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Archivi Categorie: Sempre meglio che niente

E poi uno si chiede perché “Sentieri” duri da oltre settant’anni.

E’ sempre un passo avanti rispetto ai tempi dei comuni mortali. Niente di più semplice.

1995 – in Italia un po’ più tardi – Blake Marler scopre di essere incinta di due gemelli. Piccolo problema: nel corso di una notte piena d’alcol, Blake tradisce il marito Ross con il miglior amico di lui, Rick Bauer, e si pone la fatidica domanda, “o porco cazzo, di chi sono i miei bambini?” e la pone anche alla dottoressa Sedwick (un po’ ginecologa, un po’ medico di base, all’occorrenza anche psicologa) che insinua il dubbio nella sventurata: nell’0,01% dei casi, se si hanno rapporti ravvicinati con due uomini nell’arco di poche ore, può capitare che ogni poppante si ritrovi con un padre diverso. E lì iniziano le disavventura della signora Blake: glielo devo dire a mio marito o è meglio stare zitta, meglio fare prima un esame dei villi coriali poi lanciare la bomba o, se mi va grassa, stare zitta a vita una volta passato lo spavento?

Nove mesi dopo nascono Jason e Kevin e, sì, sono figli di due padri diversi.

Poco importa che poi era stata Dinah, figliastra di Blake, a falsificare i risultati del test dei villi coriali per vendicarsi della matrigna che l’aveva messa contro Roger, padre di Blake e marito di Dinah; quelli avevano quindici anni di vantaggio.

Secondo una ricerca dell’Università di Uppsala, gli animali domestici avrebbero sviluppato una varietà di pelo maggiore rispetto ai “cugini” selvatici perché incoraggiati dall’uomo. Gli animali avrebbero “scelto” un determinato tipo di colore perché si sarebbero accorti che i padroni allevano cuccioli scegliendoli sulla base di un fattore puramente estetico: i cuccioli di maiale dal pelo rosa sono più facili da individuare visivamente rispetto a quelli dal pelo nero, più adatti alla vita selvatica, al contrario, in quanto il nero porta con sé un maggiore facilità di mimetizzazione. Il che, posso testimoniare, è facilmente riscontrabile anche nella vita di oggi. Alcuni anni fa, trovandosi di fronte alla scelta di un cucciolo di gatto tra alcuni appena nati, mia nipote, all’epoca dodicenne, scelse una micina dal fulgido pelo rosato e dalle candide zampette bianche. Oggi, a distanza di quasi quattro anni, Betty è la padrona incontrastata della casa – con buona pace di chi si occupa della gestione della casa -, i suoi fratelli, che sono rimasti a vivere in libertà in campagna con la madre, sono morti. Avevano tutti il pelo di tonalità diverse di grigio.

Berlusconi a pois

Tralasciando il discorso politico, vogliamo parlare della sciarpetta del Silvio?

(Una summa della moda di questi ultimi anni qui).

Se lo dice lei.

Luciana Littizzetto

Ieri mi è capitato di ascoltare un pezzo di Radio Radicale durante il quale andava in onda una conferenza, con tanto di esperto chiamato all’uopo, sulle millantate radici giudaicio-cristiane dell’Euorpa.

La provocatoria tesi dell’esperto in questione – esperto che credo fosse di origine sudamericana – sosteneva che storicamente sia stato lo stesso cristianesimo a porre le basi dell’ateismo: è stato il cristianesimo, infatti, la prima religione ad introdurre il concetto di dio vero in contrapposizione con quello falso, la prima a discriminare tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Le religioni politeiste precedenti, bene o male, avevano sempre accettato le divinità degli altri popoli, senza mettere in discussione la loro esistenza; per il cristianesimo, invece, esiste un solo dio.

Da qui a dire che non esiste nemmeno quel dio, il passo sarebbe stato ancora più breve.

Riflettevo su di una cosa.

Supponiamo che l’intera umanità smettesse di esistere e che, fra mille anni, la Terra venisse ripopolata da una comunità aliena e che, poniamo il caso, le uniche tracce delle nostra presenza fossero alcuni spartiti musicali, cosa penserebbero gli ufo di questi resti?
Con molta probabilità, crederebbero che le note fossero le lettere dei nostri alfabeti; magari, insigni professori riuscirebbero a tradurre quei segni nel loro linguaggio, giungerebbero alla costruzioni di frasi di senso compiuto; magari le nuove generazioni extraterrestri sarebbero costrette a studiare a memoria pagine e pagine di quei versi antichi, dovrebbero sorbirsi versioni in classe ed interrogazioni a sorpresa; sarebbe un’ironia davvero sottile, talmente sottile che nessuno sarebbe in grado di comprenderla, poiché ne mancherebbero gli strumenti idonei.
Chissà come commenterebbe l’illustre docente le lamette della Rettore?
“Il testo denota esemplificamente il crollo di una società, la quale, attraverso la ricercata metafora della lacerazione del vaso sanguigno, cerca (o, almeno, tenta di cercare) la fuoriuscita di una rigenerata linfa vitale…”
E lo spanizzo studente di Civiltà Antiche cosa penserebbe del buon vecchio Frank?
“Du’ palle!”
La pappa col pomodoro diventerebbe una misteriosa divinità creatrice? E ymca il rito propiziatorio che apre le porte all’anno nuovo?

Buon 2007 a tutti, che sia pieno di musica, cominciando da un classico.

Ttag

Dichiarazione d’intenti di un giornalista

Con questa dichiarazione d’intenti, il sottoscritto … …, nato a …, il … , residente a … , in via … , iscrizione all’albo dei giornalisti n° … ,

s’impegna a

1. non passare la propria estate a riempire la giornata dei lettori e/o spettatori in discussioni sul futuro della Juventus; nello specifico, se sia meglio che la squadra in questione retroceda in serie B o C2;

2. non preoccuparsi più delle sorti di arbitri-calciatori-dirigenti-padròn, partendo dal presupposto che continuino a fare gli arbitri-calciatori-dirigenti-padròn;

3. non fare finta d’interessarsi alla delusione dei tifosi;

4. non pubblicare pagine su pagine e/o non preparare videografiche con ipotetiche classifiche nelle quali la Juventus è in B a -22, il Milan in C a -34, la Fiorentina in A a -12, lo Spal in Champions, il Chievo in Uefa, e compagnia bella;

5. non dedicare all’argomento più di un trafiletto di 12×12cm e/o un breve accenno in coda di tg, se proprio non potessi farne a meno;

6. non partecipare a dibattiti;

7. non scandalizzarsi se la Ventura intervisterà Moggi;

8. non fare retorica sulla corruzione del sistema calcio;

9. non descrivere nel dettaglio la cronaca del processo, sapendo già come andrà a finire;

10. far finta che il calcio sia ancora lo sport più bello del mondo.

In fede,

Versione per la stampa

Da quando ha scoperto di essere incinta, la sorella delLa mia Cugina Americana ha molto tempo libero a sua disposizione e cosa fa una donna post-moderna in maternità? Semplice: si attacca al web alla ricerca di funny stuff, come dice lei, e si mette ad inviarla tramite mail a tutto il parentado in giro per il globo; e via allora con filmati di YouTube (da spose scorreggione a Proietti che guarda l’ora sotto le palle dell’asino), via con i giochini in excel, via con i filmati in powerpoint, ecc. ecc. ecc.

Considerando che il blog è anche condivisione (e scopiazzando schifosamente e spudoratamente alcune idee della Zdora), propongo a quei quattro gatti che mi leggono una parte dell’ultimo allegato.

 

 

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Riuscite ad indovinare chi è Costui?

Venghino, signori, venghino, si vince sempre, non fiori ma opere di bene!

 

Ricordo che al secondo anno delle superiori avevamo molto tempo a nostra disposizione e lo sfruttavamo per chiacchierare tra di noi. Durante uno di questi momenti da salotto, mi limitai a constatare ad alta voce che avevo visto tutti i film con Winona Ryder, non perché ne fossi particolarmente interessato – anche se fisicamente ha molte doti che apprezzo -, semplicemente per una serie di fortuite coincidenze.

Da quel giorno, Winona Ryder venne universalmente riconosciuta come la mia attrice preferita. E’ vero che non feci o dissi niente per rinnegarlo, ma è altrettanto vero che non ho mai fatto sì che si pensasse il contrario. La frittata ormai era pronta e non mi tolsi più di dosso la Winona, prova ne è che, ancora oggi, mi tocca sopportare commenti del tipo: “è uscito un nuovo film con la Ryder, scommetto che l’hai già visto, eh?” o “te che la conosci bene, ma come mai si è messa a rubare con tutti i soldi che ha?” o “ma non è un po’ grande per te?”. La cosa non mi è mai dispiaciuta più di tanto, ma so che è vera fino ad un certo punto.

A volte le cose acquistano forma in modo del tutto indipendente dalla nostra volontà, non chiedono permessi e ti si attaccano addosso come parassiti: il più delle volte non ti accorgi di averli, ci convivi benissimo e ti rendi conto che, senza, non saresti più tu; altre fai fatica a liberartene, anche se vorresti solo quello, e ti succhiano, ti succhiano fino al midollo.

P.S.: a chi potesse interessare c’è un fanblog WRNC, pieno di dettagli sul lavoro e pochi sulla sfera privata

P.S.2: comunque, il film più bello che abbia fatto rimane Schegge di follia :)