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Perché affermare che le “coppie di fatto eterosessuali rinunciano al riconoscimento pubblico di loro volontà, vogliono vivere senza assumersi vincoli di alcun tipo, è chiaro che di fronte allo Stato è una situazione diversificata. Ed è evidente che avranno un trattamento diverso” significa vivere fuori dal mondo. Significa non riuscire a comprendere le evoluzioni che ci sono state negli ultimi decenni nel nostro paese. Significa mettersi una centinaia di fette di prosciutto sugli occhi e continuare a predicare l’esistenza di una famiglia che forse non è mai esistita o, se anche fosse esistita, è durata il tempo di un battito di ciglia.

Se nel 1972 i matrimoni sono stati 419.000 e sono scesi a 246.613 nel 2008 non significa necessariamente che sia in crisi l’istituzione del matrimonio, ma che ci sono stati degli sviluppi nella società e nel modo di concepire le unioni affettive tra individui (per non parlare del fatto che diminuendo le nascite, diminuiscono i matrimoni). Fino a poco tempo fa era impensabile costruirsi una famiglia al di fuori del matrimonio, le nozze erano una tappa sociale fondamentale nella vita di un adulto. Oggi non c’è più l’urgenza di correre a nozze riparatrici in caso di una gravidanza inaspettata, non bisogna aver firmato un contratto in comune per andare ad abitare sotto lo stesso tetto o per avere un rapporto sessuale.

Se il numero di figli per donna è sceso a 1,42* contro il 2,43 del 1970 magari – e dico, magari – significa che le coppie non sono incentivate ad allargare le famiglie o che l’incentivo non può essere solo di natura economica. C’è bisogno di un sostegno più concreto, apertura di un numero maggiore di asili, compresi quelli all’interno delle aziende, ripensamento dei congedi parentali o, che so, la possibilità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi la spesa per pannolini e latte in polvere. Un figlio pesa sull’economia familiare per diversi (troppi) anni e le spese sono da mettere in conto prima della sua nascita, non possiamo mettere al mondo bambini perché così aumentiamo le statistiche del sottosegretario del governo di turno.

Discorso analogo per quanto riguarda la legge 40 e “il Far West della provetta” nel quale ci troveremmo in sua assenza. Eh sì, esploderebbe l’eugenetica, le nostre strade sarebbero invase da bimbi biondi e con gli occhi azzurri; sarebbe tutto un proliferare di ragazze disposte ad affittare l’utero a donne sterili come se il loro ventre fosse un bilocale in centro riuscendo magari ad affittarlo a più persone contemporaneamente, qualcuno in nero già che ci siamo; le coppie smetterebbero persino di andare in Spagna per praticare l’eterologa, che tragedia. Domanda: ma se “le politiche pubbliche che si realizzano con benefici fiscali sono tarate sulla famiglia naturale”, come sostiene il ministro Sacconi, lo stato come deve relazionarsi a quelle famiglie a cui la natura ha impedito di avere figli? O vogliamo continuare ad occuparci della legge 40 solo con quell’ideologia di fondo che l’ha contraddistinta fin dalla sua promulgazione? Perché il divieto della crioconservazione degli embrioni si trasforma in estenuanti cure ormonali e un maggior numero di estrazioni di ovuli. Perché la diagnosi pre-impianto dell’embrione permetterebbe la riduzione di malattie come la talassemia o la fibrosi cistica, ma è proibita, come proibita è la fecondazione eterologa, vuoi mettere? Quale uomo con la “u” maiuscola potrebbe accettare di far crescere il figlio di un altro come se fosse suo? Ecco, infatti.

Il problema di Giovanardi e della classe politica che rappresenta è l’incapacità totale ad uscire da una logica dualistica di bene assoluto contro male assoluto. Non ci sono mezze misure, non ci sono sfumature. Tutto deve essere bianco o nero.

La famiglia è costituita da un uomo ed una donna che fanno un numero variabile di figli.

I figli devono essere concepiti nel modo più naturale possibile, attraverso una copula.

Le tecnologie che rendono possibili altre forme di procreazione devono essere limitate e scoraggiate.

Le coppie omosessuali non devono essere considerate coppie perché la coppia è costituita soltanto da un uomo ed una donna che si sposano e fanno figli; per non considerare due froci una coppia sarà sufficiente ignorarne l’esistenza. D’altro canto, le coppie sono nuclei formati da un uomo ed una donna che fanno figli.

Lo stato glielo chiedo.

*tra l’altro Giovanardi sembra confondere il tasso di natalità con quello di fertilità.

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