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Era il 1784 quando il pittore francese Jacques-Louis David realizzò questo dipinto, emblema del suo impegno politico; non fu, infatti, soltanto un intellettuale, ma anche deputato attivo, schierandosi, prima con Robespierre, poi (!) con Napoleone. Mentre lo realizzava, David non aveva certo in mente un banale referendum confermativo di modifiche alla carta costituzionale (costituzione che all’epoca non si sapeva neanche cosa fosse: quella americana sarà approvata nel 1787 e quella francese qualche anno dopo), ma l’idea di “rispolverare” quest’opera monumentale in un’Italia post voto contro riformista mi stuzzica molto.

I tre fratelli Orazi sono in procinto di giurare sulle spade protese dal loro vecchio padre – l’unico che effettua il voto ad alta voce – di mettere a repentaglio la propria vita pur di difendere Roma, la quale era entrata in conflitto con la città di Albalonga che a sua volta aveva mandato a preservare i propri interessi i tre Curiazi, anch’essi fratelli. Alle spalle del padre – il cui mantello rosso è tutto un programma – piangono addolorate e, soprattutto, rassegnate, la madre, che copre il volto ai figli più piccoli, la sorella Sabina e la moglie del fratello maggiore, Camilla.

Tutti i Curiazi moriranno, mentre soltanto uno degli Orazi si salverà e decreterà la vittoria di Roma.

E’ evidente il messaggio che il nostro David vuole mandare ai Parigini: è giunto il momento della riscossa, alzate il capo e smettetela di essere sudditi di un re troppo spesso capriccioso e incapace di tutelare gli interessi del volgo; è il momento di essere una cittadinanza attiva.

Senza voler essere altrettanto tragici e melodrammatici, credo di vedere negli Italiani – o almeno in quelli che si sono presentati al referendum – dei moderni Orazi. Innanzitutto perché hanno scelto di votare contro la riforma quasi due italiani su tre – ovvero quasi due italiani su tre hanno deciso di difendere quella “Roma ladrona” tanto odiata dall’ala più radicale della Destra – e, difendendola, hanno salvaguardato tutto ciò che essa rappresenta. Nel 1948 seduti al tavolo dell’Assemblea Costituente c’erano rappresentanti sia di Destra sia di Sinistra; all’epoca si era consapevoli, forse più di ora, di lavorare per la collettività di un intero Paese, non soltanto per una parte di esso; si era consapevoli del fatto che fosse interesse di un’intera comunità quello di tutelare le minoranze e non soltanto la classe dirigente o le regioni più sviluppate economicamente.

Il risultato del referendum è questo, la volontà di non avvicinarsi ad un finto federalismo costruito sulla falsariga di quelli già esistenti, che avrebbe finito con l’arricchire chi ricco già lo era e dato un ulteriore colpo a chi era in ginocchio.

JACQUES-LOUIS DAVID: Il Giuramento degli Orazi – 1784 – Olio su tela – 330×425 cm – Parigi, Museo del Louvre

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2 Comments

  1. Non entro nel merito del referendum che c’è stato. Perchè non mi sono sufficientemente informata (mea cupla) e perchè non mi va. Mi concentro piuttosto sullo spunto del tuo post: il riferimento a David e al Giuramento degli Orazi mi è piaciuto molto.
    E’ così, mio caro. Il pensiero degli ideali che infiammavano l’Illuminismo lascia sempre molto delusi, distrutti direi, se li si confronta con quelli che muovono oggi gli attori della nostra scena politica e non solo.
    Mediocrità di idee e di passioni. Speriamo nell’avvento di un nuovo Rinascimento!
    Ad maiora!

  2. Devi anche considerare che il tempo rende tutto migliore (della serie: si stava meglio quando si stava peggio); secondo me, abbiamo messo su un piedistallo una generazione di pochi eletti che si sono armati – sia in senso intellettuale che in senso letterale – dei loro ideali e hanno fatto sì che il resto del mondo li condividesse. Ammetto che i philosophes abbiamo radicalmente cambiato il modo di vedere il mondo, ma credi davvero che oggi, nel 2006, i loro siano valori globalmente condivisi?


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