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Poniamo il caso che siate nati in Germania all’inizio del secolo scorso, a Manneheim il 19 marzo 1905, per l’esattezza. Voi vorreste studiare matematica, ma papà e nonno vi fanno pressioni affinché diventiate architetti e voi cedete. A 26 anni vi ritrovate con una laurea in tasca e decidete che sia ora di sposarvi; quell’anno deve avere qualcosa di magico perché, oltre alle soddisfazioni accademiche e private, partecipate ad una manifestazione che vi cambia per sempre. Rimanete affascinati dalle parole del leader di quella manifestazione ed entrate a far parte del suo partito. Avete fatto il grande colpo. Inizialmente avete un ruolo di aiutante dell’architetto ufficiale, ma questi muore tre anni dopo al vostro ingresso e voi vi ritrovate ben presto al suo posto. Date un notevole contributo all’allestimento scenografico della pellicola di quegli anni, progettate edifici monumentali, disegnate il padiglione tedesco per l’Esposizione Mondiale, costruite lo Stadio Olimpico, la Cancelleria ed altri progetti che a causa della Guerra non vengono realizzati, ma, che importa, il vostro nome è ormai indelebilmente iscritto nella Storia e, poi, il capo vi ammira. Lui, che avrebbe voluto fare l’artista, lui, che è stato cacciato dalle Belle Arti, vede in voi la proiezione delle proprie fantasie e vi affida un incarico importante, quello di “Ministro agli Armamenti e alla Produzione Bellica”. Poco importa quale sia la vostra formazione, prendete a cuore l’incarico e cercate in ogni modo di trovare i mezzi per finanziare la Guerra, per non deludere il capo, che ha dimostrato tanta fiducia nei vostri confronti, e faticate a comprendere le ossessioni che l’assillano. Così iniziate a dire di no. No al capo, no all’autodistruzione, no ai mezzi giustificati dal fine. Provate, però, un enorme senso di colpa nei suoi confronti per aver disubbidito ai suoi ordini, per averli sabotati, e per aver anche solo pensato di ucciderlo, perché lui no, non avrebbe dovuto cadere nelle mani nemiche e che sollievo provate quando venite a sapere che ci ha pensato lui. Poi, il conflitto finisce, voi siete dalla parte dei perdenti, ormai ne eravate consapevoli. L’indice dell’opinione pubblica punta contro di voi. Dovete passare vent’anni in carcere. Vent’anni. Cazzo, ce l’avete fatta. Una volta scontata la vostra pena, iniziate a scrivere libri, autobiografie, per lo più, nelle quale rimpicciolite il vostro lavoro ed ingigantite quello degli altri. Ma perché? E dire che il capo era così orgoglioso di voi… Nel frattempo, vi trasferite a Londra dove morite, quindici anni dopo la vostra scarcerazione.
Poi accade che un giorno di 26 anni dopo venga messa all’asta una lettera, datata 23 dicembre 1971. “Ero presente”, avete scritto nero su bianco. Per tutta la durata della vostra lunga vita avete sempre negato di aver preso parte al comizio in quel polacco, ma le vostre stesse parole vi smentiscono. Avete udito ogni singola parola.

«Non ne dibatteremo mai in pubblico, però è venuto il momento di parlare molto francamente fra di noi. Mi riferisco all’evacuazione degli ebrei, allo sterminio del popolo ebraico. È uno di quei principi che è facile enunciare: “Il popolo ebraico va eliminato”, dice ogni membro del partito, “ed è ovvio che così sia perché così è scritto nel nostro programma. Bisogna togliere di mezzo gli ebrei, farli fuori, ma certo!” Poi però vengono tutti, uno per uno, i nostri cari ottanta milioni di tedeschi e ognuno di loro ha il suo bravo ebreo da proteggere. Sì, è vero, tutti gli altri sono porci, tuttavia questo ebreo in particolare rappresenta un’eccezione […] ma non uno di quelli che parlano così ha mai assistito a ciò che poi di fatto succede, non uno che abbia dovuto superare questa prova. I più di voi sanno cosa significa trovarsi davanti a cento cadaveri, a cinquecento o a mille. Aver provveduto a tutto questo e, a parte le eccezioni costituite da alcuni episodi di umana debolezza, ed essere rimasti ugualmente corretti: ecco cosa ci ha resi duri.»

(fonti: qui, qui e qui)

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2 Comments

  1. Errare è umano, ma perseverare è diabolico.

  2. Fa paura pensare che in realtà queste persone non pagheranno mai per tutto il male che hanno fatto. In questi casi, spero veramente che esista l’inferno!


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