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La domenica di Pasqua è andato in onda su Raitre un documentario dal titolo “Primo giorno di Dio” di Gualtiero Peirce. Nel film, vengono riprese alcune lezioni tenute all’interno di tre classi elementari confessionali (una cattolica, una ebrea e una islamica), mentre vengono insegnati i temi fondanti la propria religione. A dire il vero, le maestre svolgono un lavoro piuttosto “facile”, considerando che i bambini sono sufficientemente svegli da non aver bisogno di particolari insegnamenti per apprendere qualcosa che evidentemente già conoscono. I bambini sono svegli, fanno domande da svegli ed osservazioni sorprendentemente argute (digiuno perché voglio andare in Paradiso, Gesù e Dio sono uguali). I bambini sono teneri da vedere (la bambina bionda che chiede timidamente alla maestra di rifarle il codino è dolcissima) e il documentario è ben girato, però.

Però mi chiedevo quale fosse lo scopo del documentario; perché, se il fine era quello di mostrare l’integrazione interreligiosa nella scuola elementare italiana a metà del 2008 (suggerita dall’immagine finale di tre bambini di fedi diverse che giocano allegramente insieme), mi sembra che sia sbagliata l’impostazione iniziale del documentario stesso. Tre classi distinte, per quanto affrontino tematiche simili, rimangono sempre tre unità diverse, all’interno delle quali è giocoforza non sia possibile un confronto con “l’altro” e se si vuole favorire l’accettazione della diversità (religiosa, in questo caso) è necessario ascoltare diversi punti di vista e, soprattutto, è necessario che ciò avvenga fin dalla tenera età. Mostrare l’integrazione significa entrare in una classe di una scuola pubblica ed assistere ad una lezione alla quale partecipano bambini di fede cristiana e ebraica e musulmana, durante la quale si confrontano sui propri usi e costumi.

Altra cosa che mi ha lasciato piuttosto perplesso è la scelta dei genitori d’iscrivere i propri figli in una scuola esclusivamente confessionale, scelta che va nella direzione opposta all’integrazione, a mio avviso e, soprattutto, è una carognata nei confronti dei figli. I bambini conoscono letteralmente a memoria alcuni passi dei Testi Sacri e sono abituati a considerare gli episodi loro narrati come se fossero delle verità storiche. Mi chiedevo: ma questo non facilita lo sviluppo di un integralismo che impedisce l’esercizio di considerare il mondo come culla di realtà diverse? Se fin da piccoli vengono impartite certe credenze come realtà assolute, come sarà possibile sviluppare una propria coscienza con annessa analisi critica?

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