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Con regolarità quasi sospetta appare sulla terza pagina del Corriere un articolo che dà il via ad una polemica per pochi eletti.
L’estate scorsa ha tenuto banco l’outing di Grass.
Qualche settimana fa, ci fu il dibattito nato da un passaggio del saggio di Barbara Reynolds su Dante, nel quale si ipotizzava, con tanto di scontata decifrazione del verso del Paradiso I, 68 (qual si fé Glauco nel gustar de l’erba), che il poeta facesse uso di marijuana prima, durante e dopo la stesura ventennale della “Commedia”. Sono seguite pagine di polemiche, di opinioni contrastanti (per Vittorio Sermonti, ‘Siamo di fronte a una sciocchezza, ad una totale scemenza. Pensare che la struttura del Paradiso possa derivare da qualche abuso di mescalina mi sembra cosa risibile’, per Giulio Leoni, ‘Non solo e’ possibile ma probabile’), che si sono concluse con un diplomatico “La ‘Commedia’ frutto di visioni? No, vent’anni di lavoro”, fra le cui righe s’invita a leggere il saggio prima di giudicarlo.
Una considerazione simile è stata fatta dallo storico Sergio Luzzatto in un trafiletto di ieri, ma a proposito di un altro testo.
Il 6 febbraio il Corriere pubblica una recensione di Luzzato su “Pasqua di sangue” (Il Mulino) di Ariel Toaff: dagli atti dei processi dell’Inquisizione, emergerebbe che, tra il 1100 e il 1500, nella zona compresa tra Reno, Danubio e Adige, siano avvenuti dei sacrifici rituali di bambini da parte della comunità ebraica (rabbini compresi), la quale non si sarebbe limitata solo a rapire bimbi, anche di due anni – come nel caso di Simonino, il cui martirio rappresentato da Gandolfino da Roreto d’Asti è diventato il simbolo della querelle -, ma li avrebbe letteralmente messi in croce per poi bere il loro sangue.
Ne è uscita una polemica ancora in fase di sviluppo: è insorta la comunità ebraica italiana che non trova plausibili confessioni estorte con la tortura; il dibattito ha lasciato i confini nazionali per approdare a Tel Aviv dove Toaff insegna ed a New York; è stato sottolineato che, per gli ebrei, il sangue non assume lo stesso significato simbolico che ha per i cristiani, anzi, la Torah ne impedisce il consumo; fino all’accusa odierna dello stesso Toaff che a scatenare “la polemica è stata la controversa recensione di Sergio Luzzatto, sollecitata dal Mulino”, passando per l’intervista nel salotto di Mentana.
Forse chi si aspettava dal figlio dell’ex rabbino capo di Roma una difesa a priori degli ebrei è rimasto deluso; personalmente rimando la mia opinione al dopo lettura (com’era? non giudicare un libro…), anche se gli atti di un tribunale restano.

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One Comment

  1. Confesso che mi divertono un bel po’ queste polemicucce, al di là dei singoli casi l’importante è che se ne possa parlare (anche solo per sport) e che non ci siano argomenti tabù come un po’ sta capitando a proposito degli studi di Toaff jr.


One Trackback/Pingback

  1. […] terza delle polemiche/reprise 16 02 2007 Torno sull’argomento perché ci sono state alcune […]

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