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Quattro anni fa, è iniziata una guerra preventiva, il cui scopo ufficiale era quello di scovare armi di distruzione di massa delle quali si sospettava che il tiranno locale avesse disponibilità. Un mese e dieci giorni dopo, il conflitto venne dichiarato concluso. Peccato che dopo tale affermazione il numero delle vittime coinvolte iniziò ad aumentare esponenzialmente. Il sito Iraq Coalition Casualties riporta, al 17 marzo 2007, il numero di 3218 decessi fra i soli militari americani, 54 risalenti alla prima parte del mese corrente. Più arduo il conto delle vittime autoctone. Il sito sopracitato, in una nota, avverte che “Iraqi deaths based on news reports. This is not a definitive count. Actual totals for Iraqi deaths are higher than the numbers recorded on this site.” Da gennaio a marzo 2007, sempre secondo l’ICC, gli iracheni, civili e militari, deceduti sarebbero 4197.

Domani dalle 16.30 alle 18.30 ci sarà un sit-in di protesta organizzato dal gruppo U.S. citizens for peace and justice presso l’ambasciata statunitense a Roma. Tre i messaggi che i cittadini americani residenti in Italia vogliono far giungere all’amministrazione Bush: la guerra in Iraq sta causando vittime innocenti sia tra le truppe della coalizione sia tra gli iracheni; la guerra in Iraq non sta combattendo contro il terrorismo, ma sta rendendo il mondo più insicuro; i costi della guerra in Iraq sono un notevole peso sui contribuenti americani. Lo stesso gruppo rivendica di aver già mandato sette lettere, negli scorsi anni, all’ambasciatore Spogli, lettere che non hanno mai trovato risposta; per questo, gli organizzatori invitano tutti ad aderire alla “Fax the Facts”, ovvero all’invio, nella giornata di domani, di un fax da ogni parte d’Italia per chiedere il ritiro delle truppe.
Qui verrà pubblicato un fax modello che è possibile personalizzare prima d’inviarlo al 06.4674.2244; qua, la versione italiana.
Per chi fosse in zona, l’ambasciata è in via Vittorio Veneto, 119/a.

Tra le varie organizzazioni che aderiscono al sit-in mi preme ricordare Un ponte per….

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2 Comments

  1. http://www.amnesty.it/campagne/piu_diritti_piu_sicurezza/index.html

    c’è anche la campagna di Amnesty “più diritti più sicurezza” contro la guerra al terrore, visto che se ne parla.
    La cosa che comunque ogni tanto mi dà da pensare è la memoria cortissima della gente sulle dichiarazioni di Bush e Blair a proposito delle fantomatiche armi di distruzione di massa e sul fatto che la guerra avrebbe avuto una durata minima e soprattutto la facilità con cui ci siamo abituati a restrizioni incredibili in nome della sicurezza.

  2. Grazie della segnalazione.
    Forse è un retaggio storico il fatto di subire e di non porsi troppe domande, forse è comodità, forse è vigliaccheria; non saprei quale scegliere.


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