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La vicenda di cronaca nera avvenuta a Novi di Modena (ovvero a quaranta chilometri da dove sto scrivendo) ha tristemente richiamato l’attenzione dei media con mio sommo fastidio. L’uccisione di Shahnaz Begum e di Nosheen Butt, madre e figlia massacrate di botte rispettivamente dal marito e dal fratello perché contrarie alle nozze combinate della giovane con un connazionale pakistano, è stata sfruttata come caso esemplare dell’impossibilità d’integrazione tra Italia e l’Islam; si è voluto vedere nell’omicidio un modello destinato a ricrearsi in ogni famiglia musulmana immigrata nel nostro paese, l’unica alternativa possibile. La seconda generazione di immigrati di fede musulmana sarebbe costretta dai genitori a portare avanti una serie di valori e di tradizioni ereditati dal loro paese d’origine che difficilmente possono adattarsi ad una società progredita come la nostra. Infatti, nel nostro paese civile, per esempio, il delitto d’onore era una realtà fino al 1981. Io ero già nato quando si decise di abrogare la possibilità di uno sconto della pena per un marito che uccideva la moglie sorpresa a letto con l’amante. Per passare poi ad anni più recenti, negli ultimi dodici mesi tra il 2008 e il 2009, una donna su due tra i 14 e i 65 anni ha dichiarato di aver subito una molestia fisica sul luogo di lavoro. Nel 2009 sono state uccise in Italia centodiciannove donne. Nel 76% dei casi, l’omicida è un italiano. Tre su quattro. Eppure accendiamo la telecamera e mandiamo i cronisti in loco quando la cronaca coinvolge gli immigrati. Passeggiando in città in questi giorni mi è capitato di leggere le locandine dei quotidiani fuori dalle edicole che, riportando la notizia di Novi, sottolineavano l’origine pakistana dell’uxoricida (Pakistano uccide moglie che difende la figlia ‘ribelle’; A Novi una lite tra pachistani degenera nel sangue. Donne «troppo emancipate» in famiglia; Novi, difende la figlia che rifiuta le nozze: pachistana uccisa a sassate), come per affermare che certe cose da noi non potrebbero succedere, un italiano non avrebbe ucciso la moglie che si poneva come scudo umano tra lui e la figlia. Noi siamo migliori di questo. Sono loro che sono ancora fermi ad uno stadio di bestialità. I matrimoni combinati sono stati una realtà in un certo periodo storico dell’Italia, ora le cose sono decisamente cambiate, ci appaiono anacronistici e siamo pronti a puntare il dito quando assistiamo a casi del genere. E men che meno accettiamo queste cadute nella brutalità più violenta. Mio padre, assiduo spettatore di “Forum” dalla sua nascita, mi ha detto che, nella puntata di stamattina, una causa ruotava intorno ad un ragazzo musulmano che chiedeva al giudice che la sorella fosse costretta a vivere meno “à l’occidentale” e a sposarsi con un uomo scelto per lei dai familiari. Un tempismo perfetto. Mia madre, invece, predilige programmi come “Pomeriggio Cinque” o “La vita in diretta”. In quest’ultimo la Mussolini si è lanciata in una calorosa filippica contro un immigrato “buono” che, in quanto tale, avrebbe dovuto occuparsi di una solerte attività di bonifica della sua gente, isolando i “cattivi” per evitare che gli italiani mettano nello stesso calderone gli stranieri bollandoli tutti come “brutti, sporchi, ladri e violentatori”. Ne va del loro onore, ha aggiunto.

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