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Sarà per i recenti fatti di cronaca (questo, questo e, perché no, anche questo), sarà per via dei radicati geni italici presenti nel mio DNA, sarà perché ultimamente la sto frequentando anche troppo spesso, ma in questi giorni mi sono scoperto a pensare molto alla figura della mamma.

Ci sarebbero da scrivere saggi a non finire sull’argomento, pagine e pagine su quanto le scelte materne siano influenti sulla crescita psicofisica, sullo sviluppo e sulle decisioni che i figli prenderanno più o meno incondizionati dagli stimoli familiari, su quanto mammà sia il capro espiatorio di nostre mancanze o su quanto sia causa di sensi di colpa e repressioni o – al contrario – di atteggiamenti fin troppo liberali; ma non è mia intenzione mettermi a simposare su questi argomenti, soprattutto considerando che non ne ho gli strumenti.

Vorrei solo limitarmi, in questo modesto contesto, a porre l’accento su alcuni punti.

Punto primo: il ruolo materno è fin troppo sopravalutato. Cerchiamo di essere onesti: crediamo davvero che, se un bambino non venga allattato al seno, avrà seri problemi da adulto? Crediamo davvero che ci possa essere qualche differenza tra un uomo nato con o senza un cesareo? La risposta è assolutamente negativa, ma anche il solo pensarlo ci dà un certezza, ovvero la garanzia di poter addossare la colpa dei nostri mali a qualcun altro. In fin dei conti cosa fa un dottore per darci le cure adeguate quando ci presentiamo con un forte dolore alla pancia? Ne cerca le origini. Allo stesso modo è giocoforza incolpare la mamma dei nostri sbagli. Non hai passato un esame? La mamma non ti ha trasmesso abbastanza fiducia quando era ora. Non trovi lavoro? A casa della mamma si sta troppo bene. E così via, fino ad arrivare a cose del tipo: gli affitti sono alle stelle? La generazione precedente non ha saputo lasciare alla nuova una società adeguata.

Punto secondo: le mamme (almeno la maggior parte) non sono adeguate a far crescere dei figli. Sono assolutamente convinto che mettere al mondo dei bambini sia una scelta egoistica, a volte dettata dall’incoscienza, altre dalla necessità, altre ancora dal disperato tentativo di sentirsi utili per qualcuno; ma non c’è nessuna coppia che dica di voler fare un atto di bontà mettendo in giro per il pianeta un bimbo vispo e allegro (anche perché se si considerano i tempi che corrono – e che sono corsi – due genitori responsabili non dovrebbero mai far nascere un figlio). Possiamo anche comprendere le motivazioni che spingano una donna a concepire un bambino, ma non capiamo perché queste stesse donne non spediscano fuori dalla porta dei ragazzi (anche se si dovrebbe parlare già di uomini) non appena finite le superiori. Non è forse quello che accade negli Stati Uniti da decenni? Certo l’esempio può avere molte falle, ma nella maggior parte di casi risulta piuttosto calzante. Sei una madre snaturata se desideri che tuo figlio a vent’anni vada per la sua strada? Assolutamente no; ma rischi di diventarlo se a vent’anni tuo figlio non è capace di prepararsi un piatto di pasta o di accendere una lavatrice da solo.

Punto terzo: una vera mamma soffre in silenzio. Ok, hai desiderato dei figli, li hai portati in grembo per nove mesi pieni di nausee, mal di schiena e sbalzi umorali, hai dato loro da mangiare, hai cambiato puzzolenti pannolini, hai pagato le rette di uno dei migliori asili, li hai mandato a catechismo, hai acconsentito alle loro scelte in materia di istruzione e, soprattutto, di donne – anche se ogni tanto non hai saputo fare a meno di storcere il naso -, hai accettato che andassero a convivere, nonostante che ai tuoi tempi proprio non si facesse; ma mai e dico mai avrai il diritto di rinfacciargli una di queste azioni. Quello che hai fatto è stato per amore incondizionato, cioè senza riserve, il che equivale a degli investimenti a fondo perduto. Non importa quanto hai speso, importa il risultato.

La nostra cultura è troppo pregna di riferimenti cattolici* perché questi tre punti possano essere condivisi da tutti, sono consapevole che sia una battaglia persa in partenza.

DUCCIO DI BUONINSEGNA: Madonna Rucellai – 1285 – tavola – 450×290 cm – Firenze, Uffizi

*Un esempio su tutti? La mamma per definizione è Maria, rimasta incinta senza aver mai – per così dire – praticato, il che potrebbe spiegare in parte perché un figlio non riesca a concepire l’idea che i genitori possano fare sesso, anche se non puoi proprio diventare genitore se non lo fai… Ma come mai, si potrebbe chiedere qualcuno, è stata scelta proprio questa figura di mamma? La Bibbia non è forse piena di altre figure materne, a cominciare da Eva…?

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