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Ho appena finito di rivedere tutte le dieci stagioni di “Friends” (non di seguito, eh, ma nell’arco degli ultimi quattro mesi). Forse dovrei dire che ho visto la serie per la prima volta considerando che l’ho guardata con l’audio originale e non doppiata.

A livello globale rimane l’idea di un telefilm capace d’invecchiare bene. Ricordavo che le prime puntate fossero meno efficaci e che fosse necessaria qualche stagione prima di ingranare la giusta dose di comicità, ironia e alchimia tra gli attori, in realtà già i primi episodi racchiudono una buona dose dello spirito che ha accompagnato la serie negli anni di programmazione. Battute brillanti, complicità tra gli attori, equilibrio tra i personaggi, velocità nel ritmo, colpi di scena credibili, pochi ma buoni cliffhanger.

Discutibile, semmai, è la scelta di alcune acconciature.

Quello che mi ha convinto meno, tuttavia, è proprio quello che all’epoca della prima visione mi era piaciuto di più, ovvero la storia tra Ross e Rachel. Probabilmente perché già sapevo come sarebbe finita, il fatto però che ci abbiamo messo 236 episodi è veramente estenuante. Si mettono insieme la prima volta nelle prime puntate della seconda stagione, si lasciano un anno dopo quando lei non sopporta l’eccessiva gelosia di lui e lui va a letto con la prima che incontra, la terza stagione finisce con una riconciliazione che dura un paio di puntate, la quarta con Ross all’altare con un’altra, la quinta con Ross e Rachel che si sposano a Las Vegas completamente sbronzi mentre la sesta inizia con il loro divorzio, nell’ottava hanno una bambina ma non si rimettono insieme anche se lui tira fuori l’anello della nonna e chiede a Rachel di sposarlo. Di nuovo. Insomma tutta quella roba che nel corso degli anni (“Friends” è andata in onda dal 1994 al 2004) serviva a creare tensione e a fidelizzare il pubblico, nella seconda visione tende a stancare presto, tanto si sa dove vuole arrivare a parare. In compenso sono bravissimi gli autori a fare dell’ironia sulla cosa. In una delle ultime puntate, quando ormai s’intuisce quale sarà il finale, Ross riscopre la gelosia per Mark, lo stesso Mark che era alla base della prima rottura con Rachel, e Chandler commenta così: “Siamo a sette anni fa. La mia macchina del tempo ha funzionato!”. Ross, cambiando il pannolino di Emma, la bambina avuta con Rachel, le dice: “E non importa cosa ti dirà la mamma, noi eravamo in pausa!”. Innumerevoli le battute sul numero di divorzi di Ross da parte di chiunque, tanto che a un certo punto diventano persino stancanti.

Non ricordavo invece le continue battute a sfondo sessista e omofobico. Singolare che un telefilm che venne criticato per la scelta di portare sullo schermo un matrimonio tra due donne si dimostri un’accozzaglia di luoghi comuni quando si tratta di descrivere proprio il mondo omosessuale, o meglio, di come gli amici vedano il mondo omosessuale. In quello stesso episodio delle nozze tra Carol e Susan, una Phoebe “posseduta” da un’anziana signora esclama “Ora ho visto di tutto!” non appena l’officiante dichiara “Siamo qui oggi per unire queste donne nel sacro vincolo del matrimonio”. Chandler e Joey hanno difficoltà ad abbracciarsi troppe volte e troppo a lungo senza pensare di mettere in discussione la loro mascolinità. Ross non vuole che il figlio giochi con le Barbie. Chandler entra in crisi quando una collega gli organizza un appuntamento con un amico. Joey non sa come affrontare un provino nel quale dovrà baciare un uomo. Ross e Joey si addormentano l’uno nelle braccia dell’altro ma tremano all’idea di essere scoperti dagli altri. Phoebe scopre che il primo marito, che credeva fosse gay, è in realtà eterosessuale in una scena all’insegna dello scambio delle parti che ridicolizza il coming out gay. Ross ha paura che uscendo con Carol, Emily, la seconda moglie, diventi lesbica. Chandler non parla da anni con il padre drag queen, Ross non vuole che la figlia abbia un babysitter maschio. Probabilmente è solo una questione di sensibilità diversa rispetto agli ultimi anni ma è un tema ricorrente nella serie e non sono stato l’unico a notare la cosa. Nell’adattamento italiano in alcune occasioni vengono addirittura creati nuovi esempi. Phoebe ottiene un inatteso successo tra un pubblico di bambini perché canta loro delle canzoni che parlano di quelle verità che non racconta loro nessun genitore. Un verso di una di quelle canzoni recita: “E poi ci sono i bisessuali/che sono dei gran maiali” tradotta dall’originale “And then there are bisexuals/Though some just say they’re kidding themselves”. Non proprio la stessa cosa.

Più in generale il doppiaggio fa sparire tutte le parole per così dire scomode (niente parolacce come “son of a bitch” o “get laid”, ma neanche “damn it” o “crap”), in alcuni casi sfiorando il ridicolo: una battuta edulcorata perde il suo potenziale comico e smette di giustificare le risate sguaiate del pubblico che finiscono per essere un di troppo che non viene completamente compreso. In sostanza il pubblico italiano capisce che la scenetta ha fatto ridere, magari ha sorriso anche, ma non capisce perché faccia tanto ridere. In una delle ultime puntate, Monica dice a Chandler qualcosa del tipo “Quando vedi Janice le tue palle si ritirano”, in italiano adattato con “Quando vedi Janice il tuo stomaco risale in bocca”. Mmm. Cioè, ci può anche stare che venga eliminato un riferimento a Weird Al, quasi sconosciuto al grande pubblico italiano, è una questione di background culturale diverso, meno giustificabile la scelta di riscrivere veri e propri dialoghi, aggiungendo battute che in originale neanche esistevano o cambiandone il senso per eccessiva pigrizia nella traduzione. E’ un vero e proprio tradimento dell’opera originale.

Per finire quest’immagine che mi ha fatto ridere molto.

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2 Comments

  1. Se ti metti a fare le pulci alle battute in questo modo, qualsiasi serie tranne forse the L word e Queer as folk risulterà omofobica. Bel viaggio comunque.

  2. Mmm, non sono così convinto che siano solo pulci. Se guardi gli episodi da cui sono tratte le scene alla fine del “documentario” vedrai che la cosa è abituale e ripetitiva.


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