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Succede che uno apre un blog, quasi non sapendo cosa sia un blog. Ne aveva letto soltanto uno di una giovane conduttrice che seguiva sporadicamente (non conosceva nemmeno l’esistenza dei feed reader, all’epoca) ed aveva sentito parlare di quello del profeta genovese, ma, così, a livello popolare ché a lui i santoni che mostrano la via non erano mai interessati. Poi apre il blog, appunto, senza sapere neanche cosa aspettarsi esattamente. Qua aveva scritto, alcuni mesi dopo:

(…)Se noi accendiamo la tv, se ci sintonizziamo su un’emittente radiofonica, se leggiamo un articolo da un quotidiano, in tutti questi casi siamo trattati come delle spugne la cui unica funzionalità è quella di assorbire tutte le informazioni che “altri” ci inviano.
Con internet è diverso. Innanzitutto perché chiunque ha la possibilità di aprire un proprio sito personale (la rete, in questo, è molto democratica o, se preferite, lasciva), non ci sono reali differenze di razza, religione, sesso e quant’altro; ma, soprattutto, chiunque ha la possibilità di esprimersi.(…)

Sostanzialmente lo crede ancora, ma è anche consapevole del fatto che la rete sia un posto di nicchia, visto dai più come un luogo per adescare bambini o per truffare il prossimo, un posto dove non esiste privacy e dove i ragazzini possono mettere le loro angherie scolastiche sotto i riflettori. Ma internet permette anche la possibilità d’incontrare e leggere di persone interessanti, dei loro pensieri e dei loro spunti.

Il tutto per dire che, nell’ultimo anno, tre mesi e quattordici giorni, oltre ad aver scoperto l’uso degli aggregatori, ad essermi appasionato alle vicende di alcuni blogger (e bloggeuse), ad essere rimasto deluso da altri, litigato con altri ed ammirato altri ancora, ora è giunto il momento di una pausa.

Il mio trasferimento nella capitale è imminente, ormai, e, con esso, non avendo un computer portatile, va in standby anche “Piove con il sole”. Certo, a Roma ci sono internet point ogni due metri, ma non sarebbe la stessa cosa, preferisco congelare il tutto per un po’.

Poi, magari, mi prende la nostalgia tutta in un colpo e decido di spendere i due euro che mi ritrovo in un notebook ché sarebbe anche ora. Vedremo. Intanto ho messo in rete tutto quello che potrebbe tornarmi utile nei momenti di nostalgia. Statemi bene, take care.

(in effetti, potrei prendere in considerazione l’ipotesi di subaffittare il blog per un breve periodo, naaa…)

Un’ulitma cosa: sì, l’immagine dell’header, qualcosa di rosso, è il mio personale quanto minimo contributo alla causa della Birmania.

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3 Comments

  1. Il web è lo specchio di chi lo usa, secondo me.
    Prima credo fosse un posto d’avanguardia, ma ora credo si stia pippobaudizzando a dismisura.

  2. Che addio zarathustriano! Ho letto post simili di blogger che per varie ragioni decidevano di smettere per poi tornare, quasi sempre. Torna anche tu.

  3. Vedremo…


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