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  • venerdì 23, sera: mia sorella riceve una telefonata dall’ufficio elettorale che le chiede se sia ancora disponibile a fare la scrutatrice e se conosce qualcun altro disposto a farlo, lei tutta contenta (son tre anni che prova) accetta e fa il mio nome
  • sabato 24, mattina: ci presentiamo in comune, dove ci consegnano i mandati: siamo entrambi nel nostro seggio di voto, in due punti distanti della città
  • sabato 24, ore 16: ci presentiamo al seggio. Lo scopo è quello di preparare il tutto per il giorno seguente (firmare e tirmbrare 767 schede – cosa che farò pressoché da solo; costruire l’urna; attaccare qualche cartello; ecc. ecc. ecc.); ma il vero scopo, quello neanche troppo velato, è di conoscere presidente, scrutatori e segretaria, per testare quale sarà l’aria dei giorni successivi. Il presidente è un 40enne in precoce crisi di mezzà età; uno scrutatore è troppo noioso e precisino per avere solo 32 anni; l’altro non parla mai; la segretaria è al mare, si presenterà solo domani, tanto non avrebbe fatto nulla oggi
  • sabato 25, ore 17: tutto è pronto per la chiusura, MA – colpo di scena – le finestre non stanno chiuse. Dovremo aspettare fino alle 18 per l’arrivo del fabbro e per scoprire che sarebbe bastato un cacciavite per aggiustarle. A mia sorella andrà meglio (chiusura alle 17), ma solo per questa volta
  • domenica 25, ore 7.50: dopo una sveglia traumatica, mi presento al seggio, che per la cronaca dista dieci metri da casa mia. Il presidente ci spiega come registrare il voto – cosa che sapevamo già benissimo tutti e tre – e, finalmete, arriva la segretaria: è nera come pochi, ha due piercing in volto, veniva al liceo con me e non era una di quelle più simpatiche. E’ matematico che passeremo i prossimi due giorni a spettegolezzare
  • domenica 25, ore 17.30 (circa): madre e figlia vengono a votare, la vecchia, dall’interno della cabina, urla: “DEVO VOTARE SI, VERO?”
  • domenica 25, ore 21.55: quando tutti eravamo pronti a mettere via ed ad andare a casa, dopo una lunga giornata caratterizzata dal caldo, dalla noia e dai soliti discorsi su: tempo, calcio, strade e punti della patente (meno male che avevo il mio jolly con me), un signore ha la bellissima idea di presentarsi e chiedere: “Non avete ancora chiuso, vero?”
  • lunedì 26, ore 6.55: dopo un risveglio ancor più tragico del giorno prima (basti dire che mi sono fatto il caffé tre volte: la prima mettendo solo acqua, la seconda mi è caduto nel lavandino perché il manico della moka bruciava, la terza era buona), riparte la tornata elettorale
  • lunedì 26, ore 12: un elettore fa il commento più geniale di questi giorni: “Certo è che, se avessero fatto il referendum Totti sì, Totti no, l’affluenza sarebbe stata molto più alta”. Nulla da eccepire
  • lunedì 26, ore 15: nessuno ha avuto la compiacenza di presentarsi a votare a quest’ora. Si procede con lo spoglio e alle 15.45 abbiamo finito. Risultato finale (posso dirlo, perché tanto c’è anche scritto sul televideo): 301 NO, 193 SI, 1 Bianca. Pensavo peggio
  • lunedì 26, ore 17: sono stravaccato sul divano, stanco ed annoiato; aspetto l’inizio della partita (ho già tolto l’audio alla tv e messo i gialappi in radio) e ripenso agli ultimi giorni. Alla fine non è andata così male, salvo il picco di noia di domenica: ho rivalutato la mia ex compagna – si vede che la scuola ci rende nervosi – e ho guadagnato un centone.
  • lunedì 26, ore 19: devo assolutamente vedere come Emilio commenta i risultati: che strano! Non ne parla, si concentra sui risultati della partita…
  • martedì 27, ore 21: telefonata da mia sorella: “Peggio di così non poteva andare: la presidentessa era alla sua prima volta: ha letto per due ore il manuale e litigato con la segretaria tutto il tempo. Abbiamo finito alle 6. Non so se lo rifarò.”
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