilenza che decima un continente, o di uno tsunami che torni dopo due anni di distanza nella stessa zona per distruggere l’unica isola che aveva precedentemente risparmiato, l’uomo sarà sempre solo di fronte la forza dirompente della natura.

Nel 1816 una fregata francese, la Medusa, viene inabissata al largo delle coste africane, i pochi sopravissuti costruiscono una zattera nel disperato quanto vano tentativo di aver salva la vita. Col passare delle ore, alcuni di essi cadono, altri cercano con tutte le loro forze di toccare terra: più la situazione sarà drammatica, più emergerà l’istinto di autoconservazione. Sulla linea dell’orizzonte, si vede già una nave che potrebbe garantire loro la salvezza; dall’altra parte, però, la natura ha deciso di manifestare tutta la propria grandezza: le nubi cupe e minacciose promettono l’arrivo di un temporale, mentre le onde di arrivare prima dei soccorsi.

Ogni volta che accadono fatti del genere i discorsi che si fanno sono sempre gli stessi: dalla volontà di qualche dio di punire le malvagità degli uomini, all’incapacità degli uomini di costruire abitazioni in luoghi adatti, alla superbia di poter costruire (o ditruggere) a nostra preferenza; il tutto senza preoccuparsi delle inevitabili conseguenze a danno dei meno agiati.

Ma non sarebbe ora di crescere un po’?

THÉODORE GÉRICAULT: La zattera della Medusa, ca 1819, olio su tela, 491×716 cm, Parigi, Museo del Louvre 

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