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Il professore Umberto Galimberti ha tenuto un’interessante lezione magistrale al recente Festivl della Filosofia, sostenendo che la democrazia è morta.

Secondo lui, infatti, l’idea di democrazia in senso etimologico (“potere del popolo”) non esisterebbe più: i cittadini non sceglierebbero i loro rappresentanti politici spinti dala concetto del tutto razionale di mettere al comando del Paese persone competenti e qualificati; a guidare le loro (nostre) scelte ci sarebbe la passione del momento.

Dopo aver fatto i conti con il 9/11, l’uomo medio ha deciso che a rappresentarlo dovesse essere colui che è maggiormente fotogenico, che sa parlare meglio degli altri, che promette di essere il paladino della civiltà contro gli infedeli.

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6 Comments

  1. Non ho assistito alla sua lezione magistrale, ma conosco abbastanza bene le sue teorie sulla democrazia.
    Secondo il nostro, è stata la tecnica a uccidere la democrazia (e te pareva), anche se ora, da quello che dici, sembra essere stato l’11 settembre.
    A me non ha mai convinto del tutto: come la intende lui, la democrazia non è forse mai nata…

  2. Però, se ci pensi, è spesso l’impeto del momento a farci scegliere i nostri politici, soprattutto negli ultimi anni.

  3. Il problema è che, bene o male, è sempre stato così.

  4. Dici che il razionalismo non esiste?

  5. Sono perfettamente d’accordo con lui. Con la “discesa in campo” del Nano, il marketing è entrato pienamente nel mondo della politica. Si organizzano battage elettorali come se si trattasse di vendere una nuova marca di carta igienica. Vedi il successo elettorale di FI, un partito che non è sorretto da alcun pensiero politico. E ciò ha portato anche a un dibattito politico sterile, basato su illazioni e accuse che entrano nel personale e mai sul merito delle questioni.

  6. Il problema è che il dibattito politico non è sterile solo per colpa della destra; è un discorso che coinvolge più o meno tutti, dal giornalista che occupa pagine e pagine sul trapianto di Silvio a me che ci scrivo un commento sopra.
    Ci interessa più della Lewinsky che della guerra in Bosnia


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