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Archivi Categorie: Buone notizie

Quelli di Trenitalia mi fanno sapere che anche il ritardo del viaggio di ritorno del 05/03/06 sull’IC 560  “non supera il limite di 30 minuti previsto dalla Carta dei Servizi”.

Giusto perché io mi diverto a mandare richieste di bonus alle ferrovie, anche se so in partenza che verranno respinte.

Due anni dopo.

In duplice copia.

(ma poi, secondo voi, può esistere davvero una mail rap.clienti.to.pax?)

Ho sognato che Silvio vinceva le elezioni, che Renato Giuseppe veniva nominato Presidente del Senato, Gianfranco della Camera, Gianni veniva osannato da una marea di saluti fascisti e Umberto, al Ministero delle Riforme, metteva in moto la secessione de facto.

E’ proprio vero che durante le feste si mangia l’impossibile e poi la digestione lenta turba il sonno.

Due gemelli monozigoti si formano da un solo ovulo ed un solo spermatozoo. Cioè, all’inizio della fiera, c’è un solo embrione che si prende la briga di sdoppiarsi e di dar vita ad un essere uguale uguale a se stesso; quest’ultimo, il clone, vedrà la luce per primo, con l’ovvia conseguenza che il primigenio nascerà per ultimo.

Da tutto ciò deriva che Giacobbe avrebbe acquisito il diritto della primogenitura con la nascita e che Esaù gli è ancora debitore di una porzione di lenticchie, in cambio delle quali non gli avrebbe offerto niente che già non avesse.

Si chiama Tang Wei, ha 28 anni e, se l’immagine è tutto, lei non esiste.
Almeno non in Cina.

Di professione attrice, deve il suo successo all’ultimo film di quel Ang Lee che, con I segreti di Brokeback Mountain, è riuscito a vincere tutto quello che umanamente poteva intascarsi (Leone d’Oro a Venezia, quattro Golden Globes, tre Oscar, solo per citare alcuni premi). Nell’ultimo film, dal titolo esplicativo di Lust, Caution (italianizzato in Lussuria - Seduzione e tradimento), vincitore anch’esso di un Leone d’Oro, la nostra Tang (s)veste i panni di Wong Chia Chi, una studentessa/spia nella Cina di fine anni Trenta disposta ad usare tutte le sue armi pur di perorare la sua causa. E che fosse di facili costumi - Wong Chia Chi, non Tang Wei, naturalmente - se ne era accorta la censura cinese che già a settembre aveva deciso che la pellicola sarebbe uscita privata di ben trenta minuti per permettere la visione “ad un pubblico più ampio”, questa la motivazione principale. La notizia di questi giorni riguarda direttamente l’attrice. La Sarft, l’organo responsabile della censura radiotelevisiva in Cina, ha deciso di bandirne la presenza dalle televisioni e, con lei, è scomparso anche il trailer del film di Lee, in un circolo vizioso nel quale non si capisce quale sia l’obbiettivo principale della sciabola censoria, se l’attrice o il film da lei interpretato. Per la casalinga di Voghera*, Tang Wei ha smesso di esistere.

*Pechino, Cina.

Non è vero, dai, è solo una trovata pubblicitaria, un modo per far parlare di sé. Come si dice? “Che se ne parli, bene o male, purché se ne parli”. Oppure è un difetto del mio browser… Deve essere saltata qualche codifica dei caratteri in seguito all’ultimo aggiornamento ed ora visualizzo delle lettere che, solo apparentemente, hanno un senso compiuto, ma che, in realtà… No, eh? E’ tutto vero… No, no, ho capito. Sono gli occhiali: mi sono caduti tante di quelle volte che si sono inevitabilmente segnati e non sono più capace di leggere… Voi non lo leggete, vero? E’ frutto della mia stanchezza; Putin non è l’uomo dell’anno 2007, giusto?

Quel distinto signore che risponde al nome di Erich Priebke avrà la possibilità di lavorare, alla veneranda età di 93 anni, presso lo studio del suo avvoccato Paolo Giachini; questo perché il magistrato militare di sorveglianza che si occupa del suo caso ha stabilito che il nostro possa lasciare la propria abitazione, dove si trova agli arresti domiciliari, per svolgere appunto regolare attività lavorativa, tutti i giorni che ritiene opportuno.

Sì, proprio quell’Erich Priebke lì.

Proprio quell’Erich Priebke che il 24 marzo 1944 ha condannato a morte 335 persone: 10 per ogni vittima dell’attentato di via Rasella + 5 che ebbero la sfiga di trovarsi nel luogo sbagliato in un momento pessimo.

Proprio quell’Erich Priebke che, finita la guerra, si diede alla latitanza in Sudamerica, dove visse tranquillo e beato per i successivi cinquant’anni.

Proprio quell’Erich Priebke che solo nel 1995 fu estradato dall’Argentina per essere processato in Italia per crimini di guerra. L’anno successivo, vennero dichiarati prescritti i suoi reati.

Proprio quell’Erich Priebke che si vide annullare quella prima sentenza - poverino! - poi venne condannato a 15 anni, ridotti a 10, infine all’ergastolo che quel sant’uomo non scontò mai in carcere per problemi di salute.

Proprio quell’Erich Priebke che non chiese mai scusa ai parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine perché, per chiedere scusa, bisogna anche pentirsi di quello che si è fatto, celandosi dietro ai già sentiti “ho solo eseguito gli ordini”.

Proprio quell’Erich Priebke da oggi potrà lasciare la sua dimora per recarsi in uno studio legale, tutte le volte che lo riterrà opportuno.

n.b.: pare che venerdì distribuiscano a Porta San Paolo, a Roma, diecimila cartoline per dire no alla decisione del magistrato, vedremo se serviranno a qualcosa…

*”Il giudice ha preso alla lettera l´insegna di Auschwitz: il lavoro rende libero Erich Priebke”, commento di Leone Paserman, presidente della comunità ebraica romana

Non bastava la garanzia ultraterrena che mi aspettassero spalancate le porte dell’Inferno (”…del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo [di Gesù] amore“), ora anche la mia vita è segnata indelebilmente dal fallimento (”… è l’attaccamento al peccato che può condurci al fallimento della nostra esistenza.“).

Il mio amico Ciro, una volta mi ha detto, “a credere in Dio, c’è solo da guadagnarci. Il fatto stesso di credere in lui dà la certezza di andare in Paradiso, se invece lo rinneghi, nulla ti salverà dalla dannazione eterna; qualora non esistesse, invece, non avrai niente da temere, né che tu sia stato credente in vita, né che tu non lo sia stato. Mettendo su due piatti della stessa bilancia, è meglio non credere nell’eventualità di passare l’eternità all’Inferno o credere ed avere la - quasi - certezza di un posto accanto a San Pietro?”.
Io gli dissi qualcosa del tipo, “Ed assumersi le proprie responsabilità e correre i rischi del caso, no?”.

La mia amica Perla, con simile prammaticità, mi ha detto, “il Cristianesimo è la religione migliore che ci sia in circolazione: chiunque può fare un copia/incolla dei precetti che preferisce, condurre un’esistenza secondo le proprie convinzioni, senza dover rinnegare quelle della Chiesa.”

Chissà se gli antichi Babilonesi hanno incontrato Tiamat dopo la loro morte…

L’ho fatta. Cartaviaggio

Considerando che per 3.35 euro di biglietto mi hanno dato 167.50 punti e che dal primo gennaio aumenteranno le tariffe, l’anno prossimo di questi tempi potrò permettermi lauti premi.

Ttag , e

Italia 1 si autoloda per gli ottimi dati d’ascolto del telefilm “Dr House – Medical Division”.Dr. House

Provate voi a presentarvi da Luca Tiraboschi o da Agostino Saccà con la sceneggiatura della prima puntata di un serial nel quale il protagonista è un medico misantropo, rude e zoppo, che non rappresenta la categoria senza macchia e senza onore, ma che fa emergere un dottore (apparentemente) disinteressato della sorte dei suoi pazienti e che tratta senza rispetto colleghi e superiori.

Se va male, potreste provare con un copione che ruota intorno a quattro donne ultratrentenni, single, sessualmente libere, che cambiamo partner in ogni puntata e che parlano di masturbazione e di peni a tavola.

Altrimenti buttatevi su un gruppo di adolescenti disinibiti: il protagonista potrebbe provenire da un ambiente malfamato, essere adottato da una coppia di riccastri e legarsi alla figlia dei vicini (la cui madre si passa tutto il cast).

Provateci.

Provate a portare queste sceneggiature ai direttori di rete italiani e fatemi sapere se ve le fanno girare.

Ttag: sui in

Stewie GriffinMi sembra giusto. Esiste una serie di cartoni animati divertente, ironica, dissacratoria degli stereotipi della famiglia moderna (americana e non), sarcastica nei confronti dei vizi dell’uomo medio contemporaneo, portatrice di una pura anima bipartisan che se la prende con bianchi, neri, gialli, ebrei, cristiani, musulmani, adulti, bambini, uomini, donne, cani, e noi dobbiamo punirla per l’uso di un “cazzo” o di un “culo” di troppo.

Mi sembra proprio giusto.

Non facciamoci scrupoli, invece, a mandare in onda (in ordine sparso): concorrenti che urinano per prenotare la risposta ad una domanda sciocca, erezioni di secchioni di fronte a pupe seminude, pupe che non sanno chi sia stato Hitler, telegiornali che occupano due terzi del loro spazio ad informarci delle ultime scopate della velina mora, litigate costruite a tavolino tra onorevoli, opinionisti che s’inventano sondaggi popolari per screditare la parte politica avversa, deficienti che pur di dire “italia-uno” in tv si fanno riprendere nelle posizioni più assurde, eccetera, eccetera, eccetera.

Non scomodiamo nessuno per queste penose scene, ma per un “cazzo” o un “culo” in un cartone animato, per quello sì, scriviamo mille note e facciamo pagare mille multe.

Ttag: e in