Salta la navigazione

Una donna tiene fra le braccia il corpo inerme del figlioletto, le sue urla senza sollievo sono rivolte al cielo.

Anche un uomo solleva le grida e le braccia al cielo, non deve esserci molta speranza in lui: le fiamme lo circondano.

Una donna si trascina; boccheggia; sul suo corpo deformato, i segni della putrefazione.
Un uomo – o meglio – il corpo di un uomo è abbandonato a terra, esanime: bocca aperta, occhi spalancati, su di una mano la linea della vita s’è spezzata, anche la spada, che continua comunque ad essere impugnata saldamente nell’altra mano, è spezzata.

Una donna irrompe dalla porta; ha con sé una lanterna, cerca di illuminare la scena, non si accorge che c’è già un lampadario, evidentemente deve esserci poco su cui far luce, poco da capire.

Il lampadario, la lanterna, le fiamme.

Un cavallo ha perso il controllo, forse è ferito; le sue zampe calpestano l’uomo con la spada, il suo muso è spalancato: dalla bocca aguzza un altrettanto aguzzo pugnale. Colpirà un toro che, presumibilmente, non si accorgerà neanche del colpo.

La bestia che uccide la bestia.

Tagliente il pugnale, tagliente la bocca, taglienti le fiamme.

In basso, al centro, un fiore è nel massimo del suo splendore.

Bambini che si mescolano con donne; donne con uomini; uomini con bestie. Il fuori irrompe nel dentro, il dentro non ha più confini. Il bianco si mescola con il nero, la luce con l’ombra.

Passato e presente.

PABLO PICASSO: Guernica, 1937. Olio su tela, 351x782cm, Madrid, Centro de Arte Reina Sofia.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: