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Se è vero quanto riportato da questo articolo, il 55% dei Cileni sarebbe contrario ai funerali di Stato di Pinochet e il 70% al lutto nazionale; ovvero, la metà della popolazione vorrebbe che lo Stato si facesse carico dell’esequie ed un terzo vedrebbe con favore il cordoglio dell’intero Paese. Per ogni Bachelet o Allende che dice no, c’è almeno una persona che dice sì.

È qualcosa che probabilmente non arriverò mai a comprendere.

Secondo Wikipedia, nei 17 anni nei quali Pinochet rimase al potere ci sarebbero stati 2.095 morti e 1.102 non precisati “scomparsi” (disse la commissione Rettig nel 1971), fino a 80.000, secondo i diretti interessati.

Non sono del parere che la morte cancelli tutto, mai come questo caso è stato vero il contrario: se uno da vivo si è comportato da testa di cazzo, non significa che, una volta defunto, possa essere riabilitato, anzi, quello che rimane, i ricordi e il peso delle sue azioni sulle altre persone non possono essere cancellate dalla memoria; quelle 3.197 persone che sono state condannate perché ritenuti ostili, le loro famiglie, i loro amici meritano maggiore rispetto.

È proprio partendo da questi riflessioni che non riesco a capire quel 45%.

Forse, il fatto che Pinochet fosse un 91enne malato ha giocato un ruolo determinante, un misto di pietà e carità che fa dire che non sia pensabile prendersela con un vecchietto che ha già subito dalla vita una pesante rivalsa; forse, la speranza in un giudizio ultraterreno permette che venga almeno ridotto quello spirito di vendetta che s’addensa nei sopravissuti.

Ma l’arroganza che ha avuto fino agli ultimi giorni, quella come si giustifica? Come giustificare la richiesta dei funerali di Stato? Come giustificare la certezza di non potere essere condannato che permette di nascondersi dietro all’immunità parlamentare?

Non ha mai chiesto scusa. Non che me lo aspettassi, sia ben chiaro: per chiedere scusa è necessario accorgersi prima dell’iniquità dei propri gesti, è necessario capire di aver sbagliato. Di che cosa dovrebbe rimproverarsi un uomo che è stato al potere per diciassette anni, durante i quali il tasso di disoccupazione è passato dal 4.4% nel 1973 al 19.9% del 1976 fino al 30.4% del 1983? durante i quali l’economia tracollava ed aumentava il numero di morti infantili? Di cosa dovrà mai rimproverarsi quel pover’uomo?

Di nulla, d’altronde gode dell’appoggio del 45% dei Cileni da morto, figuriamoci da vivo.

Come quegli ultrasessantenni italiani che ricordano con piacere gli anni del Duce, perché “quando c’era lui, sì che il Paese era in ascesa: tutti dovevano rigar dritto, questa era la vera democrazia”.

Napoleone come Marte

 

ANTONIO CANOVA: Marte pacificatore – 1803-06 – marmo – h. cm 340 – Apsley House, Londra

 

Ttag

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9 Comments

  1. non sei l’unico a non capire, davvero, avvolte rimango sconcertato.

  2. Ed è campato per quasi un secolo…

  3. A più di sessant’anni dalla morte di Mussolini, in Italia esiste ancora un gruppo di nostalgici. Questo te lo spieghi?
    Esiste un leader dell’attuale minoranza che chiede a gran voce la soppressione del 25 Aprile. Questo te lo spieghi?
    Io francamente no. Non ci capisco un tubo.

  4. purtroppo quello che avviene oggi è un lento inesorabile lavorio ai fianchi, ad anno zero sentire parlare i partigiani mi ha dapprima commosso e dopo messo dentro una voglia di resistere a questa continua costante campagna di lavaggio del cervello vedere bondi che negava le immagini di fascismo nella farsa manifestazione a pagamento, se oggi si dice undici settembre siamo in pochi a ricordarci una ben più buia pagina di una storia che ha come scenario quello che si potrebbe ribattezzare uno dei tanti laboratori politico militari americani….vogliamo parlare di tito , un grandissimo bastardo comunista che quando rinnegò stalin divenne un supereroe per il popolo più dimentichereccio del mondo, e come lui tanti altri, a partire da saddam, e questa forma di meningite dimentichereccia ce la stanno trasmettendo dal dopoguerra…resistere…ancora oggi resistere ad un invasore più subdolo e scaltro…un saluto

  5. Sono i paradossi che la società crea… Trovo assurdo che un criminale come Pinochet goda della fiducia di quasi la metà dei cileni. Uno schifo.

  6. Io inizio seriamente a perdere la fiducia – sotto le feste poi… – tra le varie cose che Bocca ha detto da Fazio settimane fa c’era quella sull’enorme presenza dei fascisti in Italia che non mi levo dalla testa

  7. In Italia mi sembra molto più grave la presenza dei comunisti in parlamento, che quella dei fascisti non si sa dove…

  8. Gent. sig. Salo (o Salò, aiuto!),
    i fascisti si sa benissimo dove stanno. Non basta andarsi a fare un bidé a Fiuggi per cambiar bandiera. E Fini è solo uno dei più moderati. I comunisti invece, ammesso che in parlamento ve ne sia ancora qualcuno, in Italia non hanno mai dato vita a nessun regime dittatoriale. Si sono adoperati piuttosto per le lotte dei lavoratori e per ottenere diritti e garanzie di cui tutti gli italiani (nessuno escluso) possono godere liberamente. E’ solo con la “discesa in campo” del Santo di Arcore che la parola “comunista” è diventata un epiteto offensivo. Per quanto mi riguarda non lo è affatto. Anzi, io sono comunista e non trovo nulla di cui vergognarmi. Perltro, per tornare alla faccenda in questione, non mi risulta che Pinochet fosse propriamente un comunista.

  9. Salo, almeno argomenta la tua affermazione


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