Skip navigation

Perché hai voglia di scendere in piazza tutte le volte che vuoi. Hai voglia di rivendicare l’onore della donna nell’immaginario televisivo. Hai voglia di protestare per un’eccessiva standardizzazione dei ruoli femminili. E giù con le veline che si mettono in una quella posizione per far intravedere quel punto lì. E critiche agli spot con le donne che sono sempre o padrone della casa o della cucina o mamme chiocciola. Vergogna ai padri che magari mia figlia fosse una della favorite di Arcore. E i statti zitto agli onorevoli che abbassiamo l’età per diventare maggiorenne. E buuuu! agli altri che legalizziamola, la prostituzione! Tutti buoni propositi, tutti buoni ideali da cui ripartire per ricostruire una società di valori e di buone intenzioni. Poi succede che il paese si ferma per una settimana, proprio la settimana successiva al grande movimento delle donne, e perché? Perché va in onda il Grande Festival della Canzone Italiana, quello che ha raggiunto la sessantunesima edizione e che per cinque giornate tiene in scacco il monopolio dei nostri palinsesti televisivi. Ma non è un Festival come tutti gli altri, no, questo deve avere una qualche marcia in più se riesce a registrare una media del 50% di share a serata. Ogni sera da martedì a sabato un televisore su due è stato sintonizzato su Raiuno. E quale immagine della donna offre lo spettacolo del Grande Festival della Canzone Italiana? Quella della donna indipendente, slegata da un conduttore principale che le fa da guida paterna e che le dice come muoversi? Quella della donna che cerca la propria strada nel mondo al di fuori della famiglia d’origine? Quella della donna che non si limite alla sovraesposizione del proprio corpo? Insomma quella delle donne che “hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni” rivendicata dalla manifestazione del 13 febbraio? Stiamo scherzando? Elisabetta Canalis e Belén Rodriguez. Elisabetta e Belén. Belén ed Elisabetta. In mano a queste due signore è stato affidato l’immaginario femminile per le cinque serate sanremesi. A Belén che fin dai primi minuti ha tenuto a salutare la famiglia presente in platea. A Belén che ha duettato con il padre. A Belén che ha cantato e ballato sui passi di tango perché lei è argentina e dagli argentini ci si aspetta che sappiano ballare il tango. A Belén che non riesce a trattenere le risate quando la collega s’impappina. A Belén che quando la Canalis si butta in un volo pindarico dei suoi non riesce a non fare le facce buffe (“Ma sei scema?”, dicono i suoi occhi). A Belèn che dimostra ancora una volta che, no, la solidarietà tra due donne non può esistere, nemmeno tra colleghe, soprattutto tra colleghe. Ad Elisabetta che ogni volta che deve recitare il solito copione di trenta secondi (“Di [seguono autori], [titolo canzone], dirige l’orchestra il maestro xyz, canta zyx.”) non riesce a leggerlo senza bloccarsi un paio di volte. Ad Elisabetta che, forse per insicurezza, cerca sempre la complicità del partner del momento con scarsi risultati (Tocca a me? No, tocca a te. Ma se c’è scritto che tocca a te?). Ad Elisabetta e ai suoi mille “Ma la devo leggere tutta io?”. Ad Elisabetta che nasconde tutto con una risata isterica. Ad Elisabetta che, siccome c’ha il fidanzato ‘merigano, allora parlerà di sicuro un inglese fluente e ricco di vocaboli. Come no. Ad Elisabetta e a Belèn costrette in abiti troppo pomposi che ne limitavano i movimenti. A Belén e ad Elisabetta che, anche se non si riempiono la bocca di mille parole, l’importante è che facciano muovere il corpo, anche fuori tempo, chi vuoi che stia a guardare a queste cose. Ad Elisabetta e a Belén che si baciano per far vedere al pubblico che sono solo voci quelle della loro rivalità.

Per cinque serate una bambina su due ha visto queste donne bellissime in abiti bellissimi muoversi quel tanto che basta a ritmo con la musica, biascicando due righe d’introduzione al cantante di turno, intervistando ospiti internazionali con un inglese da quinta elementare, prive di solidarietà reciproca.

Eh sì, c’è proprio tanto da fare ancora.

Annunci

5 Comments

  1. Perché l’immagine? (Grechine?)

  2. E’ un riferimento a questo.

  3. Ho visto ‘Il corpo delle donne’, ma senza un link, uno come lo capisce?

  4. Ovviamente osservando le interiora di una capra sacrificale, meglio nota come “caprio espiatorio”.

  5. vabbbbe’…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: