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In un’intervista uscita il giorno dopo la messa in onda del primo episodio della stagione, Jenji Kohan, creatrice della serie, dichiarò tra le altre cose che “one of the big rules of Weeds is people don’t change”. Qualche indizio in tal senso l’avevamo avuto nel corso degli ultimi sette anni ed eccoci qui.

Tre anni dopo l’arresto di Nancy per l’omicidio di Pilar Zuazo, mamma Botwin viene rilasciata per buona condotta e affidata ad un istituto di correzione dove porterà a termine la sua condanna. Se nei primi minuti abbiamo la percezione che tutto sia radicalmente cambiato (Nancy si presenta con i capelli legati in trecce e un insolito paio di occhiali, ha una relazione con la compagna di cella mentre gli altri componenti della famiglia si sono reinventati una vita in Danimarca, chi facendo da guida ai turisti americani, chi da modello per una bibita e chi da burattinaio), nel corso del resto dell’episodio tutto questo castello di carte viene smontato, a partire dallo stato civile di Nancy spostato per l’ennesima volta su “vedova” a conferma di quello che le disse Andy (Your vagina is a death sentence). Poi scopriamo che la relazione lesbica era finalizzata al raggiungimento della chiave di una macchina nel cui cofano c’è un’intera valigia piena di armi che permetteranno a Nancy di tornare a smerciare erba. Nancy è una manipolatrice, ormai questo l’abbiamo dato per assodato, e quando si trova di fronte a qualunque altro personaggio sappiamo già che riuscirà a fargli fare quello che vuole lei. Questo è forse il punto più debole della serie, quello meno inatteso e che viene confermato in quasi tutti gli episodi: nel primo con l’agente di custodia, nel secondo con il fratello di Zoya, poi con il cognato, con l’avvocato, con Doug, con Shane, con Silas, nel sesto episodio riesce persino a convincere una rediviva Heylia a rimettersi in affari con lei. Ma se la manipolazione è la caratteristica di Nancy, gli altri personaggi portano avanti le loro peculiarità con altrettanta disinvoltura.

Shane, smessi i panni del burattinaio amante di una donna più grande, lascia intendere alla madre che riprenderà gli studi dall’università (a proposito, quando ha terminato le superiori?) per poi finire a chiedere – ed ottenere – dei prestiti grazie ai quali finanzierà l’attività dello zio, copertura legale per i traffici della madre. Non abbiamo creduto neanche per un attimo che avrebbe intrapreso una carriera in polizia.

Silas abbandona presto ogni velleità da modello per mettersi alla ricerca di clienti per la madre illudendosi di essere socio alla pari. E lo vedi lì, Silas, con il suo faccino angelicato che cerca soltanto di ottenere affetto dalla madre nonostante le continue delusioni che lei gli ha causato e sai già che ci sbatterà la testa di nuovo. E di nuovo. E di nuovo.

Anche Doug che tra tutti è quello con la storyline più in ombra (la premessa seria, smettere i panni di cazzone per andare a lavorare a Wall Street, viene messa da parte fin da subito quando viene chiamato ad un colloquio per via del suo passato da cazzone al college), anche se sembra essere quello più portato per una strada più legale, torna presto sui suoi passi: controllando i registri finanziari si accorge di varie discrepanze e avvisa il suo capo il quale non trova molte resistenze a corromperlo. Infine c’è Andy.

Andy che si aspetta molti cambiamenti. Andy ancora innamorato di Nancy. Andy che si trova a disagio in una relazione con una donna sposata nonostante il beneplacito del marito morente. Andy che cerca di avviare un’improbabile ma comunque legale attività di biciclette elettriche. Andy che non riesce a imporsi né con Nancy né con quel figlio che tanto le assomiglia.

Siamo a metà di quella che molte voci danno come ultima stagione e ci sono alcuni temi (la MILF, ad esempio) o personaggi (Heylia e Dean) che tornano dalle prime, quasi a chiudere un ciclo. O a ricordarci che le persone son sempre lì, uguali a se stesse, non importa quanto possa cambiare l’ambiente intorno a loro, loro non cambieranno.

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