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A prima vista il caso di Natasha sembrerebbe avere tutti i connotati di un classico caso di rapimento.

Sottratta ai suoi genitori a soli dieci anni, cresciuta in cattività all’interno di una piccola cantina dalla quale non è mai uscita salvo rare eccezioni, la sua esperienza del mondo è stata filtrata da giornali sapientemente aggiustati e privati di quelle pagine compromettenti; non le era concesso vedere la televisione, solo qualche film a noleggio e solo in compagnia del suo rapitore; poteva leggere e poteva esercitarsi a scrivere. Il resto, tutto quello che fanno le adolescenti in ogni parte del mondo, le era proibito. Non poteva frequentare i suoi coetanei, farsi delle amicizie, prendere in giro l’insegnante di matematica, fumare di nascosto in bagno con il terrore che la porta si aprisse da un momento all’altro e una mamma incazzatissima irrompesse in casa – che anche se avevi spento la sigaretta tre ore prima riusciva a sentirne l’odore lo stesso -, non poteva innamorarsi del figlio dei vicini, quello che aveva soltanto due anni in più di te, ma che sembrava tanto maturo.

Natasha ha passato otto anni della sua vita chiusa in una scatola; il suo unico tramite con il mondo un uomo di vent’anni più vecchio, un uomo che le ha offerto un passaggio per una destinazione alla quale non giungerà mai. Per quell’uomo è stata una mogliettina fedele; nel malato equilibrio che erano riusciti a crearsi, lei svolgeva tutte le funzioni di geisha fedele, si occupava della casa, della sua pulizia e si occupava del suo uomo, cercava di soddisfarlo.

Quando è scappata – ma meglio sarebbe dire quando ha voluto scappare – probabilmente sapeva che avrebbe condannato a morte il suo carceriere, gliel’avrà detto più di una volta, se scappi m’ammazzo, ma lei ha scelto che era ora di cambiare, di essere fautrice del suo destino, anche se sarà sempre marchiata da quell’esperienza di bambina rapita.

Tutto il resto sono solo chiacchiere.

Poco importa cosa hanno da dire rinomati professori a proposito, poco importa se la stampa abbia deciso che questo debba essere il caso dell’estate, poco importa se centinaia di blog si occupano della faccenda.

Se vorrà Natasha potrà fornire qualche spiegazione stasera, in diretta televisiva, naturalmente; di fronte ad un pubblico abituato ad entrare nella vita di concorrenti di reality, toccherà a lei spiegare i segreti della sua vita da reclusa.

HARMENSZOON VAN RIJN REMBRANDT: Il rapimento di Ganimede – 1635 – Gemaldegalerie, Dresda 

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6 Comments

  1. ciao, ti ringrazio di avermi nominata! non riesco però a capire la tua età…

  2. hem…non mi pubblica i commenti o sono io che non li riesco a leggere?

  3. Che poi si scrive Natascha.
    Dopo l’intervista sulla tv austriaca prima e su La7 poi, le impressioni e le domande sono tante. Innanzitutto, quella che emerge è l’immagine di una ragazza distrutta da otto anni non propriamente facili; avete in mente i tossici quando cercano di farvi bere che ne sono usciti? Parlano, parlano, senza fermarsi un attimo, come se più parole facessero uscire dalla loro bocca, più saresti convinto che vada tutto bene; ma ostentare è già un chiaro segnale che non va.
    Poi lo spettatore si indigna a sentire le domande che non ha fatto l’intervistatore: la mamma del carceriere, che frequentemente andava a casa del figlio, sapeva? Perché Natascha ha aspettato tanto? Perché non ha ancora visto i genitori? Etc. etc.
    Forse è davvero il caso che la ragazza cambi nome e ricominci una nuova vita altrove, per non diventare “Natascha del G.R.”

  4. @Zdora: non avevo notato che eri segnata come spam, schiusa!
    Io ho (a giorni) 26 anni e grazie a te per il tuo simpatico blog, ciao

  5. marco…non ho capito perchè col mio blog torni indietro nel tempo…io ho 27 anni… sono comunque lusingata, continua a passare di là!

  6. Perché nel tuo blog citi spesso i miti della mia infanzia, tutto qua; non era una questione anagrafica


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