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L’altra notte mi sono perso a guardare un film su Rai Movie. Mi sono messo a guardarlo principalmente perché credevo che stesse finendo (e invece è finito alle due) e poi perché la protagonista era Naomi Watts. La storia che credevo di aver visto era quella di un’attrice di origine australiana (eh, sì, era proprio interpretata dalla Watts) che si muove da un provino all’altro alla ricerca di un’occasione per sfondare nel magico mondo di Hollywood. E poi c’è un corollario di personaggi minori che le girano attorno: c’è il fidanzato (Mark Pellegrino) che fa il musicista, si fa e si fa qualsiasi donna passi nel vicinato; c’è l’amica del cuore (Rebecca Rigg), anche lei attrice in cerca di un ruolo da protagonista, ma a differenza della protagonista del film, non crede nel metodo Stanislavskij; c’è la psicoterapeuta (Kim Fay) che non sembra particolarmente interessata alla deontologia; c’è Chevy Chase che interpreta l’agente della protagonista, troppo preso dalle beghe personali per occuparsi della sua cliente; c’è un insegnate di recitazione (David Baer) che lascia i suoi alunni impegnati ad interpretare animali in libertà per chiudersi in bagno a farsi una striscia; infine c’è Chris (Scott Coffey, che si dà il caso che sia anche il direttore della baracca) che si prende una cotta per la protagonista dopo averla investita e finge di avere un fratello gemello. Dopo dieci minuti di tutta questa cornice di mediocrità lo spettatore in generale, ed io in particolare, siamo stati portati a chiederci cosa abbia Ellie Parker – questo è il nome della protagonista eponima – che non va, o meglio, cosa ci sia di male nella sua recitazione che le impedisca di ottenere una parte. I provini che fa sono tutti perfetti, ma dico sul serio, roba che alla fine di un monologo ti viene voglia di alzarti in piedi e di batterle le mani. Solo una volta viene mostrato un nastro di una giovane Ellie che recita in quella che dall’ambientazione, dalle luci, dal trucco, dai dialoghi, sembra essere una soap opera ed è tutto sopra le righe ed interpretato da cani, ma pensi che dipenda dal genere in sé, che si voglia parodiarlo. E allora inizi a pensare che il messaggio del film sia un po’ rosicone, che il regista voglia criticare lo showbiz che preferisce ochette raccomandate ad attrici degne di questo nome, che un’attrice australiana che riesce a mettere da parte l’accento e omologarsi alle colleghe americane parta sempre in svantaggio e che l’unico ruolo che può (potrebbe) avere è solo quello la cui troupe è troppo sballata da non rendersi nemmeno conto di essere al mondo. Uno va a letto con tutti questi pensieri poi il mattino dopo gli capita tra le mani il trailer originale e capisce di non aver mai visto il film che si chiama Ellie Parker.

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One Comment

  1. Vatti a fidare dei trailer…


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