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Capita, dopo anni, di incontrare una persona che per noi ha significato molto.

Le reazioni possono essere molteplici, a secondo del ricordo che abbiamo di quella persona: voglia di un abbraccio, voglia di alzare le mani, voglia di coprirla di insulti, persino voglia di mettersi ad urlare, rendere partecipe tutto il mondo di quanto amore o (perché no?) odio abbiamo ricevuto; può riaffiorare in noi tutta la delusione per il tempo perso dietro ad una persona che non ha fatto altro che prenderci in giro ogni singolo giorno, ma possono anche tornare in mente tutte le tenerezze e le dolcezze che l’inesperienza portava con sé, che poi forse sono i soli ricordi che rimangono negli anni.

Credo che sia la curiosità a prevalere sopra tutto, però. La curiosità di sapere com’è andata a finire, come quando si segue un telefilm per anni e poi ci lasciamo scappare proprio le ultime puntate.

Messo da parte lo shock nell’accorgerci di quanto sia cambiata fisicamente (prima era più attenta al suo aspetto, te la ricordavi magra come un chiodo, con i capelli sempre perfettamente ed irritatamente al loro posto, i denti così bianchi da risplendere – oddio, sfiorava la mania quel continuo controllo dello stato della sua dentatura! -), non puoi fare altro che chiederle quello che realmente ti sta a cuore e sai dove le tue domande, anche quelle più indirette, vogliono arrivare a parare.

Puoi girarci intorno per qualche minuto, se lei non ha fretta potete chiaccherare davanti ad un caffè, potete ridere e ricordare i vecchi tempi; ma, dentro di te, nel profondo, ti chiedi come abbia fatto ad andare avanti senza il tuo amore. Ti vengono in mente tutti i discorsi che facevate, tutte le promesse che avete infranto nell’arco di poche settimane; arrivi persino a chiederti come sia possibile che la persona che hai di fronte ti facesse battere il cuore in quel modo, come sia possibile che quella che oggi è a tutti gli effetti una perfetta sconosciuta una volta ti facesse tremare le gambe, che fosse sufficiente pensare a lei perché sentissi una morsa proprio lì, nella pancia.

Arrivi anche a confrontare i risultati che avete ottenuto in questi anni l’uno senza l’altra e ti compiaci, cinicamente, di aver realizzato qualcosa in più di lei. Metti su un piatto la tua impressione che hai di lei (com’è cambiata nell’aspetto, quello che fa e che non fa, chi frequenta) e nell’altro metti te stesso in una versione che ti sorprendi perfino tu di quanto sia splendida.

Poi vi salutate; sono passati solo qualche minuti ma ti sembra che il tempo sia volato, troppo poco avete parlato, vi promettete di tornare a sentirvi, ma entrambi sapete perfettamente che non è vero.

La vedi allontanarsi e dentro di te risuona quella domanda che non hai avuto il coraggio di fare.

Sei più felice ora che non faccio parte della tua vita?

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2 Comments

  1. moooooooolto dolore!

  2. Ma no, dài, non è sempre così


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