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Premesso che invitare il Papa all’apertura dell’Anno Accademico è una provocazione di fondo, un errore che sta alla base di tutta la vicenda; dal momento che l’università dovrebbe essere il luogo del trionfo della ragione, lasciare inaugurare l’attività scolastica proprio a colui che ha dichiarato che “le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene, per la salvezza dell’uomo, ma anche – lo vediamo – diventare una terribile minaccia, la distruzione dell’uomo e del mondo” se non avvallate dalla presenza di Gesù, “l’unico mediatore della salvezza”, delinea, di per sé, una scelta politica molto netta.

Premesso che, dal canto suo, il Papa avrebbe potuto candidamente ed educatamente rifiutare l’invito; che non fosse la sede più indicata per quel genere di confronto non ci vuole molto a capirlo.

Premesso che dichiarare, come ha fatto il Vaticano, che nei confronti del Papa ci sono state delle “iniziative censorie” è come dire che la Nutella è gialla.

Detto questo, forse la vera sconfitta non è dei laici, come titolano i quotidiani oggi, forse la vera sconfitta è di un papato che ha perso un’altra occasione di confronto, ritirandosi a metà dal gioco.

Il rettore Guarini invita Benedetto XVI alla cerimonia d’apertura; il Papa accetta; un gruppo di professori, sessantasette, della Sapienza critica la scelta di Guarini con una lettera interna in appoggio a quella pubblica di Cini al Manifesto; vengono appoggiati a loro volta da alcuni studenti che occupano il Rettorato; il Papa, prima conferma l’invito, poi l’annulla, “a seguito delle ben note vicende di questi giorni”. Con nostro sommo sollievo, l’intervento verrà comunque pubblicato. Domanda: il Papa ha provato a spiegare le ragioni che l’avevano spinto ad accettare l’invito? No, il Papa dice o si fa a modo mio o niente. Questo è il vero spirito della libertà dell’onestà di pensiero.

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4 Comments

    • Redazione
    • Posted 16 gennaio 2008, mercoledì at 12 : 37
    • Permalink

    …E invece secondo me è proprio questione di laicismo. Incapace di confrontarsi e malato di superficialità. Che doveva fare il papa? Scatenare scontri con le forze dell’ordine e dar vita a ulteriori polemiche?
    Cmq qui trovi un post un po’ più lungo su come la vedo…buona lettura:

    http://eftorsello.wordpress.com/2008/01/15/la-figuraccia-della-sapienza/

    • ale
    • Posted 16 gennaio 2008, mercoledì at 21 : 27
    • Permalink

    Ciaooo,stò cercando di sviluppare un blog giornale in cui gli articoli sono scritti dai blogger WordPress (o al limite se non hai tempo posso scriverti io un’articolo prendendolo dal tuo blog e rimandandolo al tuo blog…).
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  1. Credo che ormai nel nostro paese sia sia perso di vista il significato della parola tolleranza! E non mi riferisco soltanto alla Chiesa ma anche a quel manipolo di accademici e studenti esaltati che hanno dato vita a questo caso internazionale. (Premetto di non essere una grande ammiratrice dei comportamenti della chiesa ed in particolar modo di questo pontefice). Credo che chi ha agito in quel modo abbia commesso un grosso errore: quello di portarsi allo stesso livello di intolleranza della persona che contestavano! Il papa era stato invitato non solo per il suo ruolo istituzionale ma anche per quello di intellettuale, ed in quanto tale andava ascoltato. Per l’ennesima volta abbiamo fatto una pessima figura con il resto del mondo!!! Forse sarò impopolare, ma questo è il mio pensiero.

  2. Esiste una cosa che si chiama dialogo; se a metà della conversazione ti alzi e te ne vai, non dimostri solo di essere immaturo, ma che non accetti neanche di prendere in considerazione opinioni diverse dalla tua. La tolleranza non può essere solo unilaterale. Il Papa è stato invitato, un gruppo di studenti e professori non condivideva la scelta del rettore ed ha argomentato di conseguenza; a questo punto i vertici della chiesa avrebbero potuto spiegare a loro volta le loro ragioni, invece di trincerarsi dietro ad un “oddio, ci censurano” o un “oddio, il Papa deve parlare”.

    [Scusate il ritardo]


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