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L’altro giorno ho seguito l’ennesima replica della fu RaiFutura; nel format dall’originalissimo titolo “Con-fronti”, Giorgio Montefoschi moderava una discussione con i giovani dal tema “la Bibbia”, in particolare, ci si chiedeva come mai Dio avesse deliberatamente messo il serpente nel Paradiso Terrestre, Lui che è l’Onniscente per definizione, avrebbe dovuto sapere come sarebbe andata a finire.

Allora, io ho pensato che Lui ha messo il serpente per avere una scusa per consegnare all’uomo il mondo, per permettergli di essere il dominatore delle altre specie.
Dopo la cacciata dall’Eden, l’uomo cosa fa? Inizia a mettere in moto il cervello, ad ingegnarsi pur di sopravvivere, costruisce utensili, addomestica animali, lavora la terra, erige abitazioni, plasma la natura a proprio piacimento, scopre il ferro, inventa il rame, cerca rimedi contro le malattie, soluzioni per rendere la propria vita meno dolorosa e più lunga, si mette a studiare, prova a trovare risposte a quesiti che dificilmente si sarebbe posto altrimenti.

Insomma, il serpente dona un grande regalo all’uomo, la conoscenza; il serpente e la donna, sia ben chiaro, perché quel vigliacco di Adamo si è ben guardato dall’avvicinarsi all’albero e, quando ne avuto l’occasione, ha addossato le sue responsabilità ad Eva.

Qualcosa di simile alla rivalutazione di Giuda che si sta facendo in questi anni.

E’ solo una pensata la mia, eh. Forse è semplicemente come cercava timidamente di spiegare una ragazza, prontamente fermata da Montefoschi: il serpente è il trickster che permette l’evoluzione del racconto narrativo, il motore della rottura dell’equilibrio iniziale che fa sì che la storia prosegua e - aggiungo io - è stato scelto proprio il serpente e non il paguro perché nella zona mesopotamica è più facile trovare serpenti piuttosto che paguri.

Forse, eh.

4 Commenti

  1. La tua è una lettura molto efficace dell’episodio biblico della mela; pensa che Nietzsche un giorno scrisse: “E Dio, il settimo giorno, si riposò e, sottoforma di serpente, si sdraiò sotto il melo per contemplare ciò che di meraviglioso aveva fatto…” Possiamo concluderne che Dio stesso abbia fortemente voluto quella “liberazione”, da cui nasce poi il “sono condannato ad essere libero” di Sartre. La libertà, per l’uomo, non è una scelta, ma un’inevitabilità… E, che fosse Dio o meno, dobbiamo ringraziare il serpente, perchè senza di lui ora saremmo tutti schivai della perfezione e del Paradiso Terrestre…
    mi scuso per la forse troppo lunga risposta, ma il post meritava…un saluto!!

  2. Ehm…era “schiavi”, sopra… :)

  3. No problem.
    Probabilmente avevo letto quelle frasi tempo fa e dimenticate in un cantuccio della memoria fino all’altro giorno, “non c’è più nulla da inventare, tutto è stato già inventato”, dicono.

  4. No, non credo sia così… C’è ancora molto da inventare, e ancora di più da capire… :)

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