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In realtà a me la vicenda di Gustavo Selva ha suscitato molta tenerezza.

Ho assistito alla “confessione” in diretta del senatore negli studi di La7 e non mi ha dato l’impressione di uno strafottente che si vanta delle sue furberie di fronte ad un pubblico inebetito; sembrava piuttosto un vecchietto di ottant’anni che racconta, divertito, di come abbia commesso una discolata con troppa leggerezza, senza pensare alle conseguenze. Non ha fatto un discorso del tipo “alla mia età riesco ancora a fregare il sistema”, piuttosto un “alla mia età ho anocra qualche cartuccia da sparare e qualche strada da mostrare ai più giovani”.

Sì, mi sono scandalizzato anch’io nel pensare che l’autoambulanza che ha accompagnato il signor Selva sia stata distolta dal suo naturale impiego per fungere da taxi ad un viziato e capriccioso ometto; nel constatare la faccia di bronzo con la quale il viziato e capriccioso ometto in questione si vantasse del suo “speciale” accorgimento per evitare il blocco forzato del traffico della giornata; nell’assistere alla descrizione particolareggiata dell’accaduto.

Ma lo scandalo non era suscitato dal disgusto, piuttosto dalla facile ilarità con la quale il senatore raccontava: era felice di narrare l’accaduto.

Sembrava il compagnuccio delle medie al quale passi i compiti di matematica alle 8; alle 9 viene interrogato proprio su quegli esercizi, prende il massimo dei voti e ha la faccia tosta di vantarsi di aver sudato sette camicie sopra quegli esercizi e tu non è che ti metti a sputtanarlo lì, davanti alla prof, stai zitto e porti pazienza.

E poi Gustvo Selva ha avuto il buongusto di presentare le dimissioni a Marini. Sì, è vero, è una pura formalità; sì, è vero, non verranno neanche prese in considerazione, ma, ammettiamolo, è un gesto d’altri tempi, un Fini od un Alemanno qualunque non l’avrebbero mai fatto.

Mi ha fatto tornare in mente un mio vecchio professore che, durante una lezione, nonostante fossimo in pieno inverno, le aule fossero terribilmente calde e noi alunni tutti in maniche corte. Lui, no. Lui indossava sempre giacche e cravatte e la giacche erano rigorosamente di lana, in quel periodo. Dopo un’ora di lezione, si è scusato con noi, ci ha chiesto di perdonare la sua maleducazione, ma proprio non resisteva più, e ci ha cercato il permesso di togliersi la giacca. Un signore d’altri tempi.

Tornando a Selva, è vero, il suo comportamento è stato indecoroso e puerile e suscita indignazione (e di questo dovrà rendere conto a chi di dovere), ma chi era Gustavo Selva fino a tre giorni fa?

La mia impressione è che si voglia colpire un pesce piccolo ed attirare l’attenzione (mediatica) su di lui per distoglierla dai recenti disastri politici (leggi: risultati elettorali, l’insuccesso del G8 o l’ennesima mancanza di voti, tanto per fare alcuni esempi); quindi, scusatemi se non prendo parte ad iniziative del genere, ma mi premono di più altre questioni.

Gustavo Selva rimane, per quanto mi riguarda, un fascitoide impenitente, ma questo è un altro discorso.

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3 Comments

  1. Un buffone, un pagliaccio, uno come tanti del resto, politici intendo..
    Luogo comune, ma pura realtà..
    Baci.

  2. Sono piacevolmente stupita che la cosa non sia stata afossata dalla pietas italica con cui perdoniamo tutti i peccati veniali perché un giorno potremmo essere noi a commetterli.

  3. Pfd’ac, ripeto, per me non è stata affossata per non occuparsi di altro, non tanto per sradicare la “pietas italica”; sarò anche in malafede, ma questa convinzione non me la toglie nessuno.

    Nonsonounacommessa, luogo comune, qualunquismo, di tutta l’erba un fascio, generalizzazioni, populismo, macchiettismo…vedi tu.


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