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L’altra sera mi sono appisolato mentre guardavo la tv ed ho fatto uno strano sogno. Il sonno della ragione, si sa, genera mostri, ma le immagini generate dal mio subconscio erano talmente fuori da ogni logica umana che non ho potuto non accompagnare il mio risveglio da una risata isterica.

Nel sogno, un altro me era seduto sul divano, con la mano destra accarezzava la gatta che non riusciva a tenere gli occhi aperti dalla stanchezza e con la sinistra quell’altro giocherellava col telecomando.

Ad un certo punto, l’attenzione dell’altro veniva catturata da una trasmissione in particolare. Era una specie di arena politica – o tale avrebbe dovuto essere nella fantasia dei suoi autori – con tanto di conduttore dai capelli bianchi (che gli conferivano una vaga aura di saggezza) che animava il tutto. Prima di lui, un giornalista riccioluto aveva il compito di introdurre l’argomento del dibattito, ma non veniva preso molto sul serio, e prima ancora il conduttore diceva che non avrebbe permesso telefonate in diretta da parte di nessuno ed allora io, o meglio, l’altro me, pensò che si trattasse di uno di quei meccanismi tipici dei sogni, quello che prevede l’invasione della realtà nel mondo onirico, come quando si sogna che il telefono si metta a squillare ed il telefono squilla per davvero, nella realtà, e si sviene svegliati da Laura di Tele2 proprio poco prima di scoprire l’identità di Jack lo Squartatore o come quando si sogna di prendere una buca con la bicicletta e nel letto si ha un piccolo sobbalzo, troppo piccolo per svegliarsi e troppo grande per non avvertirlo, o come quando si sogna d’affogare e ci si sveglia con le lenzuola bagnate. Solo che quello della telefonata non era il caso dell’altra sera; il conduttore disse che non avrebbe dato spazio a nessuna chiamata ed effettivamente non ci fu nessuna chiamata ad interrompere il sogno.

Dopo queste premesse, si entrava nel vivo della discussione che verteva intorno a quello che doveva essere un pezzo grosso dell’amministrazione del governo locale, non era ben chiaro, tutti gli ospiti davano per scontato che chiunque conoscesse quell’uomo. Pareva che quell’uomo si stesse separando dalla moglie dopo una serie di accadimenti che la donna aveva sopportato per un numero spropositato di anni, ma, una volta che i figli erano diventati genitori a loro volta, aveva rinunciato al suo ruolo di first lady attraverso una lettera ad un quotidiano locale. Allora si era scatenato il putiferio che aveva portato all’arena televisiva nella quale quell’altro si era imbattuto e che vedeva schierati alcuni difensori di una e dell’altra fazione, ma non si trattava di fazioni a favore della moglie o del marito, bensì c’erano ospiti a favore delle scelte politiche del marito e quelli che sembravano contro tale politica. Perché, come faceva notare ad un certo punto un giornalista dall’accento esotico, anch’egli tra gli ospiti, non era ben chiaro quale fosse il confine tra la vita pubblica e quella privata del pezzo grosso del paese.

Nel sogno, ogni tanto prendeva la parola anche un uomo magro magro, con i capelli bianchi e degli strani occhiali, che si ergeva ad avvocato del pezzo grosso e che continuava a ripetere che lui, l’uomo magro magro, nutriva profondo rispetto per la (futura) ex moglie del suo difeso, che era una persona colta e molto intelligente, ma che era stata vittima di una certa stampa di propaganda che aveva alterato la realtà per mettere in luce gli aspetti più torbidi della vicenda. Pareva, infatti, che ci fosse di mezzo anche una neodiciottenne alla cui festa per la maggiore età avesse partecipato anche il Papi – che poi era il nome con il quale la giovane donna era solita chiamare il pezzo grosso – e che gli avesse regalato un ciondolo molto costoso che era stato recuperato all’ultimo minuto, perché all’ultimo minuto il pezzo grosso aveva deciso di dirottare il suo elicottero verso la festa della ragazza. L’uomo magro magro continuava a ripetere che si era trattato di un caso se il pezzo grosso si trovasse a quella festa, poiché la neodiciottenne era figlia di un amico; poi, siccome il pezzo grosso era molto incline a mettersi al centro dell’attenzione, erano scappate alcune foto con i partecipanti alla festa. Solo che la stampa, quella cattiva cattiva e di propaganda, aveva insinuato l’infame sospetto che la neomaggiorenne potesse essere figlia illegittima del pezzo grosso o, addirittura, l’amante. E, secondo l’uomo magro magro, proprio per questo la (futura) ex moglie del marito aveva dichiarato che lui frequentava delle minorenni. La stampa cattiva cattiva e di propaganda aveva annebbiato la lucidità della donna colta e molto intelligente. A quel punto, l’altro me si metteva a parlare con la gatta (sì, proprio così, parlava con la gatta) e le chiedeva come potesse una donna colta ed intelligente farsi influenzare dalla stampa becera e cinica che faceva pettegolezzi da quattro soldi. Sembrava, addirittura, che la gatta alzasse il collo come per dare una qualche risposta, ma che all’ultimo minuto decidesse di restare in un imperscrutabile silenzio.

Poi prendeva la parola una donna dai capelli neri come la pece che dirigeva per davvero una di quelle riviste che vivono dei fatti degli altri e, con frasi troppo articolate, sosteneva che il pezzo grosso fosse un uomo all’antica, un briciolo maschilista come sanno essere solo gli uomini di una volta, e che lei trovava credibile che il pezzo grosso andasse in giro con un collier nella tasca ché non si sa mai e che, conoscendo la natura del pezzo grosso, era molto probabile che lui modificasse di continuo la sua agenda. A quel punto interveniva una donna dai capelli biondi, molto agguerrita, che muoveva il ditino dicendo che la giornalista dai capelli corvini sparava solo delle sciocchezze e che lei, la donna bionda, nella sua piccola esperienza politica, poteva affermare che l’agenda di un pezzo grosso non poteva essere modificata con molta facilità, se non altro per motivi di sicurezza e che il pezzo grosso avrebbe fissato la visita al compleanno della ragazza molto tempo prima e non all’ultimo minuto come invece sostenevano la donna corvina, novella Rita Skeeter, e l’uomo magro magro. Immediatamente prendeva la parola una terza donna, una giornalista forse, che sosteneva la deriva delle giovani d’oggi che pensano solo a fare calendari e a ballare in mutande sui banconi della tivvù e, in un sprazzo di lucidità, il mio subconscio si sentì rincuorato perché si rese conto di assistere ad un sogno, poiché, solo in sogno, poteva esistere un personaggio così sconclusionato che saltava di palo in frasca.

Si passava, poi, a parlare delle ragazze che sognano di entrare a far parte del mondo dello spettacolo e l’uomo magro magro diceva che non bisogna avere una laurea per fare la televisione, che le ragazze che si presentano ai provini sono tutte studentesse che sperano di bucare il video ma che hanno anche abbastanza sale in zucca da crearsi un’alternativa attraverso i loro studi, che non deve passare il messaggio che le donne che lavorano in tivvù siano delle sgualdrine, che la tivvù è un modello di business che offre posti di lavoro, proprio come tanti altri e non un orco cattivo.

Poi c’era un vecchietto che si lamentava di come avesse provato per quattro mesi a fare gli auguri di Natale al pezzo grosso, ma che non era mai stato richiamato e che dopo trent’anni di lavoro insieme non si meritava di essere trattato così malamente e tutti diventano tristi tristi, tranne l’uomo magro magro che svolgeva il compito per cui era pagato, cioè difendere il pezzo grosso; poi c’era una donna che di vecchio aveva il modo di recitare e che interpretava il ruolo della (futura) ex moglie e leggeva le parole che la donna aveva mandato alla stampa. Poi c’erano dei collegamenti con un signore che aveva delle enormi cuffie e che riportava lo scoop della serata: la neodiciottenne aveva un buké (diceva proprio così, un buké) da portare ai provini. Una ragazza del pubblico, a quel punto, provava a chiedere quale fosse l’importante notizia nel raccontare del buké, ma veniva derisa pubblicamente.

Quell’altro, allora, si ricordava di non aver ancora visto la puntata di “Melrose Place” che aveva registrato quel giorno e schiacciò sul play senza tante remore.

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3 Comments

  1. Domanda: ma Mike e SB non si erano sentiti la settimana scorsa dopo l’ospitata di Mike da Fazio?
    E comunque dovresti smettere di mangiare pesante la sera.

  2. PS per i tag. Sant’oro è il magnate dell’antichità che abbandonò le sue immense ricchezze e si convertì insieme a San Platino. Quell’altro si scrive Santoro.

  3. Avevo già usato quel tag (non ricordo per cosa e non ho voglia di scoprirlo in questo preciso momento, ma sono sicuro che ci sia un motivo più che nobile); inoltre il sistema non riconosce l’apostrofo, per cui “sant’oro” è uguale a “santoro”, clicca per verificare. E comunque da fonti ufficiose pare che San Platino fosse un finto emulatore e che avesse nascosto le sue ricchezze, anziché abbandonarle, per poi rincongiungervicisivi una volta defunto il vecchio e ormai sulla via della demenza Sant’Oro. (Del fatto che mi si sia messo a cercare “Sant’Oro” su Wikipedia non parlerò né ora né mai e in futuro negherò sempre, come un marito fedifrago).

    Altro giro, altra questione: Mike e S(ua)B(erlusconità) si erano sentiti dopo Fazio, ma Santoro – il conduttore – ha glissato o stavo dormendo, ipotesi che non escluderei a priori.

    Altro giro, altra questione: di quello che non mangio a pranzo mi rifaccio la sera ed inizio a pensare che non sia il massimo della salute.


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