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Il momento è di quelli drammatici. Un uomo – perché di tale si tratta – che fino a qualche istante fa possedeva tutto; ogni sorta di bene, materiale e non (terre, alberi, frutti, amore ricambiato) era fra le sue mani; ora non è padrone di nulla. Non solo si deve rendere conto in fretta che ciò che gli apparteneva per grazia divina non è più suo, ma deve anche capire, altrettanto velocemente, di aver perduto l’unica chance di essere il signore; no, non il signore di casa, bensì il signore del Paese. Nel farlo, nel comprendere che i privilegi sono caduti, nel comprendere che d’ora in poi sarà uno tra i tanti, non può fare altro che sentire su di sé tutto il peso della propria fisicità;

non può fare altro che stare attento a non cadere.

L’unico atteggiamento da tenere sarà quello di chi vive in bilico, di chi cerca di ancorare saldamente i piedi al terreno e tramite essi tastare la nuova vita, l’unica vita. A questo punto sarà facile (ma certo non privo di dolore) accorgersi della propria vergogna, nascondere il volto fra le mani, contrarre il ventre per la tensione e provare a camminare; una gamba protesa in avanti, l’altra ancora agganciata al vecchio mondo; l’una detta la strada, l’altra costretta a seguirla con un pizzico di rimorso, forse.

Sopra di lui, la spada pronta per essere usata; il difensore della giustizia non si limiterà a puntare l’indice verso il punto – in basso – in cui l’uomo dovrà trascorrere gli ultimi anni di quella che avrebbe dovuto essere una vita da re, ma si accerterà anche che la pena venga scontata fino alla fine, nessuna speranza di revoca.

Affianco, la donna che non smetterà mai di essere moglie e madre; così simile a tante altre donne, eppure così diversa; disperazione e pudore sono gli unici sentimenti che è in grado di provare e di suscitare in chi la guarda. Anche le sue mani nascondono la vergogna di mostrarsi per quella che è, senza veli, e il suo volto – oddio, quel volto! – è incarnazione della sofferenza.

Dietro di lui rimane quella porta la quale non potrà sperare di attraversare mai più; si lascia alle spalle un mondo fatto di divertimenti, di spensieratezza, di amori e di piacere.

In questo momento stai perdendo ogni speranza di riappropriarti di quel mondo, uomo, non hai spazio per pensieri di riscatto, ma nel profondo del tuo animo sei perfettamente convinto che ti sia stata fatta un’ingiustizia, che non meritassi di essere mandato alla gogna e cacciato dal tuo Eden.

Verrà il tempo dell’affrancamento e salirai di nuovo alla ribalta. Sempre che tu sia capace di fare come gli artisti che partono da basi codificate nel corso degli anni e le rinnovano dal loro interno, inventando un nuovo modo di vedere il mondo; ma questa è un’altra storia.

MASACCIO: La cacciata dei Progenitori – 1424-28 – affresco (dopo il restauro) – Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci

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