Ci sono alcune cose riguardo la rete che sono fuori dalla mia comprensione e che, credo, neanche un’anima pia disposta a spiegarmele riuscirebbe a mettermele in testa.
Una di queste è il funzionamento di Google. O meglio, il modo in base al quale Google decide di stilare la graduatoria dei link. Esempio, se cerco Alba Parietti (che, ultimamente, si è trasformata nella mia password preferita e predefinita, per inciso), perché mi appare prima la pagina di Wikipedia che il sito ufficiale? Quale logica segreta determina il predominio della Wiki sull’ufficialità? Allo stesso modo, se cerco delle immagini sul senso di colpa, perché fa la sua comparsa un lemure? Durante biologia non ero molto attento, ma non mi risulta che l’animale dal buffo naso sia famoso per il suo proverbiale timore di dio, no?
Altra questione sono i termini di ricerca di un blog. Da un paio di mesi, chi arriva qui sta cercando informazioni sulla Muraglia Cinese. All’inizio pensavo che qualche profesoressa avesse commissionato un tema sull’argomento, col tempo mi sono accorto che il numero dei visitatori cinacuriosi non diminuiva, anzi. Non solo è aumentato, ma in alcuni giorni è l’unico referente presente. Il problema è che io scrissi un post proprio un anno fa che aveva sì come argomento i cinesi, era sì presente un’immagine della Muraglia, ma era costituito dalla bellezza di tredici parole. Tre di ci. Il mio ego è sottoterra.
Infine, c’è la questione Twitter. Negli ultimi 15 giorni si sono iscritti agli aggiornamenti del mio profilo ben sei persone (lo so, mi arriva una mail ogni volta che). Per qualcuno potrebbe sembrare un numero irrilevante, per me è esagerato ed incomprensibile, dal momento che, dal giorno della sua creazione, il 9 dicembre 2006, ad oggi, ho inserito due, e dico due, commenti. Come dire, è morto, caput, abbandonato a se stesso nei meandri dei server della California. Allora, cara lettrice e cari lettori, ma che cazzo vi leggete?


2 Commenti
è stata una dura giornata, eh?
Pessima.