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Riflettevo sul significato di integralismo.

Sul Devoto Oli si legge: “Indirizzo ideologico che, partendo dal presupposto dell’assoluta validità dei propri principi, mira a stabilire la propria egemonia in campo religioso, politico e culturale, rifiutando qualsiasi alleanza o collaborazione con partiti o movimenti d’ispirazione ideologica diversa…”. Partendo da questa definizione dovrei essere per un terzo integralista. Mi spiego meglio.

Da oltre dieci anni ho deciso di eliminare integralmente la carne dalla mia dieta; tuttavia, non ho alcun motivo per ritenere le scelte alimentari altrui – qualora ce ne fossero – meno significative della mia e, soprattutto, mai e poi mai ho cercato di convincere persone ad entrare nel “Big Club No Meat”. Morale della favola: posso, in tutta coscienza, affermare di non essere un integralista in fatto di cibo.

Prendiamo ora in esame la sfera politica; qui le cose sono un po’ più complesse per il semplice motivo che faccio seriamente fatica a comprendere come persone dotate di un minimo di intelligenza possano votare per certi partiti e per i loro rappresentanti. Detto questo, non vorrei che i partiti in questione sparissero dal Parlamento per due motivi molto semplici. Il primo – quello più lodevole, forse – è la mia assoluta convinzione che dal confronto possa sempre uscire qualcosa di positivo, anche e soprattutto se si dialoga con chi ha posizioni diametralmente opposte alle nostre (sempre che non si sfiori il ridicolo). Il secondo motivo, invece, si chiama cartina tornasole, un concetto semplice e geniale al tempo stesso: basta porre a confronto due idee per far sì che quella più idiota metta in risalto l’altra. Seconda morale: non sono un integralista neanche in campo politico (si accettano smentite).

Terzo ed ultimo campo, quello religioso. Per ovvi motivi di coerenza (leggi su), dovrò affermare di essere integralista almeno in questo settore e spiego subito perché: non riesco a concepire l’esistenza di nessuna divinità e men che meno tollero chi cerca rifugio in esse senza capire che c’è poco da crocifiggersi su qualcosa che ha basi sul nulla; ma, d’altronde, come ho sentito stamane in radio, se son riusciti a farci credere per duemila anni che Maria abbia partorito senza mai essere stata con uomo…

Dopo questa breve premessa del tutto personale, vorrei allargare il discorso alla cronaca di questi giorni e chiedermi: è integralista un uomo che uccide la propria figlia in nome delle religione? Tralasciando il fatto che l’uomo in questione abbia prima ammesso l’omicidio e poi negato e si sia avvalso della facoltà di non rispondere, tralasciando il fatto che la comunità musulmana – seppur con qualche eccezione – abbia condannato l’episodio come non giustificabile sulla base di dettami religiosi, siamo davvero pronti a condannare questo delinquente? Siamo pronti a giudicarci superiori a lui?

Non voglio certo giustificare un delitto che non può trovare giustificazioni, ma vorrei mettere qualche pulce nell’orecchio. La reazione di quell’uomo è stata senza dubbio spropositata, le alternative possibili erano infinite: avrebbe potuto ripudiare la figlia o allontanarla da casa, toglierla dal testamento o, che ne so, trasferirsi in un’altra città e dimenticarsi di avere mai avuto una figlia. Certo, sono tutte soluzioni radicali, ma niente in confronto con la morte.

Se non ricordo male, nel nostro Paese era in vigore il cosiddetto delitto d’onore che consisteva, per chi non lo sapesse, nel concedere al marito un’attenuante in caso di omicidio della moglie colta in flagrante con il proprio amante (inutile ricordare che suddetto delitto-diritto perdeva di valore in situazioni opposte); e, sempre che la memoria non mi colga in inganno, questo non era concesso dai tribunali dell’Alto o Basso Medioevo, ma era valido fino a poco più di trent’anni fa. Forse sarebbe il caso di conoscerci meglio prima di giudicare l’altro.

FRANCISCO GOYA: Saturno divora un figlio – circa 1821-1823 – Olio su intonaco, strappato e riportato su tela – 146×83 cm – Museo del Prado, Madrid

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10 Comments

    • supermary
    • Posted 20 agosto 2006, domenica at 17 : 37
    • Permalink

    Sono d’accordo sul fatto del conoscerci meglio, troppe volte si parla senza sapere.
    In ogni caso hai scritto proprio tu che in Italia – qualche decennio fa – era in vigore un’attenuante per il delitto d’onore, quindi non una legittimazione dello stesso – come invece è per alcuni dei paesi musulmani.
    In ogni caso quello che fa più rabbia è che qui siamo in Italia, dove le leggi esistono e andrebbero fatte rispettate (purtroppo il governo non aiuta, parla di legalità e poi vota l’indulto). A me non importa niente se questo pakistano in pakistan sarebbe stato coperto. A me interessa che viveva in Italia, e che avrebbe dovuto uniformarsi alle nostre leggi. E non penso che abbia ucciso la figlia in un momento di follia. L’ha uccisa perchè lo riteneva giusto, e non perchè era pazzo, ma perchè così dice la religione in cui crede. Questa è la cosa grave.

    supermary

  1. Infatti quell’uomo ha commesso un delitto in Italia e da un tribunale italiano verrà giudicato e comunque non puoi giudicare un Paese in base ad una mela marcia

    • supermary
    • Posted 20 agosto 2006, domenica at 18 : 13
    • Permalink

    In pakistan lui non sarebbe nemmeno considerato una mela marcia, pensaci.

  2. Paese che vai, usanze che trovi, mi verrebbe da dire. Il fatto che in Pakistan non sarebbe condannato non significa automaticamente che sarà assolto anche in Italia, anzi, pare che il governo stia già ripensando ad aumentare gli anni dopo dei quali si possa chiedere la cittadinanza, la vicenda di quella famiglia avrà dei risvolti nel bene o nel male

    • supermary
    • Posted 20 agosto 2006, domenica at 18 : 34
    • Permalink

    Se per te “usanza” è “diritto di uccidere”, prova a chiedere ad Amnesty International.
    Ma com’è che ti ostini a difendere una cultura malata? Qui parliamo dei diritti fondamentali dell’uomo, mica di kazzate. A me non importa se al mondo esistono ancora cannibali o se esiste la legge del taglione. Io vivo in una realtà che non adotta queste prassi e che ritengo evoluta. E penso che chi conosce la storia, non dovrebbe nemmeno arrivare a pensare il concetto che hai espresso tu.

    supermary

  3. Quale concetto di preciso?
    Quello che vorrei sottolineare è che si fa presto a criticare gli altri senza guardare quello che facciamo noi. Non voglio assolutamente difendere quell’uomo, lo ripeto se non è chiaro, ma non mi puoi venire a dire che ha ucciso per religione, perché non centra nulla; ha ucciso perché incapace di lasciare crescere la figlia ed è una cosa che fanno in tanti padri italiani, anche – e soprattutto – senza uccidere

    • supermary
    • Posted 20 agosto 2006, domenica at 18 : 58
    • Permalink

    EH??????? Il concetto a cui mi riferivo è: “Paese che vai, usanza che trovi”. Non ti posso venire a dire che ha ucciso per religione? Guarda che è esattamente quello che ha fatto. Leggi un pò meglio le notizie e informati sulla cultura musulmana prima di sparare queste bombe, anzi perchè nn chiedi a qualche amichetto che ha vissuto in un paese arabo? La figlia ha fatto esattamente tutto quello che, per religione, le è proibito. Il padre ha fatto esattamente quello che la religione gli permette e lo istiga a fare in questo caso. Fai battute sui cattolici (che sono sempre di meno influenzati dalla religione ormai ) e ti rifiuti di vedere che questi musulmani sono tenuti insieme dal Corano, proprio come si faceva una volta da noi, per sottomettere e gestire la popolazione ignorante.

  4. Guarda che quello che succede ancora oggi, fatti un giro in qualche paesotto di provincia, poi ne riparliamo. Le notizie possono anche essere influenzate in base a quello che vogliono trasmettere; nella Bibbia c’è scritto tutto e il contrario di tutto, proprio come nel Corano. Se quell’uomo avesse ucciso per religione, come ti spieghi che non tutti i musulmani residenti in Italia taglino la gola alle figlie che si sono integrate meglio di loro? Non puoi pensare che la mentalità di una famiglia che si è trasferita qui sia la stessa dei tuoi amichetti che vivono in Paesi arabi, ci si iinfluenza a vicenda

    • supermary
    • Posted 20 agosto 2006, domenica at 19 : 32
    • Permalink

    Io ci sono nata in un paese di provincia, tanto per iniziare. Ti dico che lui ha ucciso per religione, perchè questo è il movente che è stato scritto. Questo canovaccio mi è stato confermato anche da 2 miei conoscenti pakistani che ora vivono in Olanda. E’ ovvio che non tutte le famiglie arabe che vivono in Italia si comportano allo stesso modo. Innanzitutto, ci sono diversi tipi di stati musulmani. Per esempio in Turchia, puoi anche non essere praticante e nessuno ti dice niente. Nello stesso Pakistan ci sono anche delle comunità cristiane e ognuno segue la sua religione. In altri stati invece no. Alcune delle famiglie che vengono in Italia decidono di non essere praticanti, altri praticano ma in maniera più soft, altri invece continuano a fare quello che facevano al loro paese, ignorando di essere in un altro stato. Ci sono inoltre delle comunità molto chiuse, in cui ci si sposa quasi esclusivamente con persone della stessa comunità. Purtroppo le donne musulmane, anche dopo che sono arrivate in Italia, non si sottraggono a questi stupidi riti. Credono, anche loro. Con qualche eccezione. E abbiamo visto che fine ha fatto. E’ ovvio che ci sono musulmani e musulmani, ma quelli veramente fedeli al corano, quelli sono così.
    Non penso di dover aggiungere altro.

  5. Alla fine ognuno rimane della sua opinione.


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