Classifica personale delle migliori pellicole uscite nel 2006 - giusto per ricordar(ci) che è iniziato un anno nuovo e che, da domani, per i più fortunati come me, si ritorna al vecchio tram tram.
Alcune avvertenze.
Nei link, alcuni di questi film sono segnalati “facenti parte” (Licia Colò mi fai una pippa!) del 2005; due possibili spiegazioni: una mia precoce demenza senile o sono film usciti nel 2005 nei paesi d’origine (leggi: USA) e in Italia nel 2006. Ai poster l’ardua sentenza.
Mi sono reso conto di essere andato al cinema molto poco negli ultimi dodici mesi e quel poco era sbagliato (leggi questo o questo, per non parlare di pacchi terribili come questi due); questa classifica, quindi, risulterà piuttosto riduttiva, avrei dovuto e voluto vedere anche questo, per esempio, considerando che ne ho apprezzato molto il fumetto dal quale è tratto, piuttosto che questo con la sempiterna Winona.
Peccato, sarà per un altro 2006.
#7 Prime.
La Nicole docet: se il matrimonio naufraga, buttati nel lavoro.
Tradito da un pessimo trailer - lasciava intendere che si trattasse di una farsa banalotta che ruotava intorno ad una madre psicanalista, il figlio ventenne e la sua relazione con una donna ultratrentenne, paziente della madre -, il film non risulta mai banale, a volte lento, e con un finale per nulla scontato; ci regala anche una perla di saggezza: Quanto ti piace fare sesso? - chiede un’amica alla Thurman - Allora, non regalargli la Playstation.
#6 Marie Antoinette.
Premessa (insindacabile): di Lady Oscar ce n’è una, tutte le altre son nessuna.
Detta questa innegabile verità, il film della Coppola riesce a vedere con quel distacco, che solo gli americani possono avere nei confronti della storia di casa nostra, la figura di una regina calpestata da chiunque in vita e messa su di un piedistallo fin troppo alto negli anni e nei secoli successivi (chi mi ricorda?).
Mettendo da parte la mancanza di precisione nel riscontro di episodi storici (ci sono saggi su saggi per questo), il film si fa amare per l’originalissima commistione di pop anni 80 del Settecento con quello anni 80 del Novecento.
#5 Thank you for smoking.
Fumare fa male, ma se ne può ridere con intelligenza. Ottimi dialoghi, poco politically correct e molto pungenti.
L’unico dubbio che sorge riguarda la Holmes: o è un’attrice meravigliosa o non era vergine come millantava, claro.
#4 I segreti di Brokeback Mountain.
Finalmente un film (popolare) sugli omosessuali nel quale non vengono trattati come macchiette alla Tognazzi e Serrault.
Che i gay siano persone come me e te?
#3 Match Point.
Forse l’unico film guardabile di Mr Woody (perché lui non vi recita? perché non è una commedia?).
Dopo la noia della prima mezz’ora passata tra bestemmie e te-l’avevo-detto-che-non-mi-piace-perché-mi-sono-convinto-a-vederlo?, mi sono fatto prendere dalla storia dell’ormai trito e ritrito triangolo adulterino che qui viene rielaborato con superba originalità e senza una dose (eccessiva) di moralismo. Perfetto spaccato della borghesia arricchita moderna, che io frequento tutti i giorni…
Chapeau, Monsieur Allen, permetta un consiglio: invece di fare due brutti film all’anno, ne faccia uno bello ogni sette, prenda esempio da Kubrick (è anche vero che Stanley non aveva come ex moglie la Farrow, dettaglio non trascurabile…)
#2 A history of violence.
Adoro Cronenberg, potrebbe fare lo spot di Cesare Ragazzi e lo troverei comunque originale, dissacratorio, violento al punto giusto, disarmante.
Una curiosità, dopo la quale siete autorizzati a considerarmi un insensible bastardo: dopo la sequenza iniziale del massacro, sono scoppiato a ridere come non mai di fronte al quadro della vita familiare del protagonista. Ero l’unico a ridere di gusto in quel cinema. I miei amici mi guardavano con sguardi atroci, neanche avessi rubato il bottino di Tanzi…
#1 Manderlay.
Secondo capitolo della trilogia di von Trier sull’America, dopo Dogville, il film è uno (se non l’unico) strumento che l’arte cinematografica ha prodotto in questi anni per comprendere quello che sta accadendo in Iraq.
A dir poco perfetto.
Unica pecca: la mancanza della Kidman nel cast, anche se la sua erede, Brice Dallas Howard, è un’attrice degna di questo nome (e, naturalmente, Dafoe non è Caan).
Buon 2007 (anche al cinema).

