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Leggere Troppi paradisi – ovvero il best seller della scorsa estate, ok, il tempismo non è mai stato il mio forte – e riuscire a comprendere le battute in dialetto dei genitori senza far ricorso alla seguente traduzione mi riempie di profondo orgoglio campanilistico.

Le “c” diventano “z”; le “z” “s”; le “s” fischiano; le vocali si allungano. A ben pensarci, l’emiliano è come i nonni, dolce ed avvolgente. I miei erano calabresi.

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