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Le Interviste Barbariche a Corrado Augias ed a Barbara Pollastrini mi hanno fatto pensare molto al rapporto tra l’istituzione statale e quella ecclesiastica.
In un periodo storico nel quale la Chiesa cerca di imporre un massiccio controllo sulle coscienze dei cittadini e, soprattutto, dei parlamentari dello Stato Italiano, quest’ultimo – credo – dovrebbe dare un segnale forte della propria autonomia ed indipendenza dall’autorità di Sacra Romana Chiesa.

Se, da un lato, l’ennesima presa di posizione da parte del neopresidente della CEI Bagnasco nei confronti di un completo rifiuto di qualsiasi legislazione che permettesse un eventuale riconoscimento delle coppie di fatto, si colloca sulla stessa linea del suo predecessore (all’insegna di un gioco delle parti in base al quale chiunque sa esattamente cosa aspettarsi e da chi), dall’altro, getta nel dubbio alcuni esponenti politici cattolici che si stanno battendo affinché i Dico si trasformino in un dato di fatto. Per una – almeno in apparenza – serena Bindi, che in passato ha avuto paura di “dannarsi l’anima” proprio a causa del ddl di cui è cofirmataria con la Pollastrini, c’è un irruente Di Pietro, che ha palesato il conflitto che sta vivendo in queste settimane. Ospite della trasmissione “Omnibus” lo scorso 30 marzo, il Ministro si è detto combattuto ed incapace di riconoscere nell’attuale Chiesa i valori di amore e di compassione che, da sempre, l’hanno contraddistinta. Essere chiamati a salvaguardare gli interessi di tutta una collettività, minoranze comprese, e, contemporaneamente, dover sottostare ai dettami di un clero che invita i politici cattolici a “votare contro” hanno messo in crisi Di Pietro che, anche con la veemenza che lo caratterizza, non ha nascosto il suo disagio nello studio mattutino di La7. Dall’altro lato della bilancia, nello stesso talk show, Alemanno e Fabris si stupivano dell’attegiamento del Ministro, perché la nota dei vescovi non è una legge a cui è obbligatorio sottostare, ma un’indicazione che non porterà necessariamente alla scomunica, d’altronde “non si vuole mica pretendere che i vescovi o il Santo Padre, di fronte i temi della vita o della famiglia, stiano zitti”.

Credo che nessuno vorrebbe una Chiesa che non prendesse posizioni su questioni delicate e che interessino l’intera sfera della vita dell’uomo, limitandosi magari a celebrare riti, a battezzare bimbi o a ricordare i defunti con messe in suffragio. Alle alte (e non) cariche del clero si chiedono anche consigli e direzioni morali ai quali appogiarsi, il cosiddetto pastore al quale fare riferimento. Sarebbe assurdo ed anticostituzionale chiedere a qualcuno di non esprimere la propria opinione. Quello che si contesta sono le affermazioni che vengono rivolte ai politici, l’ingerenza (non vi piace il termine? sceglietene un altro, ma di questa si tratta) di uno Stato nei confronti di un altro Stato; mettendo dei paletti molto semplicistici, è lecito dire “un cattolico rifiuta la convivenza e deve preferire il matrimonio”, non è lecito “un politico cattolico non deve incentivare una legislazione sulle coppie di fatto”, ché, se la Merkel iniziasse a dire con regolarità giornaliera quali leggi l’Italia debba approvare, non ci sarebbero divergenze tra i poli, ma turbamenti e scazzi bipartisan.

Lo Stato Italiano dovrebbe dare un segnale forte che passi il messaggio che non sono ammesse interferenze da parte del Vaticano nella vita politica di un altro Paese, seppur questo Paese sia l’Italia con la quale condivide (parte) di territorio e di valori. A mio avviso, è maturato il tempo nel quale vengano sdoganati i simboli di un tale cordone ombelicale secolare. Si potrebbe iniziare con il togliere dai luoghi pubblici (scuole, tribunali, comuni…) i crocefissi e trasmettere un senso d’indipendenza dal papato e di libertà intelettuale. Si potrebbe anche creare una sorta di mailing list dell’informazione: chi vuole sapere cosa pensino Ruini o Bagnasco del divorzio può spuntare l’apposita casella, agli altri si oscurerà il telegiornale per tutta la durata del servizio oppure saranno vendute copie ridotte dei quotidiani o il server non sarà in grado di collegarsi al sito.

Onestamente credo anche che l’ingerenza della Chiesa sia un problema che attanaglia soprattutto chi dalla Chiesa non si sente rappresentato, piuttosto che i cattolici che si nascondono dietro (diciamolo) un velo d’ipocrisia e di lassismo concettuale, se è vero che il 51% degli Italiani approvi un intervento del Papa. Come dire, “lasciamo che loro dicano pure quello che vogliono, tanto noi facciamo poi quello che vogliamo”.

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2 Comments

  1. Non so se con l’abolizione di croci e armamentari cristiani dai luoghi pubblici (cosa che tra l’altro credevo fosse già realtà) si risolva il problema. Può essere un modo per cominciare ma il cammino è lungo.
    E nel percorso verso il laicismo tocca anche combattere in casa, perché purtroppo le scritte contro Bagnasco da demente con bocca e cervello scollegati lo promuovono a potenziale martire, il che per un cristiano che non brilla per avvedutezza è un gran favore.

  2. Concordo, le scritte contro Bagnasco sono una grave caduta di stile, potenzialmente autolesionista.
    Mi sembra che ci sia un giudice che, dall’anno scorso, si sia dimesso dopo aver tentato di far passare una legislazione che togliesse i crocefissi dai tribunali; tentativi più che invani, naturalmente. A mio avviso, sarebbe uno dei tanti metodi per fissare alcuni “timidi” paletti.


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