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Come fanno giustamente notare anche loro due, il revival anni Ottanta continua a farsi largo impietosamente; il palisensto di Italia 1 è una replica continua (Ape Maia, Chips, Hazzard, Supercar, Georgie, Hallo Spank…); ultimi riesumati: i Puffi. Sì, proprio loro, quei buffi ometti tutti blu, alti una mela o poco più, quelli che contano una popolazione di milioni di unità (tutti maschi, tranne una che viene creata dal cattivone come arma di distruzione di massa) e solo una ventina di queste gode del privilegio di un nome (e che nomi: Quattrocchi, Sciccoso, Puffopittore…). Il cattivone si chiama Scaram Gargamella e il suo gatto rosso e poco sveglio Birba. Il capo dei Puffi è – ovviamente – il vecchio e saggio Grandepuffo, l’unico vestito di rosso, e (udite! udite!) solo nel primo episodio, quello andato in onda lunedì mattina, per intenderci, ha la voce di Elio Pandolfi.

Ora, il punto è: mancano idee originali da proporre o la generazione anni 80 non riesce (o non vuole) crescere?

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8 Comments

  1. Io direi la prima! 😛

    • Daniele Medri
    • Posted 8 febbraio 2007, giovedì at 1 : 37
    • Permalink

    La verità non è bianco o nero: è una generazione anni 80 a corto di idee che si rifiuta di togliersi le timberland.

  2. La tua risposta fa molto Del Dubbio: “e, come al solito, la verità sta in mezzo”, un saluto.

  3. Non eri d’accordo sul fatto che noi non siamo cresciuti meglio dei bambini di ora?
    Ho gli esempi davanti agli occhi tutti i giorni, credimi, noi siamo stati bambini davvero.

  4. Bel post, belle le metafore.
    Un abbraccio.

  5. Non ho capito se dici che noi siamo cresciuti meglio o no; quello che io penso è che noi, a differenza della generazione nata negli anni 90, abbiamo avuto un’infanzia, nel senso che non abbiamo avuto fretta di crescere e di correre a limonare con il/la compagnuccio/a di banco, quando è capitato non ci siamo tirati indietro, ma non abbiamo vissuto la pubertà in funzione di quello, come vedo che fanno oggi.
    Onestamente, però, ti devo dire che non so quanto la mia opinione sia dettata dal reale riscontro con gli adolescenti di oggi e quanto possa dipendere dalla nostalgia per ciò che non è più.

  6. Ah ecco.

  7. E comunque non se ne può più: gli anni Ottanta sono finiti (per fortuna o purtroppo, come preferisci), pensiamo al presente e scurdamoce ‘o passato


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