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Archivi delle etichette: silvio berlusconi

In the reality show that is today’s Italy, Mr. Berlusconi is the clear winner. His rivals are doing little more than throwing tomatoes on stage. The actor is showing signs of fatigue, but the audience is glued to its seats. Après lui, le déluge.

In Italy, Questions Are From Enemies, and That’s That – The New York Times

L’altra sera mi sono appisolato mentre guardavo la tv ed ho fatto uno strano sogno. Il sonno della ragione, si sa, genera mostri, ma le immagini generate dal mio subconscio erano talmente fuori da ogni logica umana che non ho potuto non accompagnare il mio risveglio da una risata isterica.

Nel sogno, un altro me era seduto sul divano, con la mano destra accarezzava la gatta che non riusciva a tenere gli occhi aperti dalla stanchezza e con la sinistra quell’altro giocherellava col telecomando.

Ad un certo punto, l’attenzione dell’altro veniva catturata da una trasmissione in particolare. Era una specie di arena politica – o tale avrebbe dovuto essere nella fantasia dei suoi autori – con tanto di conduttore dai capelli bianchi (che gli conferivano una vaga aura di saggezza) che animava il tutto. Prima di lui, un giornalista riccioluto aveva il compito di introdurre l’argomento del dibattito, ma non veniva preso molto sul serio, e prima ancora il conduttore diceva che non avrebbe permesso telefonate in diretta da parte di nessuno ed allora io, o meglio, l’altro me, pensò che si trattasse di uno di quei meccanismi tipici dei sogni, quello che prevede l’invasione della realtà nel mondo onirico, come quando si sogna che il telefono si metta a squillare ed il telefono squilla per davvero, nella realtà, e si sviene svegliati da Laura di Tele2 proprio poco prima di scoprire l’identità di Jack lo Squartatore o come quando si sogna di prendere una buca con la bicicletta e nel letto si ha un piccolo sobbalzo, troppo piccolo per svegliarsi e troppo grande per non avvertirlo, o come quando si sogna d’affogare e ci si sveglia con le lenzuola bagnate. Solo che quello della telefonata non era il caso dell’altra sera; il conduttore disse che non avrebbe dato spazio a nessuna chiamata ed effettivamente non ci fu nessuna chiamata ad interrompere il sogno.

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“Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali.”

Peccherò d’ingenuità, ma se se si tratta realmente di questioni personali che non dovrebbero riempire le pagine dei quotidiani, perché rilasciare un’intervista sull’argomento al Corriere ed una alla Stampa?

Se anche i tuoi alleati iniziano a prenderti per il culo, qualcosa vorrà pur dire.

E se c’ero, dormivo.

Ricordo la morte di Cobain.
Ricordo anche che non avevo la minima idea di chi fosse.
Non ricordo la vittoria di Silvio.
Ricordo la delusione di mio padre.
Ricordo anche che all’epoca credevo che fosse finiano - il che dimostrerebbe quanto poco conoscessi mio padre.
Ricordo l’Expo di Siviglia, tanto pubblicizzata, e, allora come adesso, non mi è ancora chiaro cosa si faccia ad un’Expo.
Ricordo che ero in terza media e che credevo che il mondo fosse l’insostituibile triangolo scuola-casa-chiesa, non so bene in che ordine.
Ricordo l’unica volta che feci a botte in vita mia, per una ragazza, anzi, per difendere l’onore di una ragazza, anzi, per difendere l’onore di una stronza che non se la faceva nemmeno con me.
Ricordo i ragazzi più grandi che s’illudevano (e m’illudevano) di aver capito tutto dalla vita.
Ricordo la prof d’italiano che si metteva tonnellate di rossetto che finivano puntualmente sui suoi denti, delineando una striscia rossa che distoglieva noi studenti dalla lezione per guardarla pieni di disgusto (ma non se ne rende conto?).
Ricordo la prof di alternativa che si grattava il pacco.
Ricordo il desiderio di riscossa.
Ricordo l’idea che “la vita mia deve darmi un po’ di più”.
Ricordo Jessica Fletcher.
Ricordo le lunghe pedalate su una mountain bike troppo grande.
Ricordo il tossico, armato di cric, che voleva fregarmela e che continuava a ripetere che sotto il sedile c’era il numero del suo telaio.
Ricordo le paranoie sul bacino troppo grande (“le donne – aveva detto la prof d’inglese – hanno il bacino più grande degli uomini”).
Ricordo le promesse di essere amici per sempre.
Ricordo le promesse infrante.
Ricordo i lunghi sabati pomeriggio in centro.
Ricordo Brandon, ché anche se non seguivi dovevi sapere chi fosse.
Ricordo una maglia con Jake e Jo.
Ricordo il fanclub I hate Brenda.
Ricordo le tette della Fiorella che si svilupparono dalla sera alla mattina e la voglia che venisse chiamata spesso alla lavagna.
Ricordo i dischi della Pausini.
Ricordo Seimandi. E i pullover di Bersani.
Ricordo il primo sole primaverile.

Di politica e di (buona) musica sapevo ben poco.

Silvio è stato assolto nel processo Sme dall’accusa di falso in bilancio perché non esiste più tale reato dal 2002, quando il suo governo ha deciso di depenalizzarlo.

No, ma va bene.

Quell’uomo tra poco più di un anno tornerà ad essere Premier, dobbiamo tornare ad abituarci a questo genere di notizie.

12 dicembre 2007

Silvio Berlusconi è indagato dalla procura di Napoli per la corruzione di Agostino Saccà, presidente di RaiFiction e – seconda ipotesi di reato – per istigazione alla corruzione del senatore Nino Randazzo e di altri senatori della Repubblica, “in altri episodi non ancora identificati”.

(da Repubblica.it)

Reazioni.

“Telefoni intercettati continuativamente, parlamentari sotto controllo e filmati mentre si recano ad un appuntamento, cittadini privati del loro diritto fondamentale alla privacy. Sembra il Cile di Pinochet.” (Paolo Bonaiuti)

“Violazione sistematica della legge e di veleni che periodicamente vengono inoculati nel corpo della nostra democrazia.” (Sandro Bondi)

“Mi pare il solito dejà vu. Tutte le volte che c’è una situazione politica particolare interviene un provvedimento giudiziario.” (Ignazio La Russa)

“Si è ingenerata la convinzione che ci siano dei giudici che hanno deciso che Berlusconi deve essere colpevole. I giudici non sanno di che cosa, ma Berlusconi deve essere colpevole.” (Rocco Buttiglione)

“Non c’è alcun fatto di rilevanza penale, sentono aria di elezioni e l’armata rossa della magistratura si rimette in moto.” (Silvio Berlusconi)

20 dicembre 2007. L’espresso pubblica in esclusiva l’audio di un’intercettazione telefonica tra Berlusconi e Saccà.

Reazioni.

[La pubblicazione delle intercettazioni è] “Una cosa che umilia tutte le regole parlamentari e processuali di un paese civile.” (Carlo Giovanardi)

“Al di là degli aspetti legali, in questa vicenda si è superato il limite della decenza.” (Gianfranco Fini)

”Ho sempre ritenuto e piu’ volte apertamente dichiarato che la riservatezza sia un diritto costituzionale da garantire a tutti senza eccezioni.” (Clemente Mastella)

“Un attacco criminale alla privacy”

“Sono stato esposto al pubblico ludibrio senza motivo. Non c’è niente di preoccupante, salvo il fatto che siamo in un paese in cui non c’è più libertà”

“In Rai non c’è nessuno che non sia stato raccomandato, a partire dal direttore generale che non è certo stato scelto attraverso una ricerca di mercato”. “Io ho fatto diversi interventi solo per segnalare personaggi che non sono di sinistra e che sono stati messi completamente da parte in Rai”

“Quindi adesso andremo al governo perché credo che tutti gli italiani non possano più dare il loro voto a chi permette queste cose in Italia”

“Il mio appello è a chi non si sente più libero e sicuro quando parla al telefono: uniamoci, tutti insieme, per portare al governo del Paese il Popolo delle libertà che come prima legge metterà la possibilità per questi signori della pubblica accusa di intervenire con le intercettazioni soltanto per quei reati veramente gravi, e cioè con una pena da 15 anni in su”

“[...] al telefono si hanno delle libertà e si usa un linguaggio che non si userebbe in pubblico: il telefono ha delle zone oniriche e se le telefonate sono pubblicate sul giornale possono esporre una persona al pubblico ludibrio” (Silvio Berlusconi)

Ora mi chiedo: va bene tutto, ma del contenuto delle intercettazioni e delle inchieste s’inizierà mai a dibattere?

(Postilla. A pagina 47 del Corriere della Sera di sabato scorso, Paolo Di Stefano se la prende con la regia di “Annozero”, colpevole di aver mandato in onda, assieme all’audio dell’ormai famosa intercettazione, la trascrizione della stessa corredata da grossolani errori di ortografia, del tipo: “io non centro”, “daccordo”, “stà” ed “un pò”. A ben guardare, anche nel testo pubblicato dall’espresso sono presenti gli stessi errori, il che fa presupporre che la redazione di Sant’Oro – come lo ha prontamente ribattezzato Di Stefano – abbia fatto un banale copia/incolla dal sito. Nell’articolo, tra l’altro, il dialogo è preceduto dalla descrizione:

VERBALE: di trascrizione di conversazioni telefoniche in arrivo ed in partenza sull’utenza avente il numero XXX XXXXXXX in uso a Saccà Agostino, come da decreto del 05.06.2007 emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli a firma del Dott. Dr. Vincenzo PISCITELLI
Data: 21/06/2007
Ora: 18:40:09 Durata: 0:07:17

il che implicherebbe che chiunque abbia riportato il testo dell’intercettazione sull’espresso si sia limitato, a sua volta, ad un copia/incolla dal verbale originale.

Morale della favola: se proprio Di Stefano se la vuole prendere con qualcuno, questo qualcuno dovrebbe essere l’autore del verbale di Napoli; al massimo con il giornalista dell’espresso che non ha avuto la piangeria di controllare l’ortografia del verbale.)