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Alcune riflessioni sulla televisione italiana.

Punto primo: il numero dei reality attualmente in onda. Proviamo a fare un elenco: Reality Circus, L’isola dei famosi, Wild West e La pupa e il secchione, ai quali dobbiamo aggiungere i simil-reality C’è posta per te e Uomini e donne, infine Unan1mous appena conclusosi. Non sono un esperto di palinsesti, ma, se al 20 di settembre sui nostri teleschermi vengono mandati in onda sette reality show, sappiamo già cosa aspettarci per il resto dell’anno. Allora mi chiedo: ma gli autori credono davvero che lo spettatore medio non si accorga di masticare sempre la stessa pappa? (Nota a pie’ punto: avrei una domanda per il direttore di Canale 5 a proposito di reality: ma la D’Urso è l’unica in grado di presentarne?)

Punto secondo (che in qualche modo è collegato al primo): dove sono finite le idee? Sta per tornare l’autunno – che, per inciso, inizia il 23, cari i miei giornalisti – e riparte il pacchetto di programmi triti e ritriti: si comincia da La prova del cuoco con la Candonellina, per poi fare un pit-stop a Forum, per riprendere da La vita in diretta con il Cucuzzaro e finire con Buon pomeriggio che altro non è che la versione pomeridiana di Tutte le mattine, che altro non era che la versione mattutina di Maurizio Costanzo Show… Se poi anche a FuturaTv i programmi sono glia stessi dall’anno scorso, allora…! (Nota a pie’ punto: non fraintendetemi: i format di Rai Futura sono ben ideati e ben curati, ma rispetto a qualche mese fa hanno poco o nulla di innovativo; in ogni caso sospendo il giudizio confidando nelle sorprese che Giulia ha preannunciato).

Punto terzo: i telefilm (americani) sono l’unica ventata di aria fresca. Persino guardare le repliche della prima stagione di Desperate Housewives quest’estate è stato più stimolante di una qualsiasi puntata de I fatti vostri. Il problema è che le (buone) serie passano prima sul satellite e poi in chiaro, il che significa che, se non hai Sky e i tuoi amici sì, sarai sempre un passo indietro e non potrai partecipare ad un sacco di discussioni, passando per asociale. (Nota a pie’ punto: qualcuno potrebbe spiegare alle vecchiette che se telefoni dopo le undici della mattina non devono rispondere per forza urlando: “Piazza Grande”! Grazie.)

ANDY WARHOL: Brillo Boxes – 1969 (replica dell’originale del 1964) – serigrafia su legno – 50.8 x 50.8 x 43.2 cm ognuna delle 60 scatole – Collection Norton Simon Museum

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