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Esiste una nuova generazione di cantanti pop – o meglio, hip hop – che vuole farci credere di essere innovativa, di essere uscita allo scoperto per denunciare i mali della società, di correre grossi rischi (non si sa bene quali, visto che lavorano all’interno delle major italiane) criticando alle basi il “sistema”, inteso in tutti i sensi, evidentemente.
Bene, uno pensa, finalmente c’è qualcuno che ha il coraggio di dire pane al pane e vino al vino in un’Italia fin troppo ipocrita e perbenista.
Poi, sempre quell’uno, si va a sentire i testi e che cosa trova? Il dicianovenne Mondo Marcio che si lamenta della sua infanzia durata troppo poco, dei critici pronti a demolirlo il giorno e a comprargli la droga la notte, dei politici in grado di promettere soltanto, degli uomini senza mascolinità.
E Fabri Fibra non è da meno: donne solo pronte a montarlo, infanzia difficile, genitori separati…
Allora io mi chiedo: dove sta la novità? Cos’hanno portato di innovativo questi cantanti alla musica italiana? In fin dei conti l’hip hop è già diffuso e cementato nella nostra discografia, Eminem è fin troppo popolare anche da noi (conosciamo tutti i suoi testi contraddittori su donne, gay, politici, moglie, mamma e colleghi cantanti e ci chiediamo tutti fino a che punto sia vera rabbia e fine a che punto sia costruito);
c’era davvero bisogno di quest’ondata finto insurrezionalista anche da noi?

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