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E’ un film di M. Night Shyamalan che probabilmente non è il miglior film di M. Night Shyamalan, anzi, sicuramente non è il miglior film di M. Night Shyamalan, e che è pieno di falle (tra tutte, Mark Wahlberg? sul serio? cosa ci può essere di meno espressivo del volto di Mark Wahlberg? magari Mark Wahlberg doppiato da Pino Insegno con la voce tutta impostata da vero macho dei filmz, mode “ehi, piccola, vieni dal tuo paparino” on?), ma che non riesco a togliermi dalla testa da quando l’ho visto ieri sera. Un po’ perché rimango dell’idea che dietro ad un film de paura di quelli fatti bene ci debba essere per forza un qualche messaggio nascosto, una qualche metafora del vivere moderno (la paura dell’atomica in Godzilla, la violenza carnale in Alien, i danni di una dieta poco equilibrata a base di pizza in Nightmare), un po’ perché mi sono sentito preso in giro. E aggiungerei che le due cose vanno di pari passo.

Si parte da Central Park dove inspiegabilmente le persone iniziano a biascicare cose e a camminare all’indietro, poi, di punto in bianco, s’ammazzano. E’ già si potrebbe scrivere una tesi di laurea sui newyorchesi che non sanno più di cosa parlino, che ripetono parole a vuoto senza capirne il senso, che sembrano un disco rotto bloccato in uno specifico momento dello loro vita, che invece di progredire sono destinati ad un’involuzione che porta all’autodistruzione di un popolo. Vabbè. Ovviamente gli analisti pensano subito ad un problema esterno, ad un attacco terroristico. L’ipotesi regge per poco tempo visto che attacchi simili vengono replicati in altre città come Filadelfia, Princeton e Boston, praticamente in tutto e solo il nord-est americano. E qui scatta il lampo di genio del protagonista, insegnante di scienze e matematica (ripeto: Mark Wahlberg? sul serio?), suggerita da una coppia di vivaisti: dietro agli attacchi ci sarebbero le piante che rilascerebbero tossine che indurrebbero stati allucinatori negli uomini. Un complotto degli alberi, insomma, per liberarsi della minaccia che rappresenta l’uomo per la terra. Sì. Il che ci porta all’involontaria scena comica del film, quella in cui il prof si mette a parlare con una pianta in casa supplicandola di non uccidere nessuno tra i suoi amici, ché loro sono pieni di positività, salvo poi scoprire che la pianta è finta. Di plastica. Il prof bravo a spiegare ma incapace di mettere in pratica i suoi stessi insegnamenti sembra la prof d’italiano che sbaglia la domanda di grammatica da cinquecento euro al Milionario: una barzelletta per tutti gli alunni che non finiranno mai di ringraziare lo zio Gerry per l’opportunità.

Tornando al film, c’è Mark Wahlberg che è sposato con Zooey Deschanel ma i due sono in crisi. Da cosa si capisce che i due sono in crisi? Be’, intanto lei continua a ricevere chiamate da un misterioso Joey e si sente in colpa come una che ha rubato uno yogurt all’Esselunga e che l’ha fatta franca. Joey non si vede mai e non si sente mai nemmeno la voce; lo spettatore è persino tentato di pensare che non esista nemmeno e che la Zooey sia vittima di una lunga allucinazione. Poi c’è John Leguizamo, il fratello maggiore di Wahlberg, che gli dice con non poca faccia da culo (presente, amico, quella parte del matrimonio che recita “se qualcuno è contrario parli ora o taccia per sempre”? cosa non ti era chiaro all’epoca, l’ora o il per sempre?) che poco prima della cerimonia nuziale aveva visto la Zooey piangere perché non convinta del passo che stava per compiere. Infine c’è l’indizio numero uno, quello che farebbe crollare qualsiasi coppia sotto il peso delle proprie recriminazioni e dei propri non detti: la Zooey non vuole figli. Quale matrimonio potrebbe avere senso senza la presenza di “una cazzo di cicciosa macchinetta sparamerda dalle guance paffute” (cit.), eh? Insomma i tre lasciano la città per raggiungere in treno la moglie di Leguizamo; insieme a loro ci sono la figlia di sei/sette anni di quest’ultimo e mezza città. Ma il viaggio s’interrompe nel mezzo di nulla perché hanno “perso il segnale”. Bòn, che si fa? Tutti alla tavola calda. Una donnina mostra un video con un tizio che si uccide facendosi sbranare da un leone allo zoo. Le piante terroriste stanno arrivando anche qua. Bòn, che si fa? Tutti alle macchine. Ma noi siamo venuti in treno! Bòn, che si fa? Cerchiamo un passaggio. Leguizamo decide di unirsi ad un gruppo che va verso Princeton perché non l’aveva ancora detto ma non aveva contatti con la moglie da due ore. Lascia la figlia a Wahlberg e moglie invitandola a non prendere la mano della piccola se non si sente davvero pronta all’impegno, giusto per farci ricordare che è lei la mela marcia della coppia che non vuole avere figli. Appena arrivati a Princeton moriranno tutti per colpa di un buco nella tela del suv (quanto inquinano quei macchinoni, signora mia, lei non ne ha idea), ça va sans dire. Gli altri scapperanno per un po’ per poi accorgersi che non c’è un posto dove essere al sicuro (ma dai? l’aria è davvero d’ovunque?).

Poi il prof Wahlberg ha un’altra illuminazione: le piante attaccano i gruppi di grandi persone perché si sentono minacciate dal numero, meglio dividersi. E a questo punto si ritorna al messaggio del film, a quale sarebbe la sua metafora. Se l’umanità resta unita rischia di essere una minaccia per la terra, quindi meglio concentrarsi sui piccoli gruppi, magari proprio sul nucleo familiare. La famiglia tradizionale che viene proposta ad un certo punto del film – marito, moglie e figlio/a, prima adottata, poi naturale verso il finale, magari un bel maschietto così da completare la perfetta immagine da Mulino Bianco – sembra essere il punto da cui ripartire per creare una nuova umanità più rispettosa dell’ambiente. Ma la famiglia non deve isolarsi dal resto del mondo, come suggerisce il personaggio di Mrs Jones, una donna di una certa età che ha deciso da diversi anni di vivere in solitudine in campagna, senza alcuna possibilità di comunicare con l’esterno, lontana dalle persone e dal mondo (“Il mondo non s’interessa di me, io non m’interesso di lui”, dice quando Wahlberg prova a spiegarle cosa succede nel mondo “civile”), che si rivela una pazza disadattata a cui non sarà risparmiata la tossina terrorista delle piante.

Ma il vero momento WTF del film trova spazio dopo la morte di Mrs Jones.

I tre superstiti sono separati nel momento dell’attacco delle piante. Da una parte Wahlberg, dall’altra la Zooey con ragazzina. Non si possono vedere, ma si possono sentire attraverso un complicato meccanismo di tubazioni. Lui dice “Ti ricordi quando ci siamo incontrati per la prima volta?” (che ricorda molto Jake che dice a Kate “Ti ricordi la storia che ti ho raccontato quando mi hai cucito per la prima volta?”) e tra un aneddoto e l’altro il loro amore rinasce al punto che lui butta lì un “Vengo da te, perché se dovrò morire oggi per colpa di quelle terroriste delle piante, voglio morire al tuo fianco”. Lei dice, “Ma sei scemo?”, poi prende per mano la ragazzina ed escono anche loro. S’incontrano a metà via. Il vento soffia. Le tossine sono dappertutto. Ma nessuno dei tre muore. Questa scena, quella iniziale a Central Park e quella finale a Paris accennano al fatto che ci siano delle persone immuni all’attacco killer delle piante, perché? Boh. Probabilmente Shyamalan stava guardando Sailor Moon mentre scriveva la sceneggiatura e si è lasciato convincere dell’esistenza di persone pure, distillati di buoni sentimenti, pronti al sacrificio in nome dei buoni valori, paladini dell’amore che trionfa sulla miseria, sulla morte e sul terrore. Il prof Wahlberg è uno di questi. Uno che, di fronte alla moglie che gli confessa di aver avuto una quasi tresca con un collega, le dice che anche lui una botta alla farmacista sexy l’avrebbe data volentieri, che vuoi che sia, lascia perdere ‘ste sciocchezze. Uno che, di fronte a due ragazzi che perdono la testa e ricorrono alla violenza, mette davanti l’amore per il prossimo, anche se il prossimo è un crudele ed ingiustificato assassino. Uno che accoglie la nipote fin da subito come se fosse figlia sua. E’ la moglie, invece, quella titubante. Interessante che nel film le uniche tre donne che compaiono sono la compagna del vivaista pressoché muta, Mrs Jones che ricorda le descrizioni delle streghe medioevali, isolate dal resto della comunità e costrette ad un vita letteralmente fuori dal mondo e la Zooey, l’unica che subisce una trasformazione nel corso della storia passando da donna sterile ad emblema della matrona familiare al punto che nello zaino della ragazzina al suo primo giorno di scuola mette una fotografia di lei assieme al marito per ricordare alla piccola che la famiglia è sempre lì al suo fianco.

Uno spot pro Bush?

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3 Comments

  1. Vistoànkio.
    Anche quello sui cerchi nel grano di Night Shyamalan non è che fosse una meraviglia, anzi tra i due non saprei quale scegliere come prova del fatto che Night Shyamalan è un regista e sceneggiatore bipolare e può passare dal sublime del Sesto Senso a robetta così.
    Wahlberg comunque è stato braverrimo in Boogie Nights.

  2. Boogie Nights è quello su un pornoattore indiano?

  3. Scemo.


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