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David GrossmanQuest’uomo è la persona che attualmente gode della mia più completa stima.

David Grossman lo scorso 14 ottobre è stato ospite della manifestazione cagliaritana Tuttestorie; esattamente due mesi dopo la tragedia che ha colpito la sua famiglia, l’autore di origine israeliana ha deciso di fare la sua prima uscita pubblica in un ambiente a lui familiare, circondato dai bambini in un festival dedicato alla loro letteratura, che tanto deve a Grossman stesso (Ci sono bambini a zigzag, un titolo su tutti).

La sua partecipazione era stata concordata prima dello scorso 14 agosto ed era stata confermata dopo quella data, a patto che non gli venissero fatte delle domande su Uri, quel ragazzo che sembrava incarnare in sé tutti gli archetipi del difficile e – a volte – conflittuale rapporto tra padre e figlio: sostenitore del pacifismo il primo, dell’intervento armato il secondo; firmatario di un appello per la pace David, soldato in Libano Uri.

Non ne ha parlato, David, del figlio morto nel fiore della giovinezza alla guida del suo carro armato, ma è difficile non leggere in ogni sua frase un accenno alla vicenda. Ad una bambina che gli chiede “Ma quanta parte ha avuto l’egoismo nel conflitto arabo-israeliano?”, risponde “In ogni conflitto, anche tra amici, tu guardi al tuo interesse. E se sei ferito, se sei offeso e insultato, molto raramente hai la generosità e l’energia di cercare di capire il punto di vista dell’altro. Il corpo ti si raggrinzisce, ti si raggrinzisce la mente.”

Di ferite sulla mente e sul corpo di David Grossman questo conflitto deve averne lasciate molte, quello che colpisce è la sua capacità di riuscire a vedere questi accadimenti non in prospettiva di un’eventuale e, se vogliamo, comprensibile vendetta; lo scrittore, invece, si mette nella posizione di colui che vuole comprendere, non di colui che vuole giudicare l’altro. Certo, queste ferite sono ancora ben lontane dalla cicatrizzazione – solo parlarne ne provoca la riapertura -, ma sembra essere sulla strada giusta; la moglie, i figli, il suo lavoro e i suo lettori faranno il resto.

Del resto, lo scrittore vive con la famiglia in un piccolo paese distante una decina di chilometri da Gerusalemme; avrebbe la possibilità di risiedere in qualunque parte del mondo e questo di per sé sarebbe sufficiente per capire quanto la mente di David non si sia raggrinzita e quanto sia grande la sua fiducia nel genere umano.

MARC CHAGALL: Autunno nel villaggio

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