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Premesso che invitare il Papa all’apertura dell’Anno Accademico è una provocazione di fondo, un errore che sta alla base di tutta la vicenda; dal momento che l’università dovrebbe essere il luogo del trionfo della ragione, lasciare inaugurare l’attività scolastica proprio a colui che ha dichiarato che “le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene, per la salvezza dell’uomo, ma anche - lo vediamo - diventare una terribile minaccia, la distruzione dell’uomo e del mondo” se non avvallate dalla presenza di Gesù, “l’unico mediatore della salvezza”, delinea, di per sé, una scelta politica molto netta.

Premesso che, dal canto suo, il Papa avrebbe potuto candidamente ed educatamente rifiutare l’invito; che non fosse la sede più indicata per quel genere di confronto non ci vuole molto a capirlo.

Premesso che dichiarare, come ha fatto il Vaticano, che nei confronti del Papa ci sono state delle “iniziative censorie” è come dire che la Nutella è gialla.

Detto questo, forse la vera sconfitta non è dei laici, come titolano i quotidiani oggi, forse la vera sconfitta è di un papato che ha perso un’altra occasione di confronto, ritirandosi a metà dal gioco.

Il rettore Guarini invita Benedetto XVI alla cerimonia d’apertura; il Papa accetta; un gruppo di professori, sessantasette, della Sapienza critica la scelta di Guarini con una lettera interna in appoggio a quella pubblica di Cini al Manifesto; vengono appoggiati a loro volta da alcuni studenti che occupano il Rettorato; il Papa, prima conferma l’invito, poi l’annulla, “a seguito delle ben note vicende di questi giorni”. Con nostro sommo sollievo, l’intervento verrà comunque pubblicato. Domanda: il Papa ha provato a spiegare le ragioni che l’avevano spinto ad accettare l’invito? No, il Papa dice o si fa a modo mio o niente. Questo è il vero spirito della libertà dell’onestà di pensiero.