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Archivi Categorie: Buone maniere

Soccorso Civile

Mi associo ai tanti che stanno segnalando l’iniziativa.

Una struttura pubblica ti ha negato la prescrizione della pillola del giorno dopo?
Se sei a Roma o a Milano, puoi ricevere assistenza immediata chiamando i numeri di Soccorso Civile ed ottenendo subito la ricetta.
A Roma puoi chiamare il numero 333 9856046 tutti i giorni feriali dalle 09:00 alle 19:00, e non stop dalle 09:00 del sabato mattina fino alle 09:00 del lunedì mattina.
A Milano puoi chiamare il numero 345 5011223 non stop dalle 18:00 del venerdì pomeriggio fino alle 08:00 del lunedì mattina.
Oltre alla ricetta, riceverai tutta l’assistenza necessaria per denunciare i medici e le strutture che ti hanno negato un tuo diritto.
Se sei un medico e vuoi attivarti nella tua città, manda una mail a soccorsocivile@lucacoscioni.it.

In un post di Alessandro ci sono le indicazioni per diffondere queste informazioni sul proprio blog, perché dubito che a Fede venga voglia di parlarne in una delle sue dirette.

“Alla Carrà danno quattro mazzi di fiori - ché è uno spreco perché è uno spreco - poi, dopo neanche un minuto, t’invitano ad adottare un bimbo a distanza“.

Mia madre, in commento alla puntata di ieri sera di Che tempo che fa.

Presente quella puntata in cui Samantha riempe le strade del vicinato di volantini con l’immagine di Richard l’Iscariota tra le scritte “Cheater!” e “Liar!!!”? La ragazza è andata un pochino oltre, sulle “strade del villaggio globale”, ma, immagino, che sia tolta non poche soddisfazioni.

Succede che uno apre un blog, quasi non sapendo cosa sia un blog. Ne aveva letto soltanto uno di una giovane conduttrice che seguiva sporadicamente (non conosceva nemmeno l’esistenza dei feed reader, all’epoca) ed aveva sentito parlare di quello del profeta genovese, ma, così, a livello popolare ché a lui i santoni che mostrano la via non erano mai interessati. Poi apre il blog, appunto, senza sapere neanche cosa aspettarsi esattamente. Qua aveva scritto, alcuni mesi dopo:

(…)Se noi accendiamo la tv, se ci sintonizziamo su un’emittente radiofonica, se leggiamo un articolo da un quotidiano, in tutti questi casi siamo trattati come delle spugne la cui unica funzionalità è quella di assorbire tutte le informazioni che “altri” ci inviano.
Con internet è diverso. Innanzitutto perché chiunque ha la possibilità di aprire un proprio sito personale (la rete, in questo, è molto democratica o, se preferite, lasciva), non ci sono reali differenze di razza, religione, sesso e quant’altro; ma, soprattutto, chiunque ha la possibilità di esprimersi.(…)

Sostanzialmente lo crede ancora, ma è anche consapevole del fatto che la rete sia un posto di nicchia, visto dai più come un luogo per adescare bambini o per truffare il prossimo, un posto dove non esiste privacy e dove i ragazzini possono mettere le loro angherie scolastiche sotto i riflettori. Ma internet permette anche la possibilità d’incontrare e leggere di persone interessanti, dei loro pensieri e dei loro spunti.

Il tutto per dire che, nell’ultimo anno, tre mesi e quattordici giorni, oltre ad aver scoperto l’uso degli aggregatori, ad essermi appasionato alle vicende di alcuni blogger (e bloggeuse), ad essere rimasto deluso da altri, litigato con altri ed ammirato altri ancora, ora è giunto il momento di una pausa.

Il mio trasferimento nella capitale è imminente, ormai, e, con esso, non avendo un computer portatile, va in standby anche “Piove con il sole”. Certo, a Roma ci sono internet point ogni due metri, ma non sarebbe la stessa cosa, preferisco congelare il tutto per un po’.

Poi, magari, mi prende la nostalgia tutta in un colpo e decido di spendere i due euro che mi ritrovo in un notebook ché sarebbe anche ora. Vedremo. Intanto ho messo in rete tutto quello che potrebbe tornarmi utile nei momenti di nostalgia. Statemi bene, take care.

(in effetti, potrei prendere in considerazione l’ipotesi di subaffittare il blog per un breve periodo, naaa…)

Un’ulitma cosa: sì, l’immagine dell’header, qualcosa di rosso, è il mio personale quanto minimo contributo alla causa della Birmania.

Le regole di pronunzia della lingua francese sono poche ma ben definite (queste sono solo alcune per evitare di risultare ridicoli in questo determinato momento storico):

  • salvo eccezioni, l’accento cade sempre sull’ultima sillaba (Nicolà)
  • la “esse” in finale di parola non viene letta (Nicolà, non Nicolàs e men che meno Nìcolas)
  • il dittongo “oi” si pronuncia “uà” (vualà); idem per “oy”, ma, se segue una vocale, si aggiunge un suono simile al nostro gruppo consonantico “gl” (Ruagliàl)
  • “ou” è l’equivalente della nostra “u” (la loro “u” è più stretta, a culo di gallina, direbbero gli esperti)
  • la “a” rimane “a” (Bairù)

Mi piace molto il fatto di doversi iscrivere per andare a votare. Implica che gli elettori siano realmente interessati ad esprimere le proprie preferenze, in quanto sono obbligati a darsi da fare per esercitare il loro diritto/dovere ed a muoversi (fisicamente e non) per concretizzare le scelte personali. In questo modo, le sorti politiche del proprio Paese sono delegate da chi ha un minimo di cognizione di causa; il potere decisionale degli incerti dell’ultimo minuto, quelli che scelgono a chi assegnare il proprio voto direttamente nella cabina del seggio, viene drasticamente ridotto ed i qualunquisti - quelli “non funziona mai niente quindi non vedo perché votare ché sono tutti uguali” - possono continuare a rimanere tranquillamente tali.

Le Interviste Barbariche a Corrado Augias ed a Barbara Pollastrini mi hanno fatto pensare molto al rapporto tra l’istituzione statale e quella ecclesiastica.
In un periodo storico nel quale la Chiesa cerca di imporre un massiccio controllo sulle coscienze dei cittadini e, soprattutto, dei parlamentari dello Stato Italiano, quest’ultimo - credo - dovrebbe dare un segnale forte della propria autonomia ed indipendenza dall’autorità di Sacra Romana Chiesa.

Se, da un lato, l’ennesima presa di posizione da parte del neopresidente della CEI Bagnasco nei confronti di un completo rifiuto di qualsiasi legislazione che permettesse un eventuale riconoscimento delle coppie di fatto, si colloca sulla stessa linea del suo predecessore (all’insegna di un gioco delle parti in base al quale chiunque sa esattamente cosa aspettarsi e da chi), dall’altro, getta nel dubbio alcuni esponenti politici cattolici che si stanno battendo affinché i Dico si trasformino in un dato di fatto. Per una - almeno in apparenza - serena Bindi, che in passato ha avuto paura di “dannarsi l’anima” proprio a causa del ddl di cui è cofirmataria con la Pollastrini, c’è un irruente Di Pietro, che ha palesato il conflitto che sta vivendo in queste settimane. Ospite della trasmissione “Omnibus” lo scorso 30 marzo, il Ministro si è detto combattuto ed incapace di riconoscere nell’attuale Chiesa i valori di amore e di compassione che, da sempre, l’hanno contraddistinta. Essere chiamati a salvaguardare gli interessi di tutta una collettività, minoranze comprese, e, contemporaneamente, dover sottostare ai dettami di un clero che invita i politici cattolici a “votare contro” hanno messo in crisi Di Pietro che, anche con la veemenza che lo caratterizza, non ha nascosto il suo disagio nello studio mattutino di La7. Dall’altro lato della bilancia, nello stesso talk show, Alemanno e Fabris si stupivano dell’attegiamento del Ministro, perché la nota dei vescovi non è una legge a cui è obbligatorio sottostare, ma un’indicazione che non porterà necessariamente alla scomunica, d’altronde “non si vuole mica pretendere che i vescovi o il Santo Padre, di fronte i temi della vita o della famiglia, stiano zitti”.

Credo che nessuno vorrebbe una Chiesa che non prendesse posizioni su questioni delicate e che interessino l’intera sfera della vita dell’uomo, limitandosi magari a celebrare riti, a battezzare bimbi o a ricordare i defunti con messe in suffragio. Alle alte (e non) cariche del clero si chiedono anche consigli e direzioni morali ai quali appogiarsi, il cosiddetto pastore al quale fare riferimento. Sarebbe assurdo ed anticostituzionale chiedere a qualcuno di non esprimere la propria opinione. Quello che si contesta sono le affermazioni che vengono rivolte ai politici, l’ingerenza (non vi piace il termine? sceglietene un altro, ma di questa si tratta) di uno Stato nei confronti di un altro Stato; mettendo dei paletti molto semplicistici, è lecito dire “un cattolico rifiuta la convivenza e deve preferire il matrimonio”, non è lecito “un politico cattolico non deve incentivare una legislazione sulle coppie di fatto”, ché, se la Merkel iniziasse a dire con regolarità giornaliera quali leggi l’Italia debba approvare, non ci sarebbero divergenze tra i poli, ma turbamenti e scazzi bipartisan.

Lo Stato Italiano dovrebbe dare un segnale forte che passi il messaggio che non sono ammesse interferenze da parte del Vaticano nella vita politica di un altro Paese, seppur questo Paese sia l’Italia con la quale condivide (parte) di territorio e di valori. A mio avviso, è maturato il tempo nel quale vengano sdoganati i simboli di un tale cordone ombelicale secolare. Si potrebbe iniziare con il togliere dai luoghi pubblici (scuole, tribunali, comuni…) i crocefissi e trasmettere un senso d’indipendenza dal papato e di libertà intelettuale. Si potrebbe anche creare una sorta di mailing list dell’informazione: chi vuole sapere cosa pensino Ruini o Bagnasco del divorzio può spuntare l’apposita casella, agli altri si oscurerà il telegiornale per tutta la durata del servizio oppure saranno vendute copie ridotte dei quotidiani o il server non sarà in grado di collegarsi al sito.

Onestamente credo anche che l’ingerenza della Chiesa sia un problema che attanaglia soprattutto chi dalla Chiesa non si sente rappresentato, piuttosto che i cattolici che si nascondono dietro (diciamolo) un velo d’ipocrisia e di lassismo concettuale, se è vero che il 51% degli Italiani approvi un intervento del Papa. Come dire, “lasciamo che loro dicano pure quello che vogliono, tanto noi facciamo poi quello che vogliamo”.

Alla fine è arrivato.
Il Signor Natale sta già volando sulle nostre teste con la sua slitta; quest’anno verrà con un cappotto più leggero, anche se il caldo non gli impedirà di portare doni, balocchi e tanti dolcetti. E, allora, via con gli auguri.
Buon Natale a te che leggi, che segui il blog più o meno regolarmente e che sopporti i miei scazzi e i miei malumori;
Buon Natale a te che non leggi e che non verrai mai a conoscenza di questi auguri, ti sono vicino con il pensiero;
Buon Natale a te che celebri il compleanno del Messia, l’invidia delle tue rassicuranti certezze è costante da parte mia e proporzionale all’ilarità che mi susciti;
Buon Natale a te che non credi, capisco perfettamente cosa significhi doversi sorbire questa estenuante maratona di canti natalizi, lunghe file agli alimentari, cene in famiglia, parenti lontani e vicini che telefonano o che preparano un raviolo alla volta (Nonsonounacommessa, coraggio!), concerti in Vaticano e quei soliti quattro film in tv, senza riconoscersi completamente nella baracca;
Buon Natale a te, casalinga (disperata), che tra liste della spesa, compere e preparazione del cenone, hai passato tutto dicembre nell’attesa di questo giorno, sono convinto che sarà un successo;
Buon Natale a te che hai lavorato anche oggi, nella certezza che i ritardari dei regali siano quelli che ti faranno fare più soldini;
Buon Natale a te che ti sei ridotto al 24 per comprare i regali, che stai maledicendo i commercianti perché, almeno per oggi, possono vendere a qualunque prezzo, forti del fatto che tu sei obbligato a comprare se non vuoi prenderle;
Buon Natale a te che stai lontano da casa, che rientri nella categoria di quelli che non fanno festa a capodanno, di quelli che non possono mangiare cioccolata a Pasqua, di quelli che non vanno al cimitero il 2, porta pazienza e vai dritto per la tua strada;
Buon Natale a te, bimbo, perché questa festa (come tutte le altre, del resto) è per te, non solo perché è nato un bimbo 2006 anni fa, ma anche per i bellissimi regali che riceverai (goditela finché dura);
Buon Natale a tutta la blogosfera, prendetevi qualche giorno di pausa ché non si vive di solo web;
Buon Natale a tutti e mangiate con moderazione (e risparmiatevi le diete del giorno dopo, per una volta!).

Ttag

Stamattina, uno dei vicini è uscito (presumibilmente) presto di casa, ha comprato quattordici copie di un quotidiano - quello in cui troneggia il faccione del dottor Riccio -, ha scritto sopra la testata la frase “Buon Natale e Felice Anno Nuovo” e ha lasciato una copia davanti ad ogni zerbino dei condomini.

Ttag