Skip navigation

Ormai ci siamo e bisogna postare a proposito, altrimenti si arriva ultimi, come al solito.

Fra quattro giorni è Natale.

No, ho contato bene, perché per me Il Natale è quel (breve) periodo compreso tra il tardo pomeriggio della vigilia e le prime ore del venticinque. Il resto non è Natale, il resto è qualcos’altro, è l’ennesima domenica dell’anno, è la panna che fa da contorno ad una torta, è lo stress da prestazione, è l’ansia da poco tempo.

Natale arriva inesorabile come sempre. Non chiede “permesso”, entra e basta; si fa largo tra gli invitati, spinge per essere in prima fila; lo riconosci subito tra i presenti: è quello che vuole parlare per forza, quello dei gesti improbabili per ottenere attenzione, quello che ti guarda dritto negli occhi e, senza muovere bocca, ti dice, con superba arroganza: “Anche se in un angolo recondito del tuo cervello hai potuto pensare – per un attimo – che avresti vissuto senza di me, che sarei andato dappertutto, tranne qui, che sarei stato una cometa che non sfiora mai la tua vita, io sono qui”.

A quel punto, ti ricordi che devi comprare dei regali per il parentado ed amici. Qualcosa già ce l’hai in mente, negli anni hai imparato la lezione e tieni le orecchie ben aperte per captare segnali che possano indicarti il sentiero dorato che conduce, se non al regalo perfetto, quantomeno a quello bello-a-vedersi. Allora, ti affanni nella corsa. Cerchi quel negozio dove eravate quando ha detto “Prima o poi dovrò comprarmi questo” e ti sforzi di ricordare cosa diavolo mai fosse quel “questo”. Se sei fortunato, ti torna in mente in tempi brevi; se sei doppiamente fortunato, riesci anche a trovare entrambi, negozio e regalo. Al contrario, all’apice della sfiga, devi farti venire un’idea, qualcosa che possa compensare la mancanza del regalo perfetto, se mai possibile, ma sì che è possibile e saranno proprio quei regali che avranno un quid in più, che brilleranno per la loro originalità. Almeno, hai bisogno d’illuderti che sia così.

Perché l’altra caratteristica dell’amico Natale è l’ipocrisia. Nessuno verrà a dirti che il regalo fa veramente schifo, cercherà di contenere una smorfia, nascondendola dietro ad un tiratissimo sorriso, bascicherà qualche parola, “Grazie del pensiero, non dovevi disturbarti” e quel “pensiero” sarà il tuo punto di forza, la tua garanzia, la tua coscienza pulita.

L’altra faccia dellla medaglia ipocrisia è quella che fa dire cose improbabili, del tipo “Non mi prendere niente, quest’anno bisogna contenere le spese”. Cazzo. Le persone che dicono cose del genere sono le più difficile da accontentare, non puoi limitarti a comprare qualcosa di cui aveva parlato quella volta, era un trabocchetto; ora si aspetta di trovarlo sotto l’albero, ha già preparato la frase da dire, mentre, scartandolo, si accorgerà di avere tra le mani proprio quella cosa. No, bisogna darsi da fare, girare per negozi nei quali non avresti mai messo piede in condizioni ottimali, sorprendere con qualcosa di assolutamente inaspettato e mettere in previsione almeno tre giorni per cercare solo quello.

Fino a qualche anno fa, sfidavo Natale. Mi ero messo in testa che non mi sarei fatto prendere dall’ansia consumistica e per dimostrarlo, prima di tutto a me stesso, compravo i regali in giorni prestabiliti: il 22 e il 23, a volte anche il 24 mattina; nell’arco di poche ore vedevo incartare i pacchetti e distruggerli (porta bene!) in pochi attimi. Ero anche bravino. Il poco tempo m’impediva di avere pretese e mi facevo andare bene (quasi) tutto.

Adesso è diverso. Inizio a fare una lista intorno ai primi del mese. Intorno al dieci, inizio a fare acquisti che nascondo nell’armadio, sotto le lenzuola che non uso mai. Il che non m’impedisce di arrivare con l’acqua alla gola al 24, anzi, forse lo stress è maggiore.

Tanto per la cronaca, ad oggi, mancano all’appello tre regali: per mia madre, per mio padre e per mio cognato.

Poi arriva la sera della vigilia, con i suoi riti preconfezionati. Dalle lamentele sul numero eccessivo di portate (“Ma quanti primi hai fatto?!” “Ma sei la lista della cena l’hai fatta tu!” “Io?? Io non ho messo tutte queste cose” “Adesso dai la colpa a me??”) alle discussioni sul canale da lasciare in tv – perché il nonno vuole vedere il telegiornale (“Anche a Natale? Un po’ di riposo”), la nipotina il cartone animato (che, chissà perché, è sempre lo stesso), l’altra nipotina il concerto, la nonna il film sulla passione – fino alla tediosa scelta (“Ma apriamo il pandoro o il panettone?” “Sai che non sopporto l’uvetta” “Ma, almeno, sa’ di qualcosa!”).

Poi Natale esce di scena, a differenza dell’arrivo, la partenza è piuttosto veloce. Ti senti liberato, per almeno altri undici mesi non dovrai fare bilanci esistenziali, cercare regali, sorbirti parenti che si ricordano di telefonare una volta all’anno, mangiare, mangiare e mangiare.

MICHELANGELO: La sacra famiglia (Tondo Doni) – 1503-04 – tempera su tavola – 91×80 cm – Galleria Uffizi, Firenze.

Ttag

Annunci

4 Comments

  1. Il Natale è soltanto un’altra prigione, un’altra trappola… dalla quale non possiamo fuggire perchè non abbastanza maturi…

  2. io detesto il natale, o meglio l’ipocrisia, i turisti (ma quelli li detesto tutto l’anno), l’essere buoni per forza e blablabla
    abolitelo

  3. Il Natale è davvero stressante, abolirlo sarebbe una gran cosa!
    Bella descrizione, più o meno è ciò che succede anche a casa mia!
    Un abbraccio natalizio allora…

  4. Dubito fortemente che verrà abolito in tempi brevi. Non resta che godervelo (dopo lo stress. s’intende)


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: