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Ieri mattina è andata in onda una puntata de La storia siamo noi dedicata alla rappresentazione che i media americani (cinema e tv) hanno dato della Shoah nel corso di questi ultimi cinquant’anni.
La puntata rientra all’interno di una speciale settimana che il programma dedica alla Memoria del 27 gennaio 1945.
La visione di quel resoconto mi ha spinto a guardare un film che avevo visto una sola volta, quando uscì nel ’93. All’epoca avevo tredici anni e andai a vederlo assieme ad un mio compagno di scuola, non tanto perché fossimo interessati al soggetto, quanto per tutta la pruderie che si era sollevata intorno ad una possibile censura ai minori di quattordici anni (non ricordo se fu poi messa in pratica o no); non mi vergogno di dire che non rimanemmo sconvolti da quella visione, anzi; più che essere turbati dalla cattiveria dell’animo umano, eravamo turbati dalle tette delle numerose amanti di Schindler e di Goeth.
Rivederlo quattordici anni dopo è stato diverso. Più volte mi sono sorpreso con gli occhi pieni di lacrime ed è difficile che mi capiti, soprattutto per un film. C’era qualcosa, però, in alcune scene, che mi ha profondamente turbato ed adirato.
Per tutto il tempo mi sono chiesto come mai, come fosse possibile che fra oltre sei milioni di persone non sia nato il desiderio di rivalsa, non ci sia stato un moto di organizzazione per scappare da quei campi o, perlomeno, per formare un gruppo compatto e per attaccare i gerarchi che erano in numero inferiore.
In linea di principio, sono contrario all’istituzione di giornate “particolari” nelle quali ci ricordiamo ipocritamente una volta all’anno di genitori, nonni e amanti, ma nel documentario dell’altra mattina un produttore ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere.
“Fra poco tempo, non ci saranno più testimoni oculari dell’olocausto”.
Il senso di colpa che il mondo cosidetto occidentale ha maturato nei confronti di quelle persone è talmente alto che continuerà ad alimentare quel ricordo.

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6 Comments

  1. Credo che sia giustissimo tenere viva la memoria di quelle vicende orrende e vergognose per l’umanità, perchè ci sono troppe persone che cercano di negare che tutto ciò sia realmente accaduto. Bisogna parlarne, fare conoscere a tutti, sopratutto alle nuove generazioni, ciò che è stato l’olocausto. Altrimenti un giorno, quando questi fatti saranno ormai troppo lontani … in pochi saranno disposti a credere che un’evento così assurdo ed inumano sia poturto realmente accadere!

  2. Ci furono alcuni casi di ribellione, ma quei pochi che cercarono di difendere la propria umanità morirono per primi, come accadde a Varsavia. Del resto, quando si ascoltano o si leggono le testimonianze dei sopravvissuti, si diventa consapevoli che per chi non ne ha avuto esperienza diretta la Shoah resta incomprensibile. Credo anch’io che rimarrà per sempre una ferita aperta nella coscienza degli europei, e trovo che sia giusto e utile spargervi del sale una volta all’anno.

  3. non sò, non credo, sia una ferita aperta negli europei in generale.
    non sò se per i tedeschi sia così, di certo non lo è per noi italiani, almeno non mi sembra di vedere tutta questa partecipazione al dolore, o rimorso, o altro.
    una volta all’anno ce ne ricordano i media, la politica, quant’altro. ma se non ci fossero davvero ricorderemmo?
    E’ per questo che sono scettico sull’attribuire a tutta l’europa un intimo senso di colpa.

  4. Mi astengo, potrei postare un commento lunghissimo e vorrei evitare di apparire piuttosto logorroica. Hai visto il film a distanza di anni edimmi, ci sei riuscito anotare l’unica cosa colorata del film?
    Il finale, dove l’attore piange perchè avrebbe voluto barattare la macchina per salvare altre vite, mi devasta, anch’io credo di non aver mai pianto tanto per un film.
    Un abbraccio.

  5. Chiara, libera di scrivere quello che pensi.
    Il finale del film è molto struggente così come la scena nella quale le donne vengono deportate ad Auschwitz, anziché nella nuova “fabbrica”.
    Ho notato il cappotto rosso della bimba, anche perché ne “La storia siamo noi” c’era un’intervista a Spielberg che, fra le altre cose, spiegava che quell’unica macchia di colore voleva rappresentare una macchia nell’opinione pubblica europea, una macchia sotto gli occhi di tutti e alla quale non si è data molta attenzione.
    Gli Americani, gli Inglesi, la Croce Rossa Internazionale, la Chiesa, i Palestinesi, tutti erano a conoscenza di quello che stava accadendo nei campi di concentramento, nonostante questo, si è deciso di non muovere un dito.
    Hertz, non avverti il senso di colpa? Eppure io lo trovo così tangibile e, per quel che mi risulta, lo avvertono anche i quindicenni d’oggi; probabilmente sarà lo stesso sentimento che avvertiranno i nostri nipoti per Guantanamo.

  6. Effettivamente…


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