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La signora Rebecca Walker è mamma di due figli, Solomon e Tenzin.
Il primo è un adolescente, il secondo un po’ più piccolo.
Per Tenzin, Rebecca sarebbe disposta a morire, per Solomon no.
La differenza tra i due?
Solomon è stato adottato.
Secondo la diretta interessata, anche “Solomon ama di più la madre biologica”.

Il dubbio che m’assale è: la signora Walker è una mamma terribilmente degenere o terribilmente sincera, al punto di essere priva di qualsiasi forma d’ipocrisia anche nei confronti dei propri cari?

Ammesso e non concesso che, a prescindere dai legami di sangue, i genitori abbiamo delle preferenze tra la prole (ed è naturale che ci siano), è giusto manifestare queste preferenze in modo così palese (Rebecca, per esempio, ha dedicato all’argomento un intero capitolo del suo libro Baby Love: choosing motherhood after a lifetime of ambivalence)?
Al di là del caso specifico, che ricorda fin troppo da vicino il giudizio di Salomone (non oso immaginare cosa stia passando per la mente di quel ragazzo che comunque ha passato tutta la sua vita insieme a Rebecca e che ora vede sbattersi la propria intimità in giro per il mondo), siamo di fronte al fallimento dell’adozione?
In fin dei conti, è di qualche settimana fa la legge (italiana) che toglie il distinguo tra figlio naturale e legittimo; significa che abbiamo appena iniziato un percorso che porti ad una completa educazione ed accettazione dei figli nati al di fuori della famiglia presso la quale cresceranno?

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One Comment

    • Ipazia
    • Posted 5 luglio 2007, giovedì at 12 : 57
    • Permalink

    Non confonderei il piano giuridico con quello delle relazioni tra individui che sono, come si sa, soggette ad altre leggi, tra cui l’empatia, la solidarietà, il rispetto, la pietas, ecc. Nel caso specifico spero che il pargolo citato sia, oggi, alla luce di tali rivelazioni della madre, in grado di contestualizzare il senso di tali affermazioni che, a mio avviso, un genitore che si possa definire tale, non dovrebbe esternare per il puro gusto della sincerità o dell’effetto che fa. Ritengo inoltre che se un essere umano si definisce figlio, dovrebbe esserlo a tutti gli effetti, senza distinzioni di sorta. In fondo ci vuole così poco! Chi non ce la fa dovrebbe farsene una ragione preventiva non successiva, con tutto quello che ne consegue.


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