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Quando si fa una legge, in genere, è per modificare un comportamento divenuto abituale, in questo modo, per esempio, si possono spiegare i cartelli di vietato sputare sugli autobus anni sessanta o i più recenti – e onnipresenti – vietato fumare, il cui unico scopo è quello di far sentire in colpa chi cerca solo due minuti per un sano autoannientamento. In questa stessa ottica si può comprendere l’iniziativa del comune di Torino di regolamentare i rapporti tra cani; nella città sabauda, infatti, dal 26 ottobre non sarà più possibile fare quelle simpatiche cosucce che ogni persona dotata di un minimo di buon senso guarda con schifio. In altre parole, nessuno potrà più propinare quelle scuse banali che bene o male abbiamo sentito tutti. Si va da quei divertiti “Eh, ma è lui che trascina me”, quando incontri un tuo amico in bicicletta che attaccato al manubrio, al posto della trombetta, tiene al guinzaglio un cane – sono facili da riconoscere, perché la lingua disidratata e penzolante del cane in questione si perde circa sei chilometri prima del corpo cui appartiene – ai più scocciati “Fatti-i-cazzi-tua”, quando fai notare che il marciapiede non è mai stato (né si è trasformato nel cuore della notte in) una lattrina. Dai soliti “Tanto non lo fa nessuno!”, se fai notare che ogni padrone civile dovrebbe portarsi dietro sacchetto e guanti per pulire, ai meno abituali “Sarà mica stato un cristiano, guarda com’è grossa…?” – per la serie gli stronzi o si calpestano o si incontrano per strada. Non saranno più ammesse scuse se il padrone si rifiutasse di accompagnare il cane a fare la pipi almeno tre volte nell’arco di una giornata (anche se devo dire che questa regola di solito non viene mai trasgredita, forse perché il bravo padrone unisce l’utile al dilettevole, accompagnando l’amico a quattro zampe a fare i bisogni con la sinistra e accontentando i propri bisogni fumando con la destra); quello che verrebbe da chiedersi è come si faccia a controllare, pare che verranno interrogati i vicini… Sarà vietato anche utilizzare delle meravigliose tinture stile manga sui mantelli di Bobby, Fido o Alì (non mi scorderò mai di un’intervista su Mtv ad una modella che colorava il proprio barboncino rosa shocking) e soprattutto – pratica di gran moda nel Belpaese – non saranno ammessi tagli alle orecchie o alle code (qui il riferimento televisivo è affidato a Forum, Rete4, in cui un ragazzo aveva portato in causa la convivente perché aveva fatto tagliare chirurgicamente le unghie al gatto per evitare che le “rovinasse i bei tapppeti finto-orientali”) o combattimenti fra animali, anche se era già legge da un po’.

Se c’è bisogno di fare una legge significa che bisogna cambiare comportamenti abituali, si diceva all’inizio, ovvero bisogna evitare che padroni degenerati portino a passeggio il cane tenedolo legato al manubrio della propria bicicletta o – peggio – del monotorino; che gli stessi padroni puliscano dove il cane sporca – e da qualche parte la deve pur fare -; che non vengano inflitte all’animale inutili e pericolose mutilazioni.

Ora mi chiedo: cosa lo prendi a fare un cane se non hai intenzione di seguire queste regole che, prima di essere decodificate da un’apposita legislazione, devono essere dettate dal buon senso? Fermo restando che i cani, come del resto tutti gli animali, non devono mai essere regalati ma presi dal diretto interessato in base ad un personalissimo interesse ad accudire un essere vivente che faccia e che esiga compagnia; ma anche se, supponiamo, venga regalato, nel momento in cui l’interessato lo accetta in casa, accetta anche una serie di responasabilità; il fatto che non possano parlare, non significa che possano accettare tutto.

Un plauso, intanto, a Torino che si va ad aggiungere ad un ristrettissimo club che mette il rispetto dove va messo.

GIACOMO BALLA: Dinamismo di un cane al guinzaglio – Olio su tela – 90×110 cm – 1912 – Albright-Knox Art Gallery, Buffalo

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2 Comments

  1. Il problema è il rispetto. Non ce lo abbiamo nemmeno tra individui, pensa verso gli animali…

  2. Dici? La mia amica Paola, invece, sostiene che diamo troppo rispetto agli animali e trattiamo le persone come pezze, soprattutto i bimbi.


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