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Qualche anno fa, fu ospitata da nella sua trasmissione pomeridiana “Help”.
Lei ricordava con piacere la sua prof d’italiano che le aveva fatto conoscere e di come il poeta le avesse cambiato la vita; raccontava particolari personali del suo rapporto con con il quale aveva appena girato ; annunciava il suo progetto di dirigere un film che avrebbe avuto per soggetto l’amore perfetto (una donna amava, senza essere ricambiata, un uomo, il quale non doveva fare assolutamente nulla per sentirsi amato, in questo consisteva la perfezione del sentimento) e di come fosse alla ricerca di finanziamenti; parlava della sua passione per la boxe; gli fece vedere il suo anello, due ali che, con un semplice gesto, potevano trasformarsi in un’appuntita lama (“non perché voglia fare male a qualcuno, ma perché, se qualcuno volesse farne a me, sarei in grado di difendermi”).
Lui, per tutto il tempo, non faceva che darle della “strana”.
“Che strani ricordi!”
“Che strana visione!”
“Che strane idee!”
“Che strano atteggiamento!”
“Che strana!”

Lei fece finta di non sentire per una ventina di minuti, poi, spazientita, disse una cosa che mi rimase impressa a lungo negli anni successivi.
“In realtà, noi usiamo la parola “strano” per definire ciò che non siamo i grado di definire. Tu non riesci a mettermi all’interno di una categoria, allora dici che sono “strana”; non sei capace di classificarmi e trovi l’unico modo per rassicurarti attribuendomi quell’aggettivo.
Ma così è troppo facile.”

Tutto questo per dire che sto vivendo dei giorni “strani”.
Giorni che non oso definire con il giusto attributo, ma nei quali avverto la transizione.
La consapevolezza di essere giunto alle ultime righe del capitolo è tangibile, come tangibile è la paura del nuovo; la paura di osare qualcosa di fin troppo grande toglie il respiro, annienta i gesti.
Sono giorni nei quali mi sorprendo a ridere (di nuovo) guardando “Mary Poppins”, senza preoccuparmi della credibilità dei fondali o del sinc sbagliato nelle canzoni, senza chiedermi “ma perché nega di aver fatto tutte quelle cose, dopo averle fatte?”.
Giorni di confronto con il matrimonio, con il lavoro, con lo studio, con la vita.
Giorni di scoperte informatiche.
Giorni di malinconia post festaiola, perché è proprio vero che la festa deve essere abbandonata al top, senza vederne la fine.
Giorni senza quotidiani e telegiornali, per illudersi che, senza, il mondo non sta progredendo, proprio come me.
Giorni che lasciano cadere la pelle logora e fanno spazio alla nudità.

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2 Comments

  1. Asia è una donna intelligente trasgressiva bella e sensuale, ma la sua voce mi mette le mani nel sangue. Ti capisco, ho passato il giorno di Natale sul divano con il portatile sulle gambe al top della mia associalità!
    Un abbraccio.

  2. Asia riesce ad esprimere una miriade di emozioni solo tramite i suoi sguardi (mai visto “Compagnia di viaggio”?).
    Ho passato la vigilia tutto sommato in maniera più che ottimale, si vede che ero in stato di grazia; il 25 non finiva più, c’erano amici dei miei che raccontavano sempre quelle quattro cose.


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