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Mi chiedevo.

Una si sposa, mette al mondo dei figli, si crea delle aspettative sui suoi bambini, magari fantastica sulla loro crescita, sulle scuole che frequenteranno, sulle università che sceglieranno, il bianco è proprio un bel colore ed un medico in famiglia ancora non c’è, chissà; poi i pensieri seguono il loro corso e ti ritrovi con la mente al giorno del matrimonio del tuo pargolo, una nuora che sì, è una brava ragazza, ma, no, non è proprio capace di fare molto né in cucina né in casa, quella pensa alla carriera, e riesci già a visualizzare il giorno in cui spezzerà il cuore al tuo bambino, la strega, chiederà il divorzio e gli succhierà due terzi dello stipendio; meno male che c’è il cuore di mamma, sempre pronto ad accogliere a braccia aperte il suo pupo, ché di mamma ce n’è una sola, si sa.

Poi, proprio mentre ti accorgi di essere arrossita alla sola idea di vederti litigare con una donna più giovane, più bella e più fresca di te – ma che ancora non esiste -, tuo figlio passa un sabato notte in compagnia di altri due suoi amici, bevendo dei superalcolici, fumando qualche canna, magari tirando un po’ di coca, e, all’alba, decidono che è arrivata l’ora di suggellare la nottata con un gesto plateale. “Facciamo a botte”, può aver proposto uno.
“Massacriamo il primo che incontriamo”, suggerisce un altro.
“Un barbone puzzone, dài”.
E finisce che i tre arrivino alla stazione dei treni.
Stuzzicano un barbone sdraiato su di una panchina, lo invitano a consegnare loro i soldi, ma sanno che non ne ha. Allora se ne vanno, solo dopo qualche calcio e qualche pugno.

Tornano poco dopo.

Stavolta, uno di loro rimane fuori dalla stazione; gli altri ricoprono il barbone di benzina e chiudono la serata.

Fanno scintille.

“Non era neanche una persona, ma un marocchino”, dirà due giorni dopo un amico comune ad un telegiornale nazionale.

Ecco, io mi chiedevo, ma un genitore che fino a pochi istanti prima di essere avvisato dai carabinieri delle prodezze notturne del figlio fantasticava di un futuro magari migliore, anzi, senz’altro migliore per il giovane ragazzo, fatto di speranze e di dolci aspettative, come reagirà di fronte al racconto delle guardie, prima, e alla conferma dell’accaduto narrato dalla bocca del figlio stesso in un’asettica stanza alla presenza di investigatori ed avvocati? Avvertirà che la propria missione di educatore sia completamente fallita? O considererà il figlio abbastanza maturo da potersi assumere la responsabilità delle proprie azioni? O darà la colpa alla società violenta, alla televisione, ai videogiochi, ai modelli privi di valori? E deciderà in ogni caso di stare vicino al proprio bambino o lo abbandonerà al suo destino? Si vergognerà di andare al lavoro e si sentirà gli occhi giudicanti dei colleghi puntati addosso?

Come si reagisce, se si reagisce, di fronte alla fulminea scomparsa di sogni, aspettative e desideri di un futuro migliore quando il futuro in questione viene distrutto da ciò che hai contribuito anche tu a mettere in circolazione?

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2 Comments

  1. Ieri in serata, a parziale correzione di quanto detto in precedenza, da qualche parte ho letto che non si tratta di un episodio di razzismo in quanto i ragazzi cercavano un barbone qualunque.
    Secondo te, può servire a consolare in parte i genitori?

  2. Il ragazzo dice che si è trattato di un esperimento “per vedere quanto tempo ci metteva a bruciare”; la madre invece l’ha buttata sull’ambiente, “l’hanno spinto”, dice. Prevedibile.


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