Quel distinto signore che risponde al nome di Erich Priebke avrà la possibilità di lavorare, alla veneranda età di 93 anni, presso lo studio del suo avvoccato Paolo Giachini; questo perché il magistrato militare di sorveglianza che si occupa del suo caso ha stabilito che il nostro possa lasciare la propria abitazione, dove si trova agli arresti domiciliari, per svolgere appunto regolare attività lavorativa, tutti i giorni che ritiene opportuno.
Sì, proprio quell’Erich Priebke lì.
Proprio quell’Erich Priebke che il 24 marzo 1944 ha condannato a morte 335 persone: 10 per ogni vittima dell’attentato di via Rasella + 5 che ebbero la sfiga di trovarsi nel luogo sbagliato in un momento pessimo.
Proprio quell’Erich Priebke che, finita la guerra, si diede alla latitanza in Sudamerica, dove visse tranquillo e beato per i successivi cinquant’anni.
Proprio quell’Erich Priebke che solo nel 1995 fu estradato dall’Argentina per essere processato in Italia per crimini di guerra. L’anno successivo, vennero dichiarati prescritti i suoi reati.
Proprio quell’Erich Priebke che si vide annullare quella prima sentenza - poverino! - poi venne condannato a 15 anni, ridotti a 10, infine all’ergastolo che quel sant’uomo non scontò mai in carcere per problemi di salute.
Proprio quell’Erich Priebke che non chiese mai scusa ai parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine perché, per chiedere scusa, bisogna anche pentirsi di quello che si è fatto, celandosi dietro ai già sentiti “ho solo eseguito gli ordini”.
Proprio quell’Erich Priebke da oggi potrà lasciare la sua dimora per recarsi in uno studio legale, tutte le volte che lo riterrà opportuno.
n.b.: pare che venerdì distribuiscano a Porta San Paolo, a Roma, diecimila cartoline per dire no alla decisione del magistrato, vedremo se serviranno a qualcosa…
*”Il giudice ha preso alla lettera l´insegna di Auschwitz: il lavoro rende libero Erich Priebke”, commento di Leone Paserman, presidente della comunità ebraica romana