(Spoiler - anche se penso di essere uno dei pochi ad essersi avvicinato ad H.P. solo ora)
Ho letto i primi due capitoli della saga.
Dal primo sono stato piacevolmente travolto, dal secondo inevitabilmente deluso.
Harry Potter e la Pietra Filosofale racchiude in sé diversi generi: è un romanzo di formazione di un bambino che si avvicina all’adolescenza attraverso diverse prove da superare; è un giallo e, come tale, riesce a spostare l’attenzione dal reale colpevole al presunto; è un fantasy con maghi, orchi, streghe ed incantesimi; è una fiaba con tanto di morale (”non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere”); è una parabola della vita.
La caratteristica principale del giallo è quella di disseminare indizi nell’arco delle pagine, magari anche indizi minimi, ma che, arrivati in fondo, facciano pensare al lettore, “cavoli, era sotto i miei occhi e non me ne sono accorto!” e, al tempo stesso, incolpare un altro personaggio che, si scoprirà, assolutamente estraneo alle vicende. Agatha Christie lo fa continuamente: l’investigatore di turno ha un ventaglio di probabili assassini sul quale concentra le proprie attenzioni, tutti con un movente più che convincente; tutti innocenti, l’omicida è un altro, infatti. L’unico sul quale non sono caduti i sospetti dell’investigatore, almeno non inizialmente, e, con i suoi, quelli di noi lettori, si rivela un dispensatore di morte a sangue freddo. E non te la puoi prendere con l’autrice ché lei non poteva mettere un cartello “leggi qui con attenzione ché ti sto facendo capire chi è il colpevole”, perché il suo compito è proprio il contrario, semmai, farti passare per inosservato qualcosa che dovrebbe richiamare la tua attenzione.
In Harry Potter, ci sono molti indizi che dovrebbero palesare la colpevolezza di Raptor: dal maleficio durante la partita di Quidditch, interrotto casualmente da Hermione che va a scontrarsi con il professore nel tentativo di fermare Piton; ai battibecchi tra i due insegnanti, lasciati volutamente ambigui. E il facile capro espiatorio diventa il professor Piton perché, diciamocelo, cosa c’è di più liberatorio che ritenere colpevole proprio la persona che detestiamo e che dimostra di provare gli stessi sentimenti nei nostri confronti?
Accattivante è anche la scelta di un undicenne come protagonista, un bambino che, come ogni favola che si rispetti, è un orfano cresciuto dagli zii all’interno di un ambiente al quale sente di non appartenere e che scoprirà non solo di essere un mago, ma anche uno dei più potenti, l’unico, insieme a Silente, in grado di fermare il più grande stregone dedito alle Arti Oscuri. Harry è anche un monello che non si tira indietro quando si tratta d’infrangere le regole della scuola di magia, nonostante un vago senso di colpa lo attanagli e nonostante i fatti gli daranno ragione.
Ho sentito persone dire che il film è la rappresentazione sullo schermo della magia del libro ed ora mi chiedo quale romanzo avessero letto all’epoca. Il film prende le mosse dalle pagine della Rowling, è vero, ma le differenze sono molte e molte anche le imprecisioni. Da quelle minime (il boa constrictor che Harry libera allo zoo nel libro si dirige verso il Brasile, nel film in Birmania) ad interi episodi modificati radicalmente. Nel film viene tagliata completamente la prova di logica che supera Hermione e che permette ad Harry di trovarsi faccia a faccia con Raptor/Voldermort, tant’è che, quando Silente assegnerà dei punti al Grifondoro per le gesta della ragazza, non si capisce bene quali siano le gesta in questione. La vicenda del drago allevato da Hagrid viene stravolta, mancano gli amici di Charlie Weasley che recuperano Norberto in cima ad una torre di Hogwarts, durante la discesa dalla quale, Harry e Ron vengono scoperti dalla McGranitt e puniti. Nel libro, inoltre, Hagrid rivela ad Harry le sue origini fin dal loro primo incontro.
Nel romanzo, s’insiste molto anche sul disprezzo di Malfoy nei confronti di Ron, disprezzo causato dall’umile famiglia di provenienza di Ron, con due genitori che non possono permettersi di spendere troppi soldi per comprare tutti gli anni libri nuovi ai sette figli, figli costretti anche a passarsi i vestiti. Anche nel secondo libro questo aspetto emerge spesso, c’è addirittura un intero capitolo, quello dedicato alla libreria Il Ghirigoro, nel quale la differenza sociale tra le famiglie Weasley e Malfoy risulta più che palese.
Il secondo romanzo, Harry Potter e la Camera dei Segreti, si diceva, è una completa delusione.
Innanzitutto, la struttura dei due libri è più che simile. In entrambi, c’è una prima parte dedicata alla vita dei Babbani e, in particolare, alle condizioni nelle quali Harry è costretto a vivere; c’è una parte ambientata a Dragon Alley, poi il binario nove e tre quarti, l’arrivo a scuola, la selezione del Cappello Parlante, Halloween, due partite di Quidditch, lo stesso astio di Piton verso Harry e viceversa. Nel primo, spetta ad Hagrid il ruolo del sempliciotto che si lascia scappare delle parole di troppo che, seppur accidentalmente, spingeranno Harry ed i suoi amici verso la soluzione del caso; nel secondo, lo stesso ruolo è affidato a Dobby. In entrambi i sospetti cadono su innocenti, anche se nel secondo s’insinuano dei dubbi verso lo stesso Harry. In entrambi, non dimentichiamolo, il colpevole è lo stesso.
Gli indizi di cui sopra sono al minimo sindacale - la faccia preoccupata di Ginny quando scopre che Harry possiede il diario di Riddle.
In entrambi, però, è presente un incontro tra Harry ed un suo professore prima dell’inizio della scuola, con Raptor nel primo e con Allock nel secondo, episodio, quest’ultimo, che mi aveva erroneamente fatto credere che Allock fosse il nemico, cosa che ho ritenuto plausibile fino agli ultimi capitoli.
Domani prenderò il terzo libro della saga, ma, se dovesse essere troppo simile ai precedenti, credo che la mia liaison col maghetto finirà qui.


4 Commenti
Dai, però devi ammettere che si leggono che è un piacere!
Sono d’accordo con te quando dici che i film non rendono assolutamente l’atmosfera dei libri. Mancano un sacco di preziosi dettagli. A parte che io preferisco sempre (in generale) il libro ad un eventuale film ma questo è un’altro discorso! Comunque sappi che il III non è un granchè, ma il IV merita di essere letto! 
Sì, non ho problemi a dire che i libri sono molto scorrevoli, pieni di suspense ed accattivanti. La mia critica si riferiva soprattutto al secondo, fin troppo simile al precedente. Del terzo, i primi capitoli non mi sembrano poi così malvagi, vedremo…
A differenza dei film, nei romanzi puoi usare di più la fantasia e l’immaginazione ed è questo a renderli “speciali” in molti casi; allo stesso modo, prendi (alcuni) film di Kubrick, puoi davvero dire che i libri da cui sono tratti siano più affascinanti?
Ti dò ragione, certi registi hanno un talento ed una tale genialità da superare perfino l’immaginazione degli stessi scrittori!
allora, non so da dove cominciare per dirti che sulla maggior parte delle cose hai torto. è vero che i film non sono assolutamente all’altezza dei libri ma il secondo non è assolutamente come il primo. tu li confronti spesso con i gialli, ma Harry Potter NON è un giallo. è un fantasy che secondo me pochi riusciranno ad eguagliare. te lo dice una che ha letto l’intera saga e si è voluta impersonare con il nome di un personaggio del 5° libro, Tonks.secondo me non puoi criticare una saga se non hai letto nemmeno la metà dei libri, e se vuoi un giallo ti consiglio “10 piccoli indiani” di Agatha Christie ma non pretendere di continuare a leggere i libri della Rowling con la speranza di confrontarli con quelli della Christie. Altrimenti ti deluderai sempre di più perchè sono sempre meno gialli e sepre più fantasy, ma ti consiglio di leggerli tutti perchè io non ho letto saga più bella in tutta la mia vita.
Tonks
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