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E le foto?
«Lui che si ferma per strada e chiede qualcosa a un trans? E dove è la notizia? È reato anche parlare con un trans, adesso? Ma andiamo…La verità è che una delle cause di quel che sta accadendo è il livello di repressione della nostra società: più è repressa più la gente è ricattabile. In questo caso, poi, si sono messi insieme tre fattori: il presunto tradimento; il fatto che lo si sarebbe consumato con una prostituta; e poi che questa è un trans».

Cioè lei vuol dire che il particolare che in quella foto sia ritratto un trans ha reso la vicenda molto più chiacchierata?
«Certamente. Se fosse stato un serial killer i giornali avrebbero usato toni più pacati. E poi, sono venuti fuori tutti i pregiudizi che esistono ancora nei confronti dei transessuali. Se ti fotografano con una donna, anche una prostituta, sei figo, e lei è un’amica. Ma se lo scatto è con un trans, allora non c’è scampo: ci sei andato a letto. I trans sono i paria di questa società. Tanto che in questi giorni sto accarezzando un’idea».

Quale?
«Beh, sarebbe bello che un po’ di politici si facessero fotografare con dei trans e poi inviassero, per provocazione, queste foto ai giornali».

Angela Frenda chiede, Wladimir Luxuria (PRC) risponde.

Faccio più fatica ad essere concorde con altre posizioni della deputata rifondarola, del tipo “…a tutti può capitare di voler andare con un trans”: non è che i trans si trovino magicamente nella buca delle lettere, uno se li va a cercare dove sa di poterli trovare e, comunque, tra un desiderio e la sua realizzazione c’è molta differenza, ma questo è un altro discorso. Sircana non dovrebbe dimettersi perché il fatto non sussiste, non ha avuto un comportamento à la Clinton che in tribunale giurava e spergiurava di “non aver avuto rapporti sessuali con quella donna”. Le foto dimostrano – e in questo ha fatto bene a pretendere la pubblicazione di tali immagini – la sua non colpevolezza: ritraggono il portavoce in macchina, il finestrino del passeggero abbassato, un presunto transessuale ad un metro circa di distanza. E basta. In un’altra, si vede Sircana che scende dalla stessa auto, da solo. Dov’è la prova che va a transessuali? Magari ha compiuto una leggerezza fermandosi a “chiacchierare” senza pensare che non fosse seguito da un fotografo e che la notizia non avrebbe solleticato la pruderie nazionale, ma chi siamo noi per giudicare le scelte e le decisioni personali altrui? Allora, dovrebbero dimettersi tutti gli onorevoli fedifraghi, quelli che promettono e non mantegono, quelli che comprano (con i soldi dei contribuenti?) il silenzio stampa. Sircana non ha pagato somme ingenti per bloccare la pubblicazione delle foto in questione, non ha ceduto al ricatto del team di Corona e soci, anzi, non c’è stata nenche la richiesta di un pagamento. Sta invece pagando in salute, a causa del perbenismo nazionale.

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7 Comments

    • Andrea
    • Posted 21 marzo 2007, mercoledì at 20 : 15
    • Permalink

    Sarei davvero curioso di sapere se questo commento l’avresti fatto anche se al posto di Sircana ci fosse stato Sandro Bondi. Cioè: “ma chi siamo noi per giudicare le scelte e le decisioni personali altrui? ” l’avresti scritto anche se quel profilo sulla Touran fosse stato del pacioccotto WinnieThePooh del Sandrone forzista?

  1. Pensa quello che ti fa comodo pensare (certo che avresti potuto inventarti una critica più originale).

    • Andrea
    • Posted 22 marzo 2007, giovedì at 17 : 47
    • Permalink

    Dai, m’hai convinto: adesso tento un commento originale (anche se non mi hai risposto).
    Uno: il fatto che un uomo politico di cotanto peso si dia da fare con pratiche di quel tipo è una chiara indicazione di come siamo fatti noi. Penso infatti che “lassù” ci sia la summa di ciò che siamo noi “quaggiù”.
    Si potrebbe dire: la classe politica italiana è paradigmatica del popolo che l’ha eletta a governare, a dispetto di tutti quelli che pontificano sui politici, tirandosi fuori dall’agone. Li abbiamo votati noi.
    Due: sarò banale, ma è davvero evidente la poca onestà intellettuale di chi comunica a metà notizie riguardanti gli amici, per poi strillare quelle sui nemici…
    Marco, penso sul serio che una sostituzione Sircana-Bondi potrebbe aiutare molti a riflettere sulla onestà dei pensieri (c’era chi diceva “non sono d’accordo con nessuna delle tue idee, ma mi batterò fino all’ultimo affinchè tu le possa esprimere”….). Utopia?

  2. Uno: non hai le prove per dire che un “politico di cotanto peso si dia da fare con pratiche di quel tipo” perché le foto non (di)mostrano l’avvenuta pratica; dovremo giudicare amorale un giornalista che intervista una prostituta, a questo punto.
    Due: non ho risposto volutamente alla tua domanda del primo commento perché non posso dirti cosa avrei scritto/detto/fatto se ci fosse stato Bondi al posto di Sircana (c’era chi diceva “con i e con i ma la storia non si fa”) e, sinceramente, non mi pongo neanche il problema; sulla “gogna mediatica” (parole di Silvio Berlusconi) c’è il portavoce di Prodi, pensare a cosa avrei pensato se ci fosse stato qualcun altro trovo che sia terribilmente inutile quanto sterile. Quello che ti posso dire è che non ritengo sia una questione di destra/sinistra (se fai una ricerca nel blog troverai anche post di critica al governo attuale, a cominciare dall’indulto), non credo che tutto ciò che provenga da una parte sia il bene o il male assoluto, anzi.
    Terzo: in questo contesto, permettimi, Voltaire non c’entra una cippa.

    • Andrea
    • Posted 22 marzo 2007, giovedì at 22 : 22
    • Permalink

    Per “pratiche di quel tipo” intendevo l’atto di accostare l’auto al marcipiede e ciarlare con un uomo mezzo nudo da parte di un sessantenne (non teenager); volevo poi spostare la discussione (dal mio primo post, così poco originale) sul concetto di onestà intellettuale, per questo non ho ritenuto sterile il paragone Bondi/Sircana e per questo -permettimi- pensavo che Voltaire c’entrasse (e che la frase fosse di Voltaire l’ho scoperto da te 😉
    Comunque la chiudo qui, don’t worry. E il blog mi piace, continuerò a leggerti lo stesso, permalosone.

  3. Un teenager sarebbe legittimato?
    Certo, tu sei libero di commentare ed io di risponderti, si chiama “scambio dialogico”, notte.

    • Andrea
    • Posted 28 marzo 2007, mercoledì at 9 : 28
    • Permalink

    Per onestà intellettuale intendo questo

    Lettera di Livia Aymonino a Repubblica

    Gentile direttore, visto che apprendo dalle agenzie che sarebbe imminente la pubblicazione da parte di qualche settimanale di mie interviste esclusive e di ricostruzioni fantasiose in base alle quali io avrei “perdonato” mio marito, non avendo mai concesso alcuna intervista e non avendo mai avuto nulla da perdonare, ritengo utile inviarle questa mia riflessione.

    Si tratta di pensieri fissati sulla carta nei giorni scorsi che intendevo tenere per me o, al più, rendere pubblici più in là nel tempo quando la nube tossica si fosse diradata per lasciare spazio a cieli più sereni. Il perdurare della attenzione sulla vicenda mi impone invece di chiarire una volta per tutte il mio pensiero e i miei sentimenti che sono solo ed esclusivamente quelli qui sotto riportati.

    Bisogna stare dritti. Quando ondate di fango, di parole, di dolore, di nulla ti travolgono a tua insaputa, malgrado te, bisogna stare dritti perché se ti pieghi hanno vinto loro, le calunnie, le parole, il fango, il nulla. Ho visto giorni migliori ma, come è noto, non c’è limite al peggio. E al peggio, purtroppo, veramente non c’è limite. La calunnia si nutre di paura e io non ho paura, mai, ho paura solo delle cose serie e vere, delle incognite cattive della vita, delle malattie, del male che possono ricevere i miei figli e le persone che meritano il mio amore.

    Non ho paura del niente, del vuoto, del più bieco pettegolezzo, perché non ho paura di quello che non esiste. Sono la moglie di Silvio Sircana ma, soprattutto, sono Livia Aymonino, con la mia storia, le mie convinzioni, il mio lavoro, i miei figli, i miei pensieri. Silvio ed io siamo persone normali con una vita che da quindici anni scorre normale nei nostri binari. Di amore, rispetto, convinzioni, credo. Con le nostre intelligenze, le nostre carriere, i nostri cari, le passioni etiche e politiche, le nostre vite lì a testimoniare il percorso professionale e esistenziale di trenta anni di onorata carriera in questo difficile mestiere che si chiama vita.

    Tutto qui. Siamo normali come le centinaia di persone che in questi giorni complicati ci sono state accanto con silenzio, rispetto e affetto. Poi ci sono gli altri: i professionisti della bugia, della parola, dei dibattiti, del sospetto, dei giudizi senza ragioni. Che hanno fatto male, molto male, a me, a noi, a loro stessi, senza pensarci troppo. E che hanno trasformato in basso e strisciante un dibattito alto che meriterebbe riflessione e pacatezza, quello della libertà di stampa e quello della libertà dell’individuo, dove finisce l’uno e inizia l’altro, cosa si è chiamati a fare e a essere quando si diventa persona pubblica e onorevole, in tutti i sensi.

    Del resto dalle situazioni peggiori si impara sempre qualcosa e noi siamo e restiamo persone curiose e non presuntuose, forti ma non arroganti, sempre pronte ad imparare e a mettersi in discussione. Ce l’hanno insegnato le nostre famiglie, la nostra cultura, la nostra generazione e abbiamo il compito morale, familiare e politico di insegnarlo alle generazioni future, agli uomini e alle donne di domani che, speriamo, possano confrontarsi con un mondo e un Paese migliore di quello che ho visto e ho letto nelle ultime settimane.

    Un mondo dove la volgarità è diventata un “sito di dominio” come su Internet, dove le opinioni contano sempre più dei fatti, dove l’apparire si confonde con l’essere e la vittima con il colpevole. Una favola di Esòpo all’incontrario, dove la morale è capovolta e dove vince sempre il cattivo a discapito del buono o dell’inerme. Ecco cosa è stato mio marito e cosa siamo stati tutti noi in questi lunghi giorni: degli inermi in una favola rovesciata, dove la parte lesa si trasforma in colpevole senza appello, senza possibilità di fuga se non quella della resa. Delle belle, grasse vittime da sacrificare in nome dello scoop, della battaglia politica, della falsa morale.

    Uso un termine che non è mai stato usato, neanche una volta, in questi giorni: fiducia. Io ho una vera, grande, leale, fiducia in Silvio che spero sia ricambiata con altrettanta forza. Ho fiducia in quello che siamo, in quello che abbiamo costruito, nell’onestà specchiata e intellettuale con cui ha affrontato il compito che gli è stato chiesto di svolgere dal Presidente del Consiglio, dal Parlamento, dagli elettori. Il suo calvinismo è conosciuto almeno quanto la sua magrezza e nel nostro (non) interessante dibattito familiare lui è sempre il più moralista, il più serio, il meno eversivo tra noi due. Facciamo poca o nulla vita mondana, sappiamo molto uno dell’altro, senza aspettarci di sapere tutto o di appartenerci completamente. Proprio perché abbiamo rispetto e fiducia reciproci.

    Non ci mangiamo, siamo, e percorriamo insieme, vicini, un pezzo lungo o corto che sia, della vita individuale di due persone. Di questa vita, di questo percorso, di questa fiducia, in questi giorni è stata fatta carta straccia. In nome di un’ipotetica verità, in nome di un’ipotetica giustizia, in nome di un’ipotetica responsabilità, in nome di un ipotetico Paese. Che non è il mio e nemmeno quello di tanti altri. Ma, come dicevo prima, anche dalle situazioni peggiori si può sempre imparare qualcosa e io in queste settimane ho imparato che c’è ancora tanto lavoro da fare.

    E stasera vado a letto tranquilla sapendo che non è stato fatto nulla di male, se non a noi, e che per diventare persone migliori bisogna imparare a perdonare anche chi questo male ha procurato. Per non avere paura, mai, nemmeno del dolore.


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  1. […] per tornare su quegli argomenti, in questa sede mi limito ad invitare Andrea ad un semplice link la prossima volta, lo dico per te, perché il sistema bolla come junk i commenti troppo lunghi e poi li elimina […]

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