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E poi capita qualcosa che ti fa capire quanto sia minima la distanza.

Nella notte tra venerdì e sabato scorso, al largo di Lampedusa, c’è stato un naufragio di centoventi clandestini, tra essi dieci morti e quaranta dispersi. Sabato sera ne sono stati intercettati ventidue, sempre nella stessa zona; altri trentadue vengono bloccati sulla terraferma. Domenica mattina altro naufragio (trenta immigrati: dieci corpi recuperati, dieci in salvo, gli altri dispersi). Lunedì ennesimo sbarco, vengono salvati centonovantaquattro clandestini. Martedì mattina viene salvata un trentina di immigrati a nove miglia da Pozzallo (Ragusa), erano in una barca di sei metri.

Due considerazioni generali.

Trovo di pessimo gusto mettersi a discutere di questioni politiche in questi casi: che piaccia o meno, la Bossi-Fini è l’attuale legge sul controllo dei flussi d’immigrazione, se sia il caso di rinnovarla, di eliminarla completamente o di lasciarla tale e quale, dovrà essere argomento di discussione nelle apposite sedi, non dibattuta nei salotti estivi tra un disco della Hilton e una telenovela tedesca; non è il caso di speculare sul dolore di queste famiglie e di strumentalizzarlo per fini politici, meritano di più rispetto.

Mi chiedo quale visione dell’Italia abbiano questi uomini che arrivano a decidere di mettere a rischio la propria vita pur di toccare il nostro suolo; avrei alcune risposte, solo supposizioni. Se sei disperato a tal punto da arrivare a sborsare un’ingente somma per attraversare il Mediterraneo su una barca grande qualche metro, condividendo quel minimo spazio vitale con altri duecento disperati come te, evidentemente devi avere delle forti motivazioni. Gli sbarchi di questi giorni venivano dalla Libia, la cui storia è intrecciata alla nostra; l’immagine dell’Italia che forse viene filtrata dalle informazioni locali deve essere quella di un Paese ricco, agiato e pieno di belle donne disponibili, almeno a giudicare dalla trasmissioni televisive italiane trasmesse in Libia. Come non voler partire? O forse dipende solo dalla posizione centrale nel Mediterraneo. I media libici dovrebbero invece sottolineare quanto il Belpaese non sia in grado di accogliere attualmente gli immigrati, né praticamente né psicologicamente. L’amministrazione dei cpt, le condizioni di vita di chi cerca di inserirsi nelle nostre città, l’ennesimo caos politico, la precarietà del lavoro, gli affitti elevati, sono solo alcuni dei motivi che dovrebbero far passare la voglia di mettersi in viaggio; invece gli immigrati partono lo stesso, a volte vengono intercettati, altre finiscono in fondo al mare, altre vengono rispediti a casa.

Quello che resta in ogni caso è tanto dolore.

EDWARD BURNE-JONES: Speranza – Olio su tela – 1896 ca – Museum of Fine Arts, Boston

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