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Archivi tag: due giugno

Ci pensavo l’altro giorno, quando su Facebook alcuni cugini canadesi si stavano scambiando messaggi per organizzare il barbecue del primo luglio, un giorno di festa per loro, anzi, il giorno di festa, visto che la ricorrenza prende l’esplicativo nome di Canada Day. La Nuova Scozia, New Brunswick e la Provincia del Canada (quest’ultima suddivisa poi in altre due province) ottenero l’indipendenza dall’Impero Britannico unendosi in una confederazione che diede di fatto il via alla costruzione dello stato odierno del Canada – processo conclusosi solo nel 1982 quando la regina Elisabetta ha rinunciato formalmente a qualsiasi vecchio diritto. Era il primo luglio del 1867 quando queste tre colonie britanniche promulgarono il British North America Act, il midollo dell’attuale costituzione canadase.

Una cosa analoga era accaduta il 4 luglio 1776 con la ratificazione della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti a Filadelfia.

Da noi, invece, non è accaduto nulla di simile; nel senso che anche qui in Italia abbiamo avuto il nostro processo di unificazione, ma non lo festeggiamo. Esiste la festa della Repubblica Italiana che ogni due di giugno ci ricorda che nel 1946 un referendum stabilì che la nuova forma di governo sarebbe stata, per l’appunto, la repubblica, ma non celebriamo il 17 marzo per ricordare che nel 1861 Vittorio Emanuele II venne proclamato re del neo Regno d’Italia. Probabilmente, quando nel 1948 si decise di istituire un giorno di festa nazionale, si preferì mettere da parte tutta la retorica legata anche vagamente alla monarchia ed esaltare gli aspetti diametralmente opposti e con validi motivi (fascismo, leggi razziali, esilio…), ma, a mio avviso, questo ha contribuito a far sì che non si creasse un sentimento di coesione nazionale. Non stiamo tutti a casa dal lavoro o dalla scuola ogni anno ricordandoci che oggi esiste qualcosa che un tempo non c’era e che, almeno sulla carta, dovrebbe accomunarci tutti, da Bolzano a Messina. In compenso ci diamo un gran da fare una volta ogni cinquant’anni e solo in alcune, solite, città: Torino, Firenze, Roma e poche altre. Non è poi così difficile intuire quante porte aperte abbiano trovato partiti che incitassero all’esaltazione di realtà locali, se a livello nazionale non c’è stato uno sforzo per far sentire gli italiani come un unico popolo.

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